Oggi alla presenza delle Istituzioni, dei rappresentanti della politica, dell’economia e del mondo associativo si è tenuto l’evento che ha rappresentato un nuovo passo avanti nello sviluppo industriale del polo produttivo italiano di Lilly, il quale dal 2009 a oggi si è consolidato come realtà d’eccellenza in Italia e uno dei più grandi poli biotecnologici europei.

E’ stata inaugurata la seconda linea di produzione di insuline biotech e al tempo stesso è stata annunciata la terza tranche di investimento dall’apertura del sito di produzione, avvenuta nel 2009, che dimostra come “Lilly ha creduto nel sistema Italia e ha agito con lungimiranza, investendo nel nostro Paese” ha spiegato Eric Baclet, Presidente e Amministratore Delegato Eli Lilly Italia “Qui si sono create le condizioni giuste per cogliere opportunità che altrimenti sarebbero state dirottate in altri paesi. La costruzione di una strategia di sistema è necessaria perché la competizione per gli investimenti internazionali avviene a livello globale”

La presentazione della nuova linea produttiva è anche l’occasione per mostrare come investire su prodotti ad alto valore aggiunto e su competenze distintive esalti le potenzialità dell’industria farmaceutica italiana quale settore trainante dell’intero sistema paese. “L’industria Italiana è oggi profondamente rinnovata e dispone di un mix vincente di prodotti che può offrire sui mercati internazionali, in particolare ai paesi emergenti” ha dichiarato Marco Fortis, Vice Presidente Fondazione Edison“Un mix che spazia dai tradizionali beni di lusso per la persona e per la casa alle tecnologie più avanzate, come appunto la meccanica e i farmaci. La farmaceutica rappresenta una delle principali eccellenze competitive nel commercio internazionale, uno dei settori su cui il paese dovrebbe concentrarsi per tornare a crescere. Il farmaco rappresenta il nostro nuovo Made in Italy”.

“L’industria farmaceutica si è ormai affermata come settore di specializzazione della produzione manifatturiera italiana. Basta guardare ai numeri del settore” ha spiegato Andrea Paci, Università di Firenze “i medicinali hanno raggiunto il 4° posto tra 119 settori esportatori, 174 fabbriche, 63.500 addetti diretti oltre ai 60.000 generati nell’indotto”. L’altro elemento da evidenziare è la qualità dell’occupazione offerta dalle imprese farmaceutiche, dove i laureati rappresentano il 57 % degli occupati, e la percentuale di addetti con un titolo di scuola superiore si attesta appena al di sotto del 90%.

“La ricerca presentata oggi da IRPET[i] – Istituto Regionale Programmazione Economica della Toscana - dimostra l’importanza di avere delle aziende bene integrate con il territorio creando valore aggiunto e ricchezza diffusa” ha spiegato Stefano Casini Benvenuti, Direttore Generale IRPET. Dalla ricerca IRPET è emerso che Eli Lilly rappresenta infatti il 30% del totale dell’export farmaceutico toscano, uno dei settori in controtendenza con il complesso delle esportazione farmaceutiche della Toscana. Inoltre, nel 2014 il PIL attivato da Eli Lilly nel sistema economico italiano è di circa 700 milioni di euro – 400 milioni nella sola Toscana. Si calcola che nel 2018 il valore crescerà a 950 milioni di euro in Italia e a quasi 600 milioni in Toscana. Eli Lilly, inoltre, rappresenta oggi 1 punto percentuale sul PIL di Firenze e 0,3 punti percentuali sul PIL toscano. L’Azienda contribuisce altresì al sistema economico attraverso le imposte pagate sui prodotti e sul reddito: nel 2013 Eli Lilly ha versato all’erario toscano circa 90 milioni di euro che salgono a 150 milioni a livello nazionale. Si calcola che saliranno a 140 milioni in Toscana e 230 milioni in Italia nel 2018.

“Non si tratta solo della realizzazione di un impianto produttivo all’avanguardia. E’ molto, molto di più. L’investimento si è tradotto in sviluppo: economico,  del capitale umano e del territorio” ha dichiarato Eric Baclet. La produzione ad alta specializzazione ha portato ad una crescita dei livelli sia dell’occupazione che di competenze professionali: entro il 2014 il polo impiegherà 550 persone che arriveranno a 700 entro il 2017. Ma è altrettanto significativo l’impatto sullo sviluppo del territorio: secondo lo studio IRPET, se oggi non ci fosse Lilly in Italia ci sarebbero circa 5.500 posti di lavoro in meno, considerando sia i dipendenti che le unità di lavoro create nell’indotto. Si calcola, infatti, che per ogni posto di lavoro in Lilly se ne creino altri 5  nell'indotto, moltiplicatore che nel 2018 salirà a 6,3.

Il piano di espansione del sito manifatturiero prevede come prossime tappe l’impianto di una terza linea di insuline biotecnologiche da DNA ricombinante oltre a una linea per la produzione di dispositivi per la somministrazione di nuovi farmaci antidiabetici. Con la terza linea, che sarà operativa entro il 2015, lo stabilimento italiano produrrà a regime 230 milioni di cartucce di insulina l’anno, oltre a 45 milioni di penne per l’insulina e 16,5 milioni di dispositivi auto-iniettori per nuove terapie anti diabetiche. Il piano di espansione prevede di ampliare il polo affinché diventi un centro di riferimento mondiale per la produzione dei nuovi farmaci biotecnologici in fase di sviluppo nella altre aree in cui opera.