Doccia fredda per Lundbeck che ha comunicato i dati negativi del primo di due studi di fase III che hanno valutato il farmaco sperimentale desmoteplase  in pazienti con ictus ischemico. Lo sviluppo futuro del farmaco appare a rischio e in borsa il titolo è in calo del 7%.

Lo studio, denominato DIAS-3, i cui dati sono stati comunicati dall’azienda danese ha valutato il nuovo farmaco su 479 pazienti arruolati in 18 Paesi con sintomi di uno stroke ischemico trattabile. Il farmaco veniva somministrato tra le 3 e le 9 ore dopo l’evento acuto.

Desmoteplase non ha raggiunto l’end point costituito dalla valutazione con il punteggio della scala Rankin modificata. I pazienti con punteggio tra 0-2 (outcome favorevole) non differivano tra i due gruppi: desmoteplase (51,3%) e placebo (49,8%).

Desmoteplase è un attivatore del plasminogeno fibrino dipendente. E’ ottenuto mediante modificazioni genetiche di una proteina trombolitica presente nella saliva di un pipistrello, il Desmodus Rotundus. Per agire ha bisogno della fibrina come cofattore e la sua azione è notevolmente superiore rispetto all’rt-tPA che agisce anche in assenza di fibrina.   

Sfrutta le proprietà contenute nella saliva del pipistrello, che per nutrirsi del sangue delle sue vittime ha bisogno di renderlo più fluido. La sostanza quindi attiva un processo di disgregazione dei coaguli alla base dell'ictus ischemico, al momento trattabile con trombolitici entro 4 ore dalla crisi.

Nei pazienti colpiti da un evento acuto di ischemia cerebrale sono utilizzati i  farmaci trombolitici, come l’attivatore del plasminogeno tissutale ricombinante (rt-PA). L’rt-PA potenzia l’azione del t-PA endogeno che, tramite l’attivazione del plasminogeno circolante in plasmina attiva, induce la degradazione della fibrina in prodotti solubili e quindi facilita la dissoluzione del trombo. La somministrazione di rt-PA (Alteplasi, 0.9 mg/Kg) deve avvenire entro 4 ore dall’inizio dell’ischemia per evitare che il danno tissutale diventi irreversibile e per ridurre il rischio di emorragia cerebrale. A causa della finestra terapeutica così limitata la terapia con rt-PA è perciò ristretta a quei pazienti che riescono a raggiungere in tempo l’unità ospedaliera e nei quali viene esclusa la presenza di fenomeni emorragici. 

La streptochinasi e l’urochinasi, analogamente all’rt-PA, agiscono da attivatori del plasminogeno, ma sono molto meno specifici; ciò risulta in una più diffusa degradazione di fattori pro-coagulanti e in un aumentato rischio di emorragia, motivo per cui sono poco utilizzati.   
 
Al contrario, desmoteplase allungherebbe questa finestra temporale nella quale agire, fino a 9 ore dall'ictus. Si tratta quindi di un candidato ideale per il trattamento dell’ictus ischemico in fase acuta.

Gli studi di fase II condotti con desmoteplase, i trial DIAS (Desmoteplase In Acute ischemic Stroke) e DEDAS (Dose Escalation study of Desmoteplase in Acute ischemic Stroke), avevano fornito risultati incoraggianti relativamente alle possibilità di impiego del Desmoteplase. Purtroppo la fase III ha dati segnali opposti.

Un paio di anni fa, per avere il controllo du tutta la molecola, Lundbeck, che in precedenza aveva solo una parte dei diritti, aveva sborsato alla società Paion $27,3 milioni. Adesso il futuro del farmaco è incerto e l’azienda dovrà decider se proseguirne lo sviluppo o meno.