Le vendite di biosimilari corrono, Celltrion triplica capacitą del primo impianto oltreoceano

Nel 2018, la societą biofarmaceutica sudcoreana Celltrion inizierą i preparativi per costruire il suo primo impianto di produzione oltreoceano. La capacitą produttiva sarą di 360mila litri, ovvero il triplo di quanto inizialmente previsto. Entro il mese di giugno l'azienda confermerą la sede prescelta per lo stabilimento produttivo.

Nel 2018, la società biofarmaceutica sudcoreana Celltrion inizierà i preparativi per costruire il suo primo impianto di produzione oltreoceano. Entro il mese di giugno l’azienda confermerà la sede prescelta per lo stabilimento produttivo. Lo ha annunciato Seo Jeong-jin, presidente di Celtrion.

La capacità produttiva sarà di 360mila litri, ovvero il triplo di quanto inizialmente previsto. Si tratterà della terza struttura produttiva dell’azienda, che va ad aggiungersi agli attuali due stabilimenti di produzione che hanno una capacità, rispettivamente, di 50mila litri e 90mila litri.

Questa decisione è stata presa per «garantire forniture stabili e fare leva sull'economia di scala per abbassare ulteriormente i prezzi dei farmaci biosimilari», ha detto Seo.

Le dichiarazioni del presidente sono state raccolte durante la JP Morgan Healthcare Conference, dove il manager ha presentato gli obiettivi di business e la visione futura dell'azienda di fronte agli investitori e ai potenziali clienti.

Per l’azienda sud coreana, la conferenza è stata un'opportunità per presentare le proprie pipeline di prodotti e il loro potenziale ai grandi investitori, farmaceutici e non, e stringere legami che potrebbero portare in futuro a importanti accordi di licenza.

Un fatturato in forte crescita
Con sede a Incheon's Songdo, in Sud Corea, Celltrion è un’azienda biofarmaceutica fondata nel 2002 che si è specializzata nella produzione di biosimilari, cioè repliche a minor costo di farmaci biotecnologici i cui brevetti sono scaduti.

Si prevede che nel 2017 Celltrion Healthcare registri circa 220 miliardi di euro di utili operativi. Nel 2016 l'utile operativo era già salito del 59,5% rispetto all'anno precedente, arrivando a 178,5 miliardi. I ricavi (e i profitti) in gran parte si devono a Remsima, la prima versione biosimilare di infliximab approvata dalla Fda e dall' Ema. Secondo i dati di IQVIA, alla fine di marzo in Europa Remsima aveva già conquistato il 42 per cento del mercato rispetto al suo originator.

Secondo gli analisti, nel 2018 il fatturato arriverà a quasi un miliardo di dollari e nel 2022 si potrebbero toccare i $2,76 miliardi.

I biosimilari di Celltrion in commercio
Attualmente, Celltrion ha in commercio il biosimilare di infliximab, un farmaco indicato nella terapia di varie malattie autoimmuni tra cui il morbo di Crohn e l’artrite reumatoide e commercializzato da Pfizer in tutto il mondo con il nome Inflectra, e da Celltrion in Europa con il nome Remsima (l’originator è Remicade di J&J). L'altro farmaco è il biosimilare di di rituximab, indicato per linfoma non-Hodgkin, leucemia linfatica cronica e artrite reumatoide, commercializzato come Truxima (l’originator è Rituxan e Mabthera di Roche).

Il biosimilare di trastuzumab, per il carcinoma mammario e gastrico metastatico, a metà dicembre 2017 ha ottenuto il  parere positivo del’Chmp per l’approvazione in Europa, e verrà messo in commercio con il marchio Herzuma (l’originator è Herceptin di Roche).

Una ricca pipeline
Celltrion sta conducendo studi clinici sui biosimilari di adalimumab, per l’artrite reumatoide, (riferito a Humira di AbbVie) e di bevacizumab, per il carcinoma metastatico del colon e del retto, (l’originator è Avastin di Genentech).
Pe avere un ulteriore vantaggio competitivo su adalimumab, al di là del prezzo, la società afferma che intende sviluppare il suo biosimilare come una formula ad alta concentrazione, che consenta un volume di iniezione ridotto rispetto a quello attualmente disponibile sul mercato.

Per il bosimilare di bevacizumab, la compagnia si aspetta di essere la prima a livello mondiale a portarlo sul mercato, per approfittare del «vantaggio della prima mossa», ha affermato Seo. Tuttavia, alcuni sviluppatori biosimilari sembrano in vantaggio rispetto a Celltrion. Nel novembre 2017, il produttore indiano di farmaci Biocon ha annunciato di aver lanciato un bevacizumab biosimilare in India. Inoltre, il biosimilare Mvasi di Amgen ha ricevuto l'approvazione della Fda lo scorso anno, anche se non è stato ancora commercializzato.

Nella pipeline di Celltrion c'è anche una versione per via sottocutanea di Remsima, una formulazione non ancora presente sul mercato, così come il biosimilare di cetuximab (l’originator è Erbitux di Merck Serono) per il trattamento del tumore del colon-retto, il biosimilare di palivizumab (l’originator è Synagis di AbbVie), che ha un'indicazione per problemi respiratori, e quello di etanercept (l’originator è Enbrel di Pfizer), per trattare psoriasi e artrite reumatoide, oltre a farmaci biologici anticorpali tra cui CT-P27, che ha come bersaglio il virus dell'influenza A e attualmente in uno studio clinico di Fase 2b, e un nuovo vaccino per polmonite.

Guardando al futuro, Celltrion è interessata a investire potenzialmente nel business dei dispositivi medici. Come riferisce Seo, la compagnia vede grandi opportunità sia nella telemedicina che nel mercato della diagnostica di prossima generazione. Negli anni a venire «l'azienda progetta di investire in modo strategico in queste attività», ha affermato Seo.