La procura di Siena ritiene che la multinazionale svizzera Novartis abbia truffato il ministero della salute, provocando un danno all’erario di 2,7 milioni di euro che potrebbe salire fino a 16 milioni di euro. L’inchiesta è nata da un accertamento sulla fornitura del Focetria (un vaccino pandemico anti A (H1N1).

È indagato Francesco Gulli, ad della divisione vaccini di Novartis. Perquisizioni sono in corso nelle sedi del gruppo farmaceutico a Siena e a Origgio.

In una nota, Novartis sottolinea che «il suo operato è, ed è sempre stato, improntato al pieno rispetto della legge e delle disposizioni vigenti» e «rinnova la sua disponibilità a collaborare pienamente con le autorità».

Gli investigatori ipotizzano una truffa legata al risarcimento che nel 2012 lo Stato versò a Novartis, in seguito al 'cessato allarme' pandemia. All'epoca, il ministero aveva chiesto l'interruzione della fornitura del vaccino stabilita nel 2010 in 24 milioni di dosi delle quali solo circa la metà erano già state consegnate.

L'accusa ipotizza che il risarcimento venne calcolato sulla base del prezzo gonfiato da Novartis del cosiddetto adiuvante, un componente essenziale del vaccino. L’adiuvante è un'emulsione in acqua di olio a base di squalene, denominata MF59. Questo agisce stimolando la risposta umorale e cellulare agli antigeni presenti nella sospensione del vaccino.

Secondo l'accusa, Novartis avrebbe gonfiato il prezzo dell'MF59, con un ricarico del 500% (3.964 euro al litro invece che 660) grazie a sovrafatturazioni infragruppo fra le consociate italiana, americana e tedesca. Gli investigatori del Nas sospettano che ciò possa essere avvenuto anche con l'Aifa, che determinò il prezzo del Fluad, altro vaccino adiuvato.

La vicenda risale al 2009 quando, su indicazione dell’Oms, il ministero della salute italiano istituì un’unità di crisi contro la pandemia “suina” e firmò un contratto da quasi 185 milioni di euro con Novartis per acquisire 24 milioni di dosi di vaccino anti A(H1N1), il Focetria.

Visto che l’allarme era rientrato, l’anno successivo il ministero chiese a Novartis di interrompere la fornitura: le dosi acquistate dallo Stato erano già più di 12 milioni, per una spesa di 97,6 milioni di euro. Novartis pretese un risarcimento per la mancata produzione degli oltre 11 milioni di dosi rimanenti. L’ammontare dell’indennizzo venne fissato nel 2012, per un ammontare di 19,8 milioni di euro.

La cifra venne calcolata sulla base dei danni subiti dalla casa farmaceutica anche a causa dell’acquisto dell’adiuvante MF59 per le dosi che non sarebbero state prodotte. Novartis, però, secondo gli inquirenti, gonfiò il costo dell’MF59 ottenendo un aumento dell’indennizzo e provocando così un danno all’erario di 2,7 milioni di euro.

Ma il danno all’erario potrebbe salire da 2,7 milioni di euro a oltre 16 milioni. Lo scrivono in una nota i carabinieri del Nas di Firenze. Gli investigatori, infatti, ipotizzano che sia stato gonfiato il prezzo non soltanto in fase di risarcimento del danno, quando il ministero chiese lo stop della fornitura, ma anche all’origine, quando venne stipulato il contratto d’acquisto.

Le accuse, per illecito amministrativo, riguardano anche la società Novartis Vaccines Diagnostics, per non aver adottato quei modelli organizzativi che avrebbero dovuto prevenire il reato di truffa contestato al suo amministratore delegato. Le perquisizioni sono state disposte dal pm di Siena Aldo Natalini.