In occasione del meeting annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), AstraZeneca ha annunciato l’avanzamento in Fase III dello sviluppo clinico di tre nuove molecole oncologiche, a dimostrazione di quanto l’oncologia sia una priorità strategica per l’azienda.

MedImmune, il ramo di ricerca e sviluppo biologico di AstraZeneca, ha reclutato il primo paziente per lo studio clinico di Fase III su moxetumomab pasudotox. Lo studio, sponsorizzato dal Cancer Therapy Evaluation Program (CTEP), valuterà moxetumomab pasudotox come potenziale terapia in pazienti adulti affetti da leucemia a cellule capellute che non hanno risposto alla terapia standard o che hanno evidenziato una recidiva dopo tale terapia.

“Si tratta di una prova tangibile dell’impegno di AstraZeneca a investire nelle nostre terapie chiave e di accelerare la pipeline delle molecole in Fase III”, ha dichiarato il Dr. Bahija Jallal, Executive Vice President, MedImmune. “Crediamo che le terapie mirate, che s’indirizzano ai meccanismi alla base della malattia, siano il futuro della medicina personalizzata e che contribuiscano a soddisfare alcuni bisogni insoddisfatti nel trattamento dei pazienti affetti da cancro. La partnership di MedImmune con il National Cancer Institute è un esempio del nostro focus sulle tecnologie innovative, destinate ad agire sulle cellule cancerogene con modalità più efficaci”.

AstraZeneca ha inoltre presentato nuovi dati di Fase II per olaparib, il suo Parp-inibitore orale sperimentale (inibitore della Poli-ADP ribosio-polimerasi – PARP), dimostrando il suo potenziale come terapia di mantenimento per le pazienti platino-sensibili affette da cancro alle ovaie in fase di recidiva, con mutazioni del gene BRCA. In base a questi dati, AstraZeneca ha in programma già dalla seconda metà del 2013,  per questa tipologia di pazienti, l’avanzamento di olaparib alla Fase III dello sviluppo clinico.

In occasione dell’ASCO sono stati presentati anche i dati di uno studio sponsorizzato dal National Cancer Institute su selumetinib, un inibitore selettivo della chinasi (MEK), in pazienti con melanoma uveale in stadio avanzato. Saranno presentati anche i dati di uno studio sponsorizzato da AstraZeneca su pazienti affetti da melanoma cutaneo in stadio avanzato con  mutazione del gene BRAF.

Si prevede, inoltre, che nella seconda metà del 2013 inizierà uno studio di Fase III su selumetinib in combinazione con docetaxel come terapia di seconda linea per pazienti affetti da carcinoma polmonare non a piccole cellule metastatico e positivo alla mutazione KRAS.

Nicola Braggio, Presidente di AstraZeneca Italia, ha dichiarato: “L’oncologia è una delle nostre aree terapeutiche chiave e i nostri investimenti negli  studi scientifici innovativi in questo settore hanno lo scopo di rispondere a importanti esigenze mediche che non hanno ancora avuto riscontro. I nostri progressi con olaparib e selumetinib ci collocano in una posizione di forza che ci permetterà di offrire ai pazienti soluzioni terapeutiche mirate”.

Moxetumomab pasudotox
Moxetumomab pasudotox è una terapia sperimentale per il cancro, che è stata testata in Fase I su pazienti affetti da leucemia a cellule capellute. Lo studio di Fase I ha dimostrato notevoli percentuali di riposta per moxetumomab pasudotox nella popolazione affetta da leucemia a cellule capellute con un profilo di sicurezza gestibile, accelerando il passaggio alla Fase III Registrativa.

L’endpoint primario dello studio clinico di Fase III sarà di misurare la percentuale di risposte complete durature nei pazienti trattati con moxetumomab pasudotox per via intravenosa, somministrata nell’arco di 30 minuti nei giorni 1, 3, 5 di ciascun ciclo di 28 giorni, fino a risposta completa,  progressione di malattia, inizio di una nuova terapia anti-tumorale, o tossicità inaccettabile. Gli endpoint secondari comprendono la percentuale di risposte complessive, la sopravvivenza libera da recidiva e la sopravvivenza libera da progressione di malattia.

Moxetumomab pasudotox è un’immunotossina CD22 composta dalla porzione legante di un anticorpo anti-CD22 fusa con una tossina. Dopo essersi legata al CD22, la molecola viene interiorizzata ed elaborata, rilasciando così la sua tossina proteica modificata che inibisce la sintesi proteica, portando alla morte della cellula cancerogena.

Olaparib
Olaparib è  potenzialmente il primo (innovativo)Parp-inibitore orale (inibitore della Poli-ADP ribosio-polimerasi – PARP), in grado di sfruttare i deficit dei meccanismi di riparazione del DNA per eliminare in modo selettivo le cellule cancerogene. Questa modalità d’azione fornisce a olaparib una potenziale azione in una serie di tipi di tumore con deficit dei meccanismi di riparazione del DNA   . La PARP è associata a vari tipi di tumore, in particolare al carcinoma mammario e ovarico.

Lo studio di Fase II è uno studio clinico randomizzato, in doppio cieco, con l’obiettivo di valutare l’efficacia della terapia di mantenimento con olaparib, rispetto al placebo, nelle pazienti con carcinoma ovarico sieroso, platino-sensibile, recidivante , ad alto grado di malignità. L’analisi pre-pianificata per sotto gruppi ha valutato retrospettivamente le pazienti con mutazioni gBRCA e tBRCA confermate, da campioni di tumore in archivio.

I risultati dello studio completo sulla popolazione sono stati presentati inizialmente ad ASCO nel 2011.

Selumetinib
Selumetinib è un inibitore MEK che, dagli studi di Fase I/II, ha dimostrato di essere clinicamente attivo e tollerato come monoterapia e in combinazione con i normali regimi di chemioterapia in studi clinici su una serie di tumori solidi. I dati di Fase II derivano da uno studio randomizzato di selumetinib confrontato con temozolomide (chemioterapia) in pazienti con melanoma uveale (occhio) metastatico, sponsorizzato dal National Cancer Institute, e da uno studio randomizzato, in doppio cieco, su selumetinib in combinazione con dacarbazine, come trattamento di prima linea per pazienti con melanoma cutaneo in stadio avanzato con mutazioni BRAF.