Malattie degenerative, MSD acquisisce la ricerca sui lisosomi. Accordo da $576 milioni

MSD ha annunciato l'intenzione di acquisire la biotech statunitense Calporta Therapeutics con sede a San Diego, la cui ricerca č focalizzata sui farmaci che promuovono la funzione dei lisosomi per combattere le malattie legate all'accumulo tossico di determinate molecole, un problema chiave in patologie neurologiche come la malattia di Alzheimer e il Parkinson.

MSD ha annunciato l'intenzione di acquisire la biotech statunitense Calporta Therapeutics con sede a San Diego, la cui ricerca è focalizzata sui farmaci che promuovono la funzione dei lisosomi per combattere le malattie legate all'accumulo tossico di determinate molecole, un problema chiave in patologie neurologiche come la malattia di Alzheimer e il Parkinson.

Come molte altre big pharma, anche MSD ha abbandonato lo sviluppo di farmaci per le malattie del sistema nervoso centrale dopo i continui fallimenti clinici della ricerca in questo ambito, ma mantiene vivo l’interesse nel settore, come dimostra la recente acquisizione. Intende valutare più a fondo se i candidati di Calporta possono essere in grado di influenzare la capacità del cervello di eliminare le proteine tossiche e di intervenire quindi sulle malattie neurodegenerative.

Interesse primario nell’Alzheimer
L'Alzheimer, in particolare, rappresenta un onere enorme tanto per i pazienti quanto per le spese sanitarie associate alla malattia. Si tratta di una importante opportunità di mercato per la prima azienda che riuscirà a mettere in commercio un farmaco efficace.

Molto di recente, una nuova analisi condotta da Biogen in accordo con la Fda su un set più ampio di dati provenienti dagli studi clinici di fase III interrotti nel marzo 2019 ha mostrato che aducanumab, un trattamento sperimentale per la malattia di Alzheimer in fase precoce, è farmacologicamente e clinicamente attivo, dimostrando un effetto dose-dipendente nel ridurre gli accumuli di proteina beta amiloide nel cervello e nel rallentare il declino clinico.

Dopo un confronto con la Fda, Biogen prevede di richiedere l’approvazione regolatoria all’inizio del 2020. Se approvato, aducanumab diventerebbe la prima terapia autorizzata per ridurre il declino clinico nella malattia di Alzheimer e sarebbe anche il primo trattamento a dimostrare che la rimozione di beta-amiloide genera benefici clinici.

I lisosomi per le malattie degenerative
I lisosomi sono organelli cellulari responsabili della scomposizione e della rimozione dei rifiuti cellulari. L'attività di Calporta ruota attorno a una teoria secondo cui la promozione della funzione del lisosoma potrebbe combattere le malattie legate all'accumulo tossico di determinate molecole, come la beta amiloide.

I candidati dell’azienda sono in fase preclinica e hanno come obiettivo un canale ionico, noto come TRPML1, che i ricercatori ritengono capace di regolare l'attività lisosomiale di scomposizione e riciclo dei rifiuti cellulari come grassi, proteine e altre macromolecole. L'attivazione della segnalazione TRPML1 con piccole molecole può stimolare i processi lisosomiali e ripristinare la funzione cellulare. MSD li considera potenziali trattamenti non solo per l'Alzheimer, ma anche per altre malattie come il Parkinson e la SLA. Per acquisire la piccola biotech, il colosso farmaceutico metterà sul piatto un totale $576 milioni tra pagamenti iniziali e a raggiungimento di vari obiettivi di sviluppo.

«Evidenze crescenti indicano l'accumulo di proteine tossiche come un meccanismo comune a diverse condizioni neurodegenerative», ha dichiarato Fiona Marshall, vice presidente della scoperta nelle neuroscienze presso Merck. «Non vediamo l'ora di condurre ulteriori ricerche per valutare il potenziale degli agonisti di TRPML1 per attivare un meccanismo di clearance naturale che il cervello adotta per eliminare le proteine tossiche».

Nel 2017 MSD aveva interrotto lo sviluppo di verubecestat, un inibitore dell’enzima beta-secretasi 1 (BACE, beta-secretase cleaving enzyme) per prevenire la formazione di conglomerati di proteina amiloide, dopo che una valutazione indipendente aveva concluso che il farmaco non avrebbe funzionato. La compagnia al momento ha un solo candidato nelle neuroscienze, impegnato in trial di fase intermedia/avanzata di sviluppo, una terapia sperimentale per la schizofrenia nota come MK-8189.