Johnson & Johnson e Achillion collaborazione globale per l'epatite C, affare da $1,1 miliardi

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Da un pò di tempo Achillion era alla ricerca di un partner o di un acquirente. Per ora ha trovato il primo. Janssen Pharmaceuticals, la parte farmaceutica del gruppo Johnson & Johnson, oggi ha annunciato di aver stipulato un accordo globale in esclusiva del valore di $1,1 miliardi di dollari  per lo sviluppo congiunto e la commercializzazione di uno o più dei trattamenti sperimentali anti epatite C sviluppati dalla società di New Heaven, nel Connencticut.

Nel comunicato di Janssen si legge che "un obiettivo chiave della collaborazione sarà quello di sviluppare una terapia orale di breve durata, altamente efficace, pan-genotipica per il trattamento dell’epatite C."

Per Janssen si tratta di un accordo molto importante in quanto di colpo l’azienda si trova ad avere accesso a regimi terapeutici antiepatite C realmente innovativi, con altissimi tassi di guarigione della malattia e con la possibilità di regimi di cura di sole 4-6 settimane, il prossimo traguardo  per queste terapie.

Recentemente, Achillion è riuscita a raggiungere un tasso di guarigione del 100% nei pazienti con HCV1, con sole sei settimane di trattamento del farmaco sperimentale ACH-3102, somministrato in combinazione con Sovaldi. Alla pubblicazione di questi dati, le azioni di Gilead erano scese proprio in prospettiva dell’ingresso di un nuovo concorrente, altamente competitivo.

Inoltre, Achillion sta sviluppando ACH-3422, un proprio inibitore della RNA polimerasi RNA-dipendente (NS5B) cioè un farmaco con lo stesso meccanismo di azione di sofosbuvir rispetto al quale sembra essere quasi altrettanto potente. ACH-3422 sembra però vincente per altri due parametri: "rebound" dela viremia e tollerabilità. Achillion potrebbe quindi mettere in commercio una propria combinazione, alternativa ad Harvoni di Gilead.

Per quanto concerne le combinazioni possibili dei farmaci sviluppati da Achllion e Janssen, la premessa è che le due società  uniranno le loro rispettive attività per sviluppare le terapie ideali di durata compresa fra da quattro e sei settimane.

Janssen ha già indicato nel contratto che il regime ideale includerà ACH-3102 quale farmaco diretto contro la proteina NS5A in quanto dimostra chiaramente proprietà best-in-class.

Le combinazioni possibili per i regimi anti epatite C sono le seguenti:



L’inibitore della proteasi di JnJ, Olysio (simeprevir), è attualmente commercializzato e consigliato per l'uso con un altro farmaco come Sovaldi, per periodi di trattamento di 12 o 24 settimane.

In base ai dati di ACH-3422 (anti NS5B) sul genotipo 2/3 che saranno disponibili nel secondo trimestre, il team congiunto tra le due aziende deciderà sul regime ideale da testare in fase III.

Il regime ideale dovrebbe essere costituito da ACH-3102, AL-335 e simeprevir. Se però ACH-3422 dimostrasse  eccellenti doti di efficacia sul genotipo 2 e 3 come ha dimostrato nei pazienti con genotipo 1, ACH-3422 potrebbe anche essere il composto NS5B da inserire nel regime. Simeprevir sarà ovviamente testato prima di sovaprevir come inibitore della proteasi perché ha già dimostrato di essere un composto valido e in quanto già approvato e dunque ampiamente testato.

I farmaci di Achillion per ora sono in Fase II, quindi mancano ancora le conferme finali, ma lo sviluppo dei farmaci antiepatite è molto veloce e pertanto è probabile che già nei prossimi 9-12 mesi si possa sapere la reale forza di questi regimi di cura.

Secondo i termini dell'accordo, che riguarda ACH-3102, ACH-3422 e sovaprevir, a Janssen sarà concessa una licenza globale per lo sviluppo e la commercializzazione di questi farmaci e di regimi contenenti una o più delle molecole di Achillion.

Achillion riceverà subito $225 milioni e fino a un massimo di 1,1 miliardi di dollari al completamento delle milestones di sviluppo clinico, regolatorie e di vendita, nonché royalties comprese tra il 15% e il 20% sulle vendite globali future. Inoltre, Janssen si farà carico di tutti i costi di sviluppo e di vendita dei farmaci di Achillion.

Inoltre, Johnson & Johnson acquisterà circa 18,4 milioni parti in Achillion a 12,25 dollari per azione, in un investimento del valore di $ 225 milioni.

In borsa il titolo Achillion oggi ha perso oltre il 15,26%, segno che il mercato ritiene che l’azienda abbia svenduto i suoi asset. Johnson & Johnson è invece rimasta stabile (-0,35%). Effettivamente i farmaci di Achillion sembrano estremamente promettenti e potrebbero costituire un reale miglioramento terapeutico rispetto alla combinazione ledipasvir-sofosbuvir, attualmente lo standard of care. Va però detto che, poiché Gilead si è tirata indietro e ha preferito proseguire nello sviluppo di una propria terapia ultrashort, non erano rimaste altre aziende interessate ad Achillion.

Msd e AbbVie hanno già  le proprie combinazioni tutto in uno, rispettivamente grazoprevir/elbasvir  e  Viekira Pak, mentre Bms con il daclatasvir (in combinazione con sofosbuvir) sembrerebbe puntare ai pazienti più impegnativi con una strategia incentrata sul genotipo 3 e su popolazioni difficili come i trapiantati.

D’altro canto, lo sviluppo di fase III potrebbe costare fino a 500 milioni e, da sola, Achillion non ce la poteva fare, pena mettere a repentaglio la propria stabilità finanziaria. In questo modo invece, Achillion non deve spesare lo sviluppo clinico, tutto a carico di Janssen,  e se le cose andassero bene avrebbe circa 400 milioni l’anno di royalties, secondo le stime di alcuni analisti. Potrebbe quindi facilmente finanziare lo sviluppo della piattaforma di farmaci che agiscono sul fattore D del complemento e rivaleggiare con Alexion.

Janssen ha colto l’opportunità e ha siglato un accordo molto importante con il quale rilancia la propria presenza nel mercato dell’epatite dove con il solo simeprevir poteva puntare alle nicchie di mercato e non certo alla parte più grande.

I piani di Janssen prevedono di entrare in commercio con la nuova combinazione nel 2018, diversi anni dopo l’ingresso di Gilead. Non sarà però tardi per partecipare a un mercato mondiale che sarà ancora dell’ordine di $22 miliardi l’anno, anche se poi decrescerà di circa $2 miliardi l’anno per stabilizzarsi intorno ai $6 miliardi nel 2030. Sono ancora tanti soldi per cui vale la pena di darsi da fare, ma il fattore tempo sarà determinante.


Danilo Magliano