Leo Pharma, quando la ricerca farmaceutica diventa collaborativa

Leo Pharma ha messo a punto un sistema innovativo di far ricerca. Grazie al progetto Open Innovation, attraverso una serie di test in vitro e altri tipi di analisi, l'azienda valuta gratuitamente la potenziale efficacia in dermatologia di molecole inviate all'azienda da altre compagnie. Ce lo siamo fatti raccontare da Kim Domela Kj°ller, a capo della ricerca clinica, che abbiamo incontrato a Parigi, in occasione del Congresso Europeo di Dermatologia e Venereologia (EADV).

Per le aziende farmaceutiche l’innovazione è alla base dello sviluppo e della crescita, specie in un mondo in cui la tecnologia, anche grazie al web, ha subito una poderosa accelerazione. Ma innovare non è per niente facile, tanto è vero che sempre di più le aziende si rivolgono all’esterno dei propri laboratori per acquisire prodotti, idee e tecnologie. Più che scoprire il loro motto è diventato ”scoprire gli scopritori”. Che rimane un mestiere complesso e rischioso.

Il percorso per l'innnovazione intrapreso da Leo Pharma, azienda farmaceutica danese specializzata nello sviluppo di terapie in ambito dermatologico è originale e ce lo siamo fatto raccontare Kim Domela Kjøller, a capo della ricerca clinica. Lo abbiamo incontrato a Parigi, in occasione del Congresso Europeo di Dermatologia e Venereologia (EADV). Nel corso di un evento, rivolto a un gruppo di giornalisti europei specializzati, il manager ha anche descritto le prossime novità in arrivo e i farmaci più promettenti della pipeline.

L’elemento che distingue Leo Pharma dal classico modus operandi farmaceutico è l’aver ideato un sistema innovativo di far ricerca, grazie al progetto Open Innovation, tramite il quale valuta gratuitamente la potenziale efficacia in dermatologia di molecole inviate all’azienda da altre compagnie.

Il manager danese ci ha poi parlato di IMAGINE un progetto importante che ha a che fare con l’innovazione e che sfrutta l’intelligenza artificiale per analizzare le immagini di lesioni cutanee e fare una prima diagnosi con un alto grado di accuratezza.



Il progetto di Open Innovation
Questa iniziativa consente ad altre aziende farmaceutiche, società biotech e istituzioni accademiche di inviare a LeoPharma una qualsiasi molecola per farla sottoporre a una serie di test in vitro nei suoi laboratori di ricerca e sviluppo, in modo da valutarne il potenziale di efficacia in ambito dermatologico.

LeoPharma fornisce gratuitamente i risultati dei test e la descrizione dei test effettuati e la scienza dietro di essi. Inoltre le molecole testate rimangono anonime, nel senso che la loro struttura non deve essere rivelata a LeoPharma e non vengono nemmeno firmati contratti vincolanti, e quindi il partner è libero di interrompere la collaborazione e non ha obblighi.

Non vi è quindi alcun vincolo commerciale e le due società che collaborano possono concentrarsi unicamente sulla creazione collaborativa di dati scientifici. In sostanza, il partner possiede i dati generati, Leo Pharma li usa solo per valutare l'interesse scientifico.

Scopo della collaborazione è identificare nuove molecole che possano essere utilizzate per la scoperta di farmaci in fase avanzata e l’esplorazione di nuovi percorsi e obiettivi mediante l'uso di composti di strumenti farmacologici. Ovviamente, di fronte a molecole che lasciamo sperare che vi sia un potenziale di sviluppo clinico ci sarà l’impegno di entrambe le società a instaurare un dialogo aperto sul loro potenziale commerciale. E’ come se LeoPharma avesse un diritto di prelazione “morale”.

«Siamo partiti dal concetto che se vuoi fare progredire la scienza devi condividere i dati e lavorare di concerto, quindi vogliamo avere collaborazioni con istituzioni accademiche e aziende biotech in tutto il mondo» ha detto Kjøller ai microfoni di PharmaStar.

«Abbiamo investito molti anni per creare questo sistema che aiuta a testare l’efficacia di nuove molecole in dermatologia e abbiamo reso questo modello di libero accesso» ha aggiunto. «Se lavori in una istituzione accademica e hai una piccola molecola da valutare, la puoi mandare a noi, la testiamo nel nostro sistema e ti rimandiamo gli esiti dell’analisi. Qualunque sia il risultato, i dati sono esclusivamente di tua proprietà».

«Nel momento in cui valutiamo una molecola come sufficientemente interessante, chiediamo al proprietario se è interessato a collaborare con noi. Alcuni diventano nostri partner, altri scelgono collaborazioni altrove. In ogni caso tutto questa aiuta ad aumentare il focus sulla dermatologia».

Negli ultimi due anni sono state oltre 800 le molecole ricevute e testate grazie al progetto e questo ha consentito all’azienda di «apprendere nuovi conoscenze in ambito dermatologico, di fondamentale importanza per trovare nuovi trattamenti». Attualmente ci sono progetti di Open Innovation attivi in tutto il mondo, con oltre 60 partner coinvolti.

Il progetto IMAGINE
Oltre a illustrare la loro ricerca Kjøller ha presentato anche IMAGINE, un progetto di intelligenza artificiale finalizzato alla diagnosi di malattie dermatologiche. Un software è stato istruito a interpretare immagini di manifestazioni cutanee al fine di produrre una diagnosi e da questo è stata creata una APP per smartphone.

«Molti pazienti con malattie dermatologiche si rivolgono prima di tutto ai medici di base e spesso è difficile arrivare subito a una diagnosi corretta. Stiamo lavorando a una APP che abbia la stessa accuratezza diagnostica di un dermatologo nei confronti della psoriasi e delle dermatiti in genere», ha commentato Kjøller. «Lavoriamo a stretto contatto con i dermatologi ma il target principale è il medico di base, che ha occasione di vedere e interagire più frequentemente con il paziente per valutare come evolvono la patologia e la terapia. Speriamo di offrirla ai medici di base con l’obiettivo di migliorare l’accuratezza diagnostica e consentire un trattamento migliore e più rapido».

La APP è utilizzabile anche dal paziente, che può fotografare periodicamente le aree cutanee interessate dalla patologia per monitorarne l’evoluzione e tenere traccia dei cambiamenti. Le immagini possono essere condivise con il proprio medico in modo da valutare insieme come progredisce il trattamento e possono essere condivise anche con l’azienda, andando ad arricchire il database centrale e dare un contributo positivo alla ricerca.

Le foto postate, che vengono rese anonime per rispettare la privacy delle fonti, giocano anche un ruolo importante nello sviluppo stesso di IMAGINE, poiché vengono utilizzate per addestrare il software a riconoscere, e quindi prevedere, i cambiamenti nelle lesioni della malattia.

Brodalumab presto disponibile in Italia
Il nuovo farmaco biologico di LeoPharma per il trattamento della psoriasi, brodalumab, è stato approvato in Europa e sarà lanciato in Italia nei prossimi mesi.

«Il meccanismo d’azione ha un target simile a quello di altre molecole che intervengono sulla via biologica dell’interleuchina-17 (IL-17), con la differenza sostanziale: i farmaci esistenti bloccano soltanto le citochine IL-17, mentre brodalumab blocca il recettore della IL-17 e di conseguenza tutti i sottogruppi di citochine pro-infiammatorie che afferiscono ad esso», ha spiegato Kjøller.

«Inoltre i dati clinici mostrano un’insorgenza d’azione molto rapida, infatti già dopo 2 settimane si osservano miglioramenti significativi, che aumentano ulteriormente dopo 4-8 settimane».

Una pipeline concentrata sull’eczema
Tra i molti candidati in sviluppo, l’azienda è soprattutto focalizzata sulla dermatite atopica. La molecola più avanzata è tralokinumab, un anticorpo monoclonale antinfiammatorio diretto contro la IL-13, attualmente impegnato in studi di fase III.

Delgocitinib è un trattamento topico per le malattie infiammatorie della pelle che utilizza un inibitore delle Janus chinasi (JAK) con l’obiettivo di offrire un profilo di sicurezza migliorato rispetto agli steroidi topici, in fase clinica IIb.

Gli altri progetti, in fase I, comprendono altri anticorpi monoclonali, JAK inibitori e antagonisti dei recettori H4 sempre per il trattamento delle dermatiti atopiche anche gravi.