Shire è una società acquisitiva con un focus sulle malattie rare. BioMarin si inserisce nella stessa descrizione. Sembrerebbe che la prima stia valutando l'acquisizione della seconda. E’ bastato questo “rumor” di mercato per far salire del 15% le azioni di Biomarin, a conferma della febbre da acquisizioni che ha contagiato Wall Street. Adesso in borsa Biomarin vale $20,5 miliardi, una quotazione assurda per una società che ha chiuso il 2014 con un fatturato di $751 milioni (+37% sul 2013).

Tutto è iniziato lo scorso giovedì con un post pubblicato sul blog finanziario Betaville in cui Ben Harrington citando fonti molto sicure scriveva che Shire aveva avvicinato BioMarin per un possibile accordo. Poi, venerdì mattina, l’analista di Deutsche Bank Robyn Karnauskas, uno tra gli osservatori più rialzista del settore, ha tenuto una conference call per discutere il valore di BioMarin e delineato uno scenario iperottimistico nel quale la società entro un anno potrebbe valere quasi tre volte il suo valore attuale.

Gli investitori hanno dato per buona l’anticipazione, sperando di salire sul carro di un fusione mega miliardaria, spingendo il valore di BioMarin al massimo di tutti i tempi di circa $ 132 per azione.

Sotto la guida del CEO Flemming Ornskov, Shire si è affermata come un player in rapida crescita nel settore delle malattie rare dove non si ha paura di pagare grandi premi, come confermato dalle offerte multimiliardarie per NPS Pharma e ViroPharma. BioMarin, da parte sua, ha 5 trattamenti disponibili per la cura delle malattie rare e un'ampia pipeline di nuovi prodotti, tra cui drisapersen, che potrebbe diventare il primo trattamento approvato per distrofia muscolare di Duchenne – rendendo questa azienda, almeno sulla carta, la preda ideale di Shire per espandersi nelle malattie rare.

Biomarin sta anche sviluppando il farmaco BMN 701per la malattia di Pompe, e BMN-190 per la malattia di Batten.

Scettica Citigroup, che  in una nota agli investitori, ha sottolineato  come un tale accordo rimanga profondamente improbabile, e post di blog privi di fondamento, non sono forse i posti migliori per ottenere indizi su megadeals imminenti.

Tale pettegolezzi di mercato vanno e vengono do continuo nel settore delle biotecnologie, e quasi sempre poi non si perviene a nulla, lasciando gli obiettivi dei supposti merger a lasciare sul campo i guadagni accumulati in borsa ammassati durante la fase di effervescenza.

Ma raramente questo tipo di voci hanno un tale effetto su società delle dimensioni di BioMarin, e gli eventi di venerdì danno ulteriore conferma che le valutazioni biotech stanno andando fuori controllo. Si sta innescando una bolla industriale destinata prima o poi a scoppiare.