La multinazionale americana Johnson & Johnson  ha annunciato un piano di ristrutturazione globale che la porterà a ridurre del 6-7% la forza lavoro: nella riorganizzazione verranno persi circa 7-8mila posti di lavoro.
A partire dal 2011, una volta che il piano sarà completato, l'azienda conta di risparmiare  circa 1,4-1,7 miliardi di dollari l'anno.

Questa scelta, a detta dell'amministratore delegato William Weldon, si rende necessaria per garantire una crescita a lungo termine dell'azienda. J&J sta diversificando il proprio business  puntando sui farmaci biotech, sui prodotti consumer  e sui dispositive medici. Deve anche fronteggiare la scadenza brevettuale dell'antipsicotico. Risperdal e dell'antiemicrania Topamax.

Attualmente J&J impiega circa 117mila persone. Il piano di ristrutturazione avrà inizialmente dei costi, soprattutto per gli incentivi all'esodo, quantificabili in 1,1-1,3 miliardi di dollari che verranno imputati nel quarto trimestre del 2009.
I risparmi verranno ottenuti riducendo i livelli di management  e rendendo la struttura più "piatta", semplificando le procedure e i processi.

La decisione comunicata oggi da JnJ si aggiunge alla lunga lista di tagli già annunciati quest'anno nel settore farmaceutico: Pfizer (20mila posti in meno, pari al 15% della forza lavoro, dovuti alla ristrutturazione a seguito del merger con Wyeth), Eli Lilly (5mila posti in meno, pari al 13% della forza lavoro) e AstraZeneca (7mila posti in meno, pari al 10% della forza lavoro). Senza contare le tante piccole aziende e le società biotech che fanno meno clamore ma che stanno anch'esse ristrutturando le proprie organizzazioni.