Novartis archiva un buon 2018 e si prepara alla rivoluzione digitale

Si è chiuso un buon 2018 per Novartis. La società farmaceutica svizzera è cresciuta del 5% (+6% in dollari), con un fatturato che ha raggiunto i $51,9 miliardi di dollari. Saranno contenti anche gli azionisti, per il 22° anno consecutivo il dividendo è in crescita.

Si è chiuso un buon 2018 per Novartis. La società farmaceutica svizzera è cresciuta del 5% (+6% in dollari), con un fatturato che ha raggiunto i $51,9 miliardi di dollari. Saranno contenti anche gli azionisti, visto che per il 22° anno consecutivo il dividendo è in crescita.

L’utile netto è stato pari a 12,6 miliardi di dollari (+64%), che però include i provenienti dalla dismissione della joint venture con Gsk nei farmaci Otc. Lo scorso anno la partecipazione di Novartis è stata ceduta interamente all’azienda britannica per 5,7 miliardi di dollari.

Le vendite sono state trainate dalle buone performance di alcuni farmaci. Cosentyx (+36% v.c.) ha raggiunto vendite per 2,8 miliardi di dollari, di cui 806 solo nell’ultimo trimestre, dimostrando che la progressione continua. Negli Stati Uniti, le prescrizioni totali sono balzate del 29% in dermatologia e del 49% in reumatologia, anno su anno, e l'azienda si aspetta di vedere la domanda continuare a crescere, nonostante nel 2019 verrà lanciato risankizumab l’anti IL-23 di AbbVie che si presenta con un pedigree di tutto rispetto. Di questa nuova classe è già presente sul mercato il guselkumab di Janssen.

Nel 2019 si attendono i risultati dello studio ARROW, trial head to head contro l’anti IL-23 guselkumab in pazienti refrattari a ustekinumab. Quest’anno sono attesi anche i dati dello studio PREVENT nella spondilte assiale non radiografica.

Bene Entresto, che sembrava una promessa mancata. Nel 2018 ha invece raggiunto il fatidico miliardo di dollari di fatturato (1,03 miliardi di dollari, +102% in v.c.) che lo pone nel novero dei blockbuster. La progressione del farmaco nel corso del 2018 è stata notevole: dai $200 milioni nel primo trimestre fino ai $318 del quarto.

Novartis conta sulla sperimentazione su larga scala PARAGON-HF per incrementare ulteriormente le vendite. I primi dati di questo studio, che mette a confronto Entresto con valsartan in termini di mortalità cardiovascolare o tassi di ospedalizzazione, si prevede possano essere disponibili nel corso del 2019.

Per Entresto sono invece già stati pubblicati i chiari benefici in pazienti con insufficienza cardiaca e ridotta frazione di eiezione. In uno studio denominato PIONEER-HF, il farmaco ha consentito una riduzione del 46% degli esiti clinici gravi, riducendo il decesso e la riospedalizzazione dell'insufficienza cardiaca rispetto a enalapril, uno dei farmaci più itilizzati nel pazienti con insufficienza cardiaca.

Bene anche l’oncologia che ha registrato una crescita del 9% (v.c.), trainata dalle vendite dei prodotti radioterapici di AAA2, in particolare Luthatera, di Promacta con i 1,2 miliardi di dollari (+35% in v.c.) e dal combo  di Tafinlar + Mekinist per il melanoma con 1,2 miliardi di fatturato (+31% in v.c.). Anche Jacavi con 977 milioni (+24%) ha quasi raggiunto lo status di blockbuster.

Non tutti i nuovi lanci di Novartis stanno dando i risultati attesi, almeno per ora. Il farmaco per il cancro al seno Kisqali (ribociclib) e Kymriah la terapia a base di CAR-T stanno ancora muovendo i primi passi in termini di vendite, con risultati nel quarto trimestre rispettivamente di 60 e 28 milioni di dollari.

Per il primo semestre del 2019, l’azienda intende effettuare lo spin-off della Divisione Alcon, che nelle mani di Novartis non è mai decollata anche se nel 2018 le vendite sono cresciute di un buon 5%. Verrà anche avviata la trasformazione di Sandoz, con un rimodellamento del portfolio, maggiore focus geografico e una struttura di costi più snella. Competere nei farmaci generici e nei biosimilari sta diventando sempre più difficile e Teva ne sa qualche cosa.

Commentando i risultati, il CEO di Novartis Vas Narasimhan ha dichiarato: “Nel 2018 abbiamo reimmaginato Novartis. Abbiamo fatto importanti passi per diventare un’azienda farmaceutica che focalizza il suo capitale sullo sviluppo e sul lancio di farmaci innovativi, e sulla possibilità di renderli accessibili a livello globale. Abbiamo garantito una forte crescita graduale e, al contempo, abbiamo portato avanti le nostre priorità strategiche, inclusa la costruzione di nuove piattaforme terapeutiche avanzate, aumentando la produttività, gli sforzi nel digitale e creando una nuova cultura. Guardando al futuro, prevediamo di sostenere la crescita, top e bottom line, grazie alla forza dei nostri prodotti sul mercato e da una promettente previsione del lancio di 10 potenziali blockbuster entro il 2020.”

Bene anche l’Italia

Novartis archivia il 2018 in Italia con un fatturato di 1,71 miliardi di euro, in crescita del 4,3% (1,64 miliardi) rispetto al 2017. Ben 156 milioni sono stati ottenuti grazie all'export. Gli investimenti hanno superato i 73 milioni di euro, 65 dei quali destinati alla ricerca ed allo sviluppo. Nel campo della ricerca sono stati effettuati 247 studi clinici, con il coinvolgimento di 2.170 pazienti. A fine 2018 i dipendenti complessivi erano pari a 2.334 unità. Il country president e ad di Novartis Italia, Pasquale Frega, ricorda che «Il 2018 è stato un anno positivo per le attività di Novartis nel nostro paese. In tutte le aree di business abbiamo ottenuto risultati oltre le previsioni. La nostra posizione di leadership nel settore salute valorizza e sottolinea il ruolo che Novartis svolge nel sistema economico nazionale, contribuendo a rafforzarne la competitività e generando ogni anno un valore aggiunto al Pil che, come ha recentemente dimostrato uno studio di The European House - Ambrosetti, supera il miliardo di euro».

Le nuove terapie digitali

Novartis punta molto sulle nuove tecnologie e anche sulle terapie digitali che consistono in un software "somministrato" al paziente per avere un controllo a distanza ed eventuali cambiamenti da apportare alle cure, in sostanza una terapia comportamentale che, in alcuni casi, si può abbinare a farmaci. Queste terapie digitali, analogamente ai farmaci, dovranno dimostarre la loro efficacia sulla nbase di studi clinici controllati. Non parliamno di semplici app ma di qualche cosa di molto più sofisticato. Ogni terapia digitale infatti deve essere regolarmente sperimentata, registrata e regolamentata. Verrà fornita esclusivamente con prescrizione medica. Si stima che questo mercato già nel 2020 possa raggiungere i 10 miliardi di dollari All'interno di Novartis è stato istituito un gruppo di studio che valuterà l'opportunità di introdurre la terapia anche in Europa.

Un esempio particolarmente interessante è reSET (disponibile anche nella versione reSET-O, pensato specificatamente per le dipendenze da oppiacei), un software che, mediante una semplice app scaricabile dall'AppStore consente a chi ha problemi di dipendenza di seguire una vera e propria terapia cognitivo-comportamentale, ma con notevoli vantaggi pratici.
Le 12 settimane previste dal protocollo in vigore negli Usa (dove il prodotto è stato lanciato a cavallo tra la fine del 2018 e l'inizio del 2019) vengono comunque rispettate, ma invece che incontrare il terapista tre volte alla settimana lo si può fare saltuariamente: mediante l'Intelligenza Artificiale, reSET è in grado di analizzare i dati inseriti dall'utente e in particolare quelli relativi all'abuso di sostanze, restituendogli un feedback sia formativo, sia premiante.

11 blockbuster in arrivo

Entro il 2020, sono in arrivo una serie di farmaci per i quali è prevedibile un ampio successo. Sono attesi  i lanci di  ben11 potenziali blockbuster, tra nuove molecole e nuove indicazioni per farmaci già approvati.

Un farmaco molto atteso è zolgensma, la prima terapia genica per l'atrofia muscolare spinale di tipo 1, precedentemente noto come AVXS-101. Questo farmaco nel 2018 è stato il motivo dell'acquisizione di AveXis per 8,7 miliardi di dollari che Novartis ha investito per costruire la sua piattaforma di terapia genica, un settore in cui è già presente con Luxturna di Spark Therapeutics. EvaluatePharma, società di intelligence farmaceutico, per questo farmaco prevede vendite che nel 2024 potrebbero raggiungere  1,56 miliardi di dollari..

La valutazione dell’Fda per zolgensma  è attesa per il mese di maggio, ma tutti gli occhi sono puntati a come Novartis intende valutare il farmaco. Il presidente di AveXis Dave Lennon aveva precedentemente dichiarato un prezzo compreso tra i 4 e i 5 milioni di dollari. L’azienda di Basilea per ora non si sbilancia, ma nella conference con gli analisti è stato sottolineato la recente bozza di linee guida del farmaco dell’ICER, Istituto per la revisione clinica ed economica, che indicano come zolgensma sarebbe conveniente anche a un costo di 5 milioni di dollari.

Nel 2019 verrà lanciato anche brolucizumab, per la degenerazione maculare senile neovascolare. Uno studio recente ne ha confermato la superiorità rispetto ad aflibercept, l’attuale leader, nella riduzione del fluido retinico. Brolucizumab (RTH258) è un frammento di anticorpo umanizzato a singola catena (scFv, single-chain antibody fragment), il più avanzato ad  aver raggiunto questa fase di sviluppo. I frammenti di anticorpi a singola catena sono molto ricercati nello sviluppo dei farmaci, per le loro piccole dimensioni, l’ottima penetrazione tissutale, la rapida clearance dalla circolazione sistemica e le loro caratteristiche posologiche.

Quest’anno è attesa l’approvazione anche di alpelisib, un inibitore di PI3K alfa specifico di nuova generazione disegnato per migliorare il profilo di sicurezza e aumentare la finestra terapeutica rispetto ai pan inibitori di PI3K. Troverà indicazione nelle donne in post menopausa con tumore della mammella ER positivo fortemente pretrattate.

Infine, per i malati di sclerosi multipla si aspetta il siponimod (il marchio sarà Mayzent) che troverà indicazione per le forme secondariamente progressive  di malattia(SMSP). Il farmaco è in grado di ritardare in modo significativo la progressione della disabilità e ha anche effetti benefici sulle recidive cliniche e sull’attività di malattia rilevata mediante RMN, ivi inclusa l’atrofia cerebrale.