La società svizzera Novartis ha reso noto di aver iniziato uno studio di fase II su pazienti con artrite reumatoide con una versione biosimilare di rituximab (Rituxan/MabThera).  Lo studio avrà lo scopo di valutare  la bioequivalenza del farmaco con il prodotto originatore, così come di studiarne l'efficacia e la sicurezza. Verranno anche raccolti dati di farmacocinetica e farmacodinamica.  I dati finora disponibili, rende noto l'azienda, indicano che il farmaco è un biosimilare di rituximab e giustificano l'inizio degli studi clinici.

Rituximab, un  anticorpo monoclonale anti CD 20 e viene utilizzato in terapia per la cura del linfoma  non-Hodgkin e dell'artrite reumatoide. Rituximab agisce sui linfociti B, distruggendo sia le cellule normali che quelle maligne; per tale ragione è utilizzato per il trattamento di malattie caratterizzate per avere un elevato numero di cellule B, cellule B iperattive o cellule B disfunzionali.

Novartis, attraverso la proprio divisione Sandoz, è fortemente impegnata nell'area dei biosimilari: ha già in commercio l'ormone della crescita,  il filgrastim e l'epoietina alfa e con questi farmaci ha conquistato circa il 50% della quota di mercato nel settore dei biosimilari. Inoltre sta sviluppando da 8 a 10 nuovi farmaci biosimilari.
Il biosmilare di rituximab viene prodotto, per ora solo per uso sperimentale, nel centro di Schaftenau, in Austria.

Vi sono però anche altre aziende che stanno cercando di sviluppare biosimilari di rituximab. La scorsa settimana la società biotech californiana Spectrum Pharmaceuticals ha siglato un accordo con l'americana Viropro per sviluppare una versione biosimilare di rituximab e lo scorso anno Teva aveva confermato di aver iniziato uno studio clinico per confrontare un proprio biosimilare con il farmaco originator.