Negli ultimi tre giorni le azioni della svizzera Novartis sono salite di quasi il 5%, passando da 90 dollari a 94,25. La ragione è presto detta: il mercato è rimasto impressionato dalle possibilità cliniche e commerciali di LCZ696 il nuovo farmaco anti scompenso cardiaco i cui dati sono appena stati presentati all’ESC, il congresso europeo di cardiologia. In parallelo alla presentazione all'ESC, lo studio è stato pubblicato sul New England Journal of Medicine.

Nello studio di fase III, denominato PARADIGM-HF, il farmaco ha ridotto del 20% e del 21% il rischio di morte per cause cardiovascolari del 21% le ospedalizzazioni e del 16% la mortalità per tutte le cause. Nello studio, LCZ696 veniva confrontato con enalapril, uno degli standard di cura dello scompenso cardiaco.

Oltre a ridurre il tasso di mortalità, il farmaco incide anche su altyri fattori che pazienti, medici e payors hanno tra le loro massime priorità, quali ad esempio il costo gòobale della terapia (riduce i ricoveri in ospedale). Il nuovo farmaco può anche migliorare i problemi di aderenza dei paziente perché si tratta di un farmaco sostitutivo, al contrario di una pillola supplementare da aggiungere al resto della terapia. Questa è una considerazione importante perché i pazienti con insufficienza cardiaca in genere assumono una varietà di farmaci per gestire i diversi aspetti della loro condizione.

Conosciuto come ARNI (Inibitore del Recettore dell’Angiotensina e della Neprilisina), il farmaco è costituito da una combinazione di valsartan (inibitore dell’angiotensina II) e di AHU-377 (inibitore della neprilisina). LCZ696, compressa in doppia somministrazione giornaliera, è un farmaco first-in-class che agisce con diverse modalità sui meccanismi neuro-ormonali del cuore, bloccando i recettori responsabili di effetti dannosi e stimolando al contempo i meccanismi protettivi.

L’entusiasmo tra i clinici è palpabile, anche tra coloro che normalmente verso le aziende e i farmaci in generale hanno posizioni molto conservative se non addirittura critiche. Stephen Nissen, presidente della cardiologia presso la Cleveland Clinic e probabilmente più conosciuto per aver evidenziato i problemi di sicurezza del rofecoxib, definisce LCZ696 "da decenni , il primo nuovo farmaco contro l’insufficienza cardiaca." Sanjay Kaul del Cedars-Sinai Health System, un accanito sostenitore della severità delle procedura nella progettazione di studi clinici, dice che a meno che non emergano problemi che solo la Fda può scoprire, dice che è "una grande vittoria".

Le potenzialità del farmaco sono ben chiare anche a Michele Senni, Direttore della Cardiologia I, Scompenso e Trapianti di Cuore, ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, che ha coordinato la parte italiana del trial in cui sono stati arruolati più di 200 pazienti, sugli 8mila totali dello studio. "I dati presentati al congresso ESC dimostrano che LCZ696, rispetto all'ACE inibitore, il capostipite dei farmaci utilizzati fino ad oggi, è potenzialmente superiore in termini di sopravvivenza e di riduzione delle ri-ospedalizzazioni nei pazienti affetti da scompenso cardiaco cronico e con funzione ventricolare sinistra ridotta, cioè con un cuore che non riesce a pompare sangue a sufficienza nell’organismo. Questi dati aprono la strada a un potenziale cambiamento radicale nel trattamento dello scompenso cardiaco”.

Novartis intende depositare il dossier registrativo all’Fda entro la fine del  2014 mentre all’Ema andrà nei primi mesi del 2015.

Gli analisti di Wall Street già stimavano che le vendite annuali del farmaco potessero arrivare a $1,3 miliardi, Ma adesso tali stime vengono riviste al rialzo. Seamus Fernandez, della società finanziaria Leerinkfin miliardi do a 6,4 miliardi e fossa il target price del farmaco a 111 dollari. Anche l’analista di Morningstar Damien Conover prevede per LCZ696 $6 miliardi di dollari di fatturato annuo mentre Timothy Anderson di Sanford C. Bernstein si spinge fino a $8 miliardi.

Negli Stati Uniti, i pazienti con ridotta frazione di eiezione sono almeno la metà dei 26 milioni con diagnosi di scompenso cardiaco. La cura della malattia, nei soli Stati Uniti, costa almeno $32 miliardi l’anno. Un farmaco in grado di ridurre di un quinto decessi e ospedalizzazioni è qualcosa che può realmente cambiare a vita di tanti pazienti. Purchè vi sia conoscenza della malattia e del suo impatto sulla qualità di vita.

Novartis ha cercato di valutare la consapevolezza delle persone circa il problema rappresentato dallo scompenso cardiaco e ha scoperto che tra gli 11mila europei intervistati, solo l'8% ha potuto identificare i sintomi di insufficienza cardiaca e circa il 25% si sarebbe attivato spontaneamente per cercare un trattamento entro pochi giorni dalla comparsa dei primi sintomi.

La consapevolezza della malattia è fondamentale. I Centers for Disease Control and Prevention stimano che circa il 50% dei pazienti con scompenso cardiaco muoia entro cinque anni dalla diagnosi. Più la malattia è in fase avanza e peggiore è la prognosi e nella fasi più avanzate lo scompenso è più mortale di molte forme di cancro. Adesso, qualche cosa potrà cambiare anche nella cura dello scompenso.

Danilo Magliano