Merck & Co., a livello mondiale la seconda azienda farmaceutica dopo Pfizer, entro il 2015 ha deciso di ridurre di altre 12mila-13mila unità la propria forza lavoro,  che attualmente ammonta a  91mila persone. I tagli sono quindi consistenti perché ammontano a circa il 13-14% del totale degli occupati.

Il piano globale di ristrutturazione implementato a seguito della fusione con Schering Plough avvenuta a marzo del 2009 dovrà portare a risparmi per complessivi 4-4,6 miliardi di dollari l’anno. Molti più consistenti rispetti ai $2,7-$3,1 miliardi preventivati inizialmente. Dall’inizio del merger con SP sono già stati persi circa 20mila posti di lavoro. Secondo quanto afferma l’azienda, i posti di lavoro che verranno eliminati saranno soprattutto posizioni amministrative, funzionari situati nel quartier generali della società nonché i dipendenti di alcuni stabilimenti che verranno chiusi. Il 35-40% dei tagli sarà effettuato in Usa.

I dati appena presentati stridono con l’andamento positivo dell’azienda, che nell’ultimo trimestre ha visto aumentare vendite ($12,2 mld, +7%) e profitti ($2,02 mld, +9%).

Ma l’azienda deve fronteggiare un futuro molto impegnativo. Merck sta cercando di ridurre i costi in vista dell’imminente scadenza del brevetto del’anti asma montelukast prevista per il 2102. Lo scorso anno il farmaco ha prodotto vendite per circa 5 miliardi di dollari. Lo scorso mese di gennaio l’azienda ha dovuto interrompere un trial sull’anticoagulante sperimentale vorapaxar, un farmaco sul quale erano riposte grandi speranze. Nel mese di marzo sono stati interrotti gli studi su betrixaban, un altro anticoagulante. Pochi giorni fa l’Fda ha bocciato una versione di Janumet a rilascio prolungato. L’azienda ha appena lanciato l’antiepatite C boceprevir che però deve affrontare la competizione di telaprevir, farmaco appartenente alla stessa classe.

L’azienda continua a riporre grandi speranze nella ricerca, e ad aprile ha annunciato di voler investire circa $8,3 mld in ricerca e sviluppo nel corso del 2011 e ha probabilmente superato Pfizer che al contrario ha fortemente ridotto gli investimenti nella ricerca.

Secondo le stime  della società di consulenza Challenger, Gray & Christmas le società farmaceutiche americane in 10 anni hanno ridotto la loro forza lavoro di circa 300mila unità.