Pochi giorni fa, a seguito del dissesto economico dell'intera nazione, la Grecia ha deciso di ridurre mediamente del 30% il prezzo di 1.551 farmaci con punte anche più elevate per i farmaci più costosi.

Forte l'opposizione delle società farmaceutiche, non solo per il danno diretto ma anche perché così diventa molto conveniente per i distributori europei comperare i farmaci in Grecia e rivenderli, riconfezionati, in altri paesi. Il cosiddetto "parallel import".
Inoltre, il prezzo dei farmaci in molti paesi europei è calcolato sulla media di quello degli altri paesi. Di conseguenza una riduzione così forte in un singolo paese ha una specie di "effetto domino".

Fino a poco tempo fa, il mercato farmaceutico della Grecia  era uno dei più dinamici dell'Europa Centrale e dell'Est. Con una crescita rispetto al 2005 di circa il 64%, nel 2009 aveva raggiunto un valore di 6,24 miliardi di euro. Adesso il Governo greco intende ridimensionarlo e limitare la sua crescita all'1,5% annuo.

La crisi economica ha anche messo alla luce un forte problema di corruzione in tutto il sistema pubblico, compreso quello ospedaliero, sul quale sarà indispensabile intervenire. Esiste anche un forte debito pregresso delle istituzioni verso le aziende farmaceutiche e di dispositivi medici, stimato intorno ai 5 miliardi di dollari per i dispositivi e ai 6,5 miliardi per i farmaci.