Sono le bombe intelligenti del futuro, sviluppate per sganciare l’arma micidiale per il tumore (il chemioterapico) solo dove serve, grazie a un anticorpo monoclonale che le guida all’obiettivo. Ce ne sono già in fase molto avanzata di sviluppo che presto entreranno in terapia per il tumore al seno e il linfoma di Hodgkin.

Molti altri sono in sviluppo e, con un accordo del valore massimo di 300 milioni di dollari, Merck and Co. (in Italia MSD) si è aggiudicati quelli che la biotech americana Ambrx sta sviluppando. Per ora però la cifra sborsata dal colosso americano è di 15 milioni di dollari, il resto solo se lo sviluppo andrà avanti.

Richard Murray, a capo dei farmaci biologici e dei vaccini di Merck, fa  notare come "l’accordo ci consente di combinare l’esperienza di Ambrx nella chimica della coniugazione delle proteine con le conoscenze di Merck nell’area degli anticorpi monoclonali e nelle piccole molecole.

Se consideriamo che nel 2014 8 tra i primi 10 farmaci saranno biologici, allora non ci si deve stupire del fortissimo interesse per questa categoria di farmaci. Merck si è molto rafforzata in questo settore. Innanzitutto con l’acquisizione di Schering-Plough, con poi quella di GlycoFi, specializzata nella glicosilazione delle proteine e comprata nel 2006 per $400 mln, e quindi quella di SmartCells, società specializzata nella messa a punto di sistemi di delivery dei farmaci dipendenti che si autoregolano sulla base delle concentrazioni di certi principi attivi. Più recentemente, Merck ha acquisito la canadese ZymeWorks società che ha messo a punto anticorpi in grado di aggredire più bersagli diversi.

Per Simon Allen, a capo degli scienziati di Ambrx, l’accordo fornisce innanzitutto le risorse economiche per proseguire le ricerche e poi una serie di competenze tecniche di rilievo. Inoltre, fa notare come fino ad oggi questa tecnologia sia stata sfruttate per sviluppare farmaci anticancro, mentre secondo  l’azienda  possono servire anche per realizzare farmaci per patologie croniche. Ambrx sta aviluppando ARX201, un oromoine della crescita a lunga durata di aizone che ha completato la fase 2b di sviluppo. Anbrx ha sede a La Jolla, nelle vicinanze di San Diego, in California, e ha 80 dipendenti.
Fondata nel 2003, l’azienda californiana ha sempre avuto un cash-flow positivo, grazie ad accordi stipulati con la stessa Merck, e poi con Pfizer, Bristol-Myers Squibb, e la tedesca Merck KGaA.

Ma perché tanto interesse per la tecnologia sviluppata da Ambrx? Perché essa sembra abbia caratteristiche di grande precisione e possa consentire il legame tra l’anticorpo e l’esatta quantità di farmaco necessaria per combattere la malattia, tumorale e non.
Questo grazie a catene di DNA molto lunghe che consentono l’inserimento di aminoacidi di origine non naturale i quali controllano l’esatta quantità di farmaco che viene legata. Legare la giusta quantità di farmaco è importante per garantire efficacia e sicurezza della terapia.