Novartis abbandona i programmi di ricerca sugli anti-infettivi

Novartis interrompe la ricerca antibatterica e antivirale presso il suo campus Novartis Institutes for Biomedical Research (NIBR) a Emeryville, in California.
Secondo quanto dichiarato dall'azienda «i gruppi maggiormente coinvolti interesseranno a cascata anche i team di farmacologia, scienze delle proteine e gestione dei progetti, come anche alcune funzioni di supporto globale. Nell'area della Baia di San Francisco rimarranno circa 150 dipendenti per supportare la NIBR e la scoperta di farmaci».

Novartis interrompe la ricerca antibatterica e antivirale presso il suo campus Novartis Institutes for Biomedical Research (NIBR) a Emeryville, in California.
Secondo quanto dichiarato dall’azienda «i gruppi maggiormente coinvolti interesseranno a cascata anche i team di farmacologia, scienze delle proteine e gestione dei progetti, come anche alcune funzioni di supporto globale. Nell'area della Baia di San Francisco rimarranno circa 150 dipendenti per supportare la NIBR e la scoperta di farmaci».

«Anche se gli aspetti scientifici alla base di questi programmi sono convincenti, abbiamo deciso di focalizzare le nostre risorse in aree dove riteniamo di essere in una posizione migliore per sviluppare un farmaco innovativo, che possa avere un impatto positivo per i pazienti» ha comunicato l’azienda.

Il principale progetto che ne farà le spese è LYS228, attualmente in Fase II per l’infezione complicata intra-addominale e l’infezione complicata del tratto urinario, descritto in passato come un nuovo agente per colpire diversi ceppi batterici resistenti agli antibiotici, tra cui le Enterobacteriaceae come Escherichia coli e Klebsiella pneumoniae.

La dismissione dei progetti comporterà una riduzione di posti di lavoro, che si aggiungono ai ridimensionamenti legati alla ristrutturazione nella sua sede di Broomfield lo scorso febbraio e altri in varie sedi nel 2017.
Parzialmente compensati dalla creazione altrove di nuove possibilità di impiego. AveXis, una società Novartis con sede in Illinois, sta attualmente costruendo un nuovo stabilimento produttivo a Durham, nel North Carolina, che dovrebbe portare 200 nuovi posti di lavoro. La struttura sarà utilizzata per produrre AVXS-101, una terapia genica per il trattamento di tre tipi di atrofia muscolare spinale.

Molti progetti affidati a biotech più piccole
Il ridimensionamento dell’area anti-infettiva non è certo una buona notizia, alla luce dell’estrema necessità di nuove molecole che possano far fronte al grave e crescente problema delle resistenze batteriche. Ogni anno oltre 700mila persone muoiono a causa di infezioni resistenti alla maggior parte o a tutti gli antibiotici, e nel giro di 30 anni la resistenza antimicrobica è destinata a rivendicare più vite del cancro.

La logica del profitto purtroppo non lascia scampo. La decisione di Novartis ricalca quelle simili di AstraZeneca, Roche, BMS ed Eli Lilly, legate alla difficoltà nello sviluppo di nuove classi di farmaci che, anche se raggiungono il mercato, tendono a essere destinate all’uso di ultima linea con conseguenti vendite molto limitate.

Novartis sta lavorando per ristrutturare e tagliare i costi, e per questo motivo gran parte della ricerca e dello sviluppo potrebbe essere trasferita a compagnie biotech più piccole, che utilizzano nuovi tipo di approccio.  «Siamo attivamente impegnati nel valutare la concessione in licenza dei nostri progetti a società focalizzate sullo sviluppo di farmaci in queste aree terapeutiche», ha dichiarato la società.

Biotech come Moderna, che utilizza l’RNA messaggero nello sviluppo di anti-infettivi e vaccini, o Nabriva Therapeutics, che lo scorso maggio ha riportato risultati positivi dal suo studio clinico di Fase III sulla lefamulina orale negli adulti con polmonite batterica moderata acquisita in comunità. Nabriva prevede di presentare il farmaco alle autorità regolatorie nell’ultimo trimestre dell’anno.

Lo spettro di una crisi sanitaria
Secondo un recente rapporto dell'Access to Medicine Foundation (AMF), il ritiro delle grandi multinazionali farmaceutiche dal settore degli anti-infettivi rappresenta un grosso problema, dal momento che non è ancora stato fatto abbastanza per scongiurare una futura crisi sanitaria.

Il rapporto ha identificato 28 nuovi farmaci per patogeni problematici, ma ne sono necessari molti altri, e sta aumentando la minaccia che infezioni una volta mortali potrebbero nuovamente diventare pericolose per la vita. Si stima che entro il 2050, senza uno sforzo concertato per sviluppare nuovi farmaci e usare con più criterio quelli che già abbiamo, le infezioni da germi multi-resistenti potrebbero uccidere fino a 10 milioni di persone ogni anno.

Il gruppo industriale AMR Industry Alliance, ha affermato all'inizio di quest'anno che è necessario introdurre incentivi per stimolare la ricerca e lo sviluppo dell'industria negli antibiotici. In risposta, il mese scorso il commissario della Fda Scott Gottlieb ha pubblicato proposte per incentivare l'investimento biofarmaceutico nella ricerca e sviluppo di antibiotici, incluso un meccanismo secondo cui gli ospedali pagherebbero una tariffa di licenza fissa in cambio dell'accesso a un determinato numero di dosi annuali di un nuovo antibiotico, piuttosto che un rimborso a consumo.