L’americana Merck (da noi nota come MSD) sta mettendo a punto un piano d’azione per rinnovare la sua unità dedicate alla Ricerca e Sviluppo dei farmaci al fine di creare dei centri mondiali dedicati all’innovazione (“hub”)  nel tentativo di catturare all’esterno dell’azienda le idee più valide per poi trasformarle in farmaci di successo.

Secondo quanto si legge sul Wall Street Journal, Merck creerà quattro hub: a Boston, nell’area di San Francisco, a Londra e Shanghai. Si tratta di aree nelle quali vi è già una presenza di istituzioni accademiche e di ricerca privata tali da fare massa critica. L’azienda potrà così più facilmente reperire nuove tecnologie biofarmaceutiche e avere accesso a promettenti ricerche farmacologiche che l’azienda potrà cercare di ottenere il licenza o acquisire direttamente.

Si tratta di una cambiamento di paradigma rispetto all’usuale approccio di Merck alla ricerca farmacologica, finalizzato a rendere l’azienda più ricettiva alle opportunità esterne e meno dipendente da una gestione tutta interna del ciclo di vita della ricerca, dalla discovery agli studi clinici finali.

"Il vantaggio di avere questi centri di innovazione è che catturano la ricerca accademica in una fase molto precoce", ha detto Kenneth Kaitin, direttore del Centro Tufts per lo studio del Drug Development. “Mentre aziende come Pfizer, Gsk  e J & J hanno già istituito poli di innovazione in questi focolai di ricerca, i loro concorrenti correrebbero il rischio di essere tagliati fuori dalle opportunità se non fanno mosse simili” ha affermato.

Inoltre, il WSJ riporta che il gigante americano ha iniziato a identificare i programmi che intende vendere in quanto ha deciso di concentrare la sua R & D sui programmi a maggior potenziale, una strategia già adottata da Pfizer e altre società. Nel caso di Merck il cartello "in vendita" sta per essere affisso sulle terapie sperimentali per il glaucoma, su nuovi antipsicotici e per un farmaco per la fertilità maschile.

I laboratori di ricerca Merck sono stati per lungo tempo il fiore all’occhiello dell’intera ricerca farmacologica mondiale. Da qui, ad esempio, sono arrivati il primo vaccino contro il morbillo e la prima statina disponibile in commercio. Gli ultimi successi importanti sono stati l’antidiabetico Januvia e il vaccino anti HPV Gardasil. In anni più recenti, la ricerca interna ha segnato il passo, come del resto è avvenuto per tutte le Big Pharma. Per rinverdire la pipeline, nel 2009 l’azienda ha acquisito Schering Plough dove ha trovato diversi nuovi farmaci ma anche qualche delusione, ad esempio vorapaxar.

Nonostante questa acquisizione, e diverse altre anche se di minor calibro, nel settore dei merger Merck è stata meno attiva rispetto ai competitor diretti. Uno studio del Wall street Journal ha identificato 23 acquisizioni per il gigante americano, siglate a partire dal 2009. Nello stesso periodo, Johnson & Johnson ne ha realizzate 51, Novartis 48, Glaxo 39, Roche 29.

Dallo scorso mese di aprile a guidare la ricerca è arrivato Roger Perlmutter, proveniente da Amgen dove ricopriva il medesimo ruolo. Il manager ha da subito dichiarato di puntare di più sulla ricerca esterna, e i nuovi hub vanno proprio in questa direzione.