A partire da mercoledì 4 Novembre, Schering Plough confluirà in Merck and Co. per formare la seconda azienda del mercato farmaceutico mondiale che, con un fatturato di circa 47 miliardi di dollari, sarà seconda solo alla nuova Pfizer (Pfizer più Wyeth).
Dopo il via libero europeo, pochi giorni fa anche le autorità antitrust americane e per ultimi anche Cina e Messico hanno approvato la fusione delle due aziende dando quindi il via libera a un affare che vale 41,1 miliardi di dollari.

L'accordo prevede che le azioni vengano pagate in parte in cash e in parte con un concambio in azioni della nuova società. Per ogni loro azione, gli azionisti di Schering-Plough riceveranno 0.5767 azioni della nuova società e $10.50 in contanti, per un valore totale di $23.61 dollari per azione.
Adesso inizierà il processo di integrazione tra le due società che purtroppo prevede anche sacrifici per i dipendenti che, a livello mondiale scenderanno di circa il 15%.
Nei mesi scorsi Merck aveva fatto sapere che la fusione porterà risparmi per circa 3,5 miliardi di dollari.

Cosa acquisisce Merck? Un'azienda solida e risanata, con una pipeline di grande interesse, rafforzata dalla recente acquisizione di Organon e costituita da 9 farmaci con grandi potenzialità già in fase III e altri 3 già sotto esame da parte degli enti regolatori. In tutto, vi sono 46 nuove entità chimiche in fase clinica e altre 29 in fase preclinica. Questi nuovi farmaci a regime potrebbero generare vendite fino a 6 miliardi di dollari l'anno.
Tra i farmaci di maggiore interesse, vi sono l'antiaggregante Thrombin Receptor Antagonist (TRA) già studiato in 13mila pazienti (il farmaco è sviluppato sia come monocomponente sia in associazione a clopidogrel, il cui brevetto scadrà nel 2011), l'anti epatite C boceprevir e l'anti artrititico golimumab che verrà commercializzato con il marchio Simponi.

L'anno prossimo, l'azienda depositerà i dossier registrativi per l'anti infertilità corifollitropin alfa, per il contraccettivo Nomac/E2,  per l'anti HIV vicriviroc (antagonista dei corecettori CCR5, la stessa classe di maraviroc di Pfizer), per un antiallergico combinazione di formoterolo e mometasone, e per una nuova versione del contraccettivo Implanon.

Tra i prodotti in fase iniziale e di potenziale interesse, vi è l'anti Parkinson preladenant, un nuovo antagonista selettivo dei recettori dell'adenosina 2a, che ha da poco raggiunto l'end point primario in uno studio di fase II che ha arruolato 253 pazienti.
In un colpo, Merck ha quindi visto raddoppiare i farmaci in fase III, che passano da 9 a 18.

Oltre alla promettente pipeline, Merck deve aver ritenuto di grande interesse anche la forte presenza internazionale di Schering-Plough, perché l'azienda genera al di fuori degli Usa circa il 70% del proprio fatturato. Vista la spinta su generici e biosimilari decisa dall'amministrazione Obama, e la contemporanea probabile riduzione delle vendite dei farmaci brand, vendere all'estero per una multinazionale farmaceutica americana oggi è preferibile.

I problemi di Merck and co., che hanno poi portato alla decisione comunicata oggi, sono iniziati con la perdita di fatturato di Vytorin (-43% nel 2008 rispetto al 2007) e di Zetia (-33%) determinati dalla pubblicazione dei dati negativi dello studio Enhance.
Inoltre, entro 5 anni Merck and Co. vedrà scadere la copertura brevettuale per farmaci che oggi generano un fatturato di circa 8 miliardi di dollari. Dopo il rifiuto dell'approvazione di Cordaptive, il nuovo anticolesterolo di Merck and Co su cui erano riposte grandi aspettative, l'azienda aveva comunicato che avrebbe cercato una crescita attraverso l'acquisizione di qualche rivale e così ha fatto.

Merck and Co. aveva nel frattempo deciso anche un forte piano di ristrutturazione che entro la fine dell'anno in corso porterà alla perdita di 7.200 posti di lavoro.

Le due società hanno strutturato questo accordo come una fusione al contrario ("reverse merger"), nella quale tecnicamente sarà Schering-Plough l'azienda che rimane, pur con un nome diverso.
Ciò per evitare, o per lo meno per minimizzare, il rischio della perdita dei diritti su Remicade  perché l'accordo siglato diversi anni fa con Johnson & Johnson aveva  una clausola che prevedeva la perdita di ogni diritto su Remicade qualora Scheringh Plough fosse stata venduta. L'accordo si applica anche a Golimumab, il promettente successore di Remicade.

Tutti contenti? Prima di dare un giudizio definitivo, bisognerà vedere i contraccolpi occupazionali, anche per quanto concerne il nostro paese.