In un’intervista rilasciata alla rivista svizzera “Schweiz am Sonntag”, Joe Jimenez, amministratore delegato di Novartis, ha detto che la società farmaceutica svizzera potrebbe spendere 4-6 miliardi di dollari l'anno per acquisizioni allo scopo di rafforzare il proprio impegno nelle aree di base dell’azienda, in oftalmologica, nei generici e biosimilari e nelle tre unità minori della società.

Il gruppo farmaceutico sta portando avanti un'operazione di revisione delle proprie attività dopo l'uscita del suo storico presidente Daniel Vasella. Il primo passo è stato fatto il mese scorso con la cessione della sua unità dedicata all’analisi dei campioni ematici alla spagnola Grifols per 1,7 miliardi di dollari.

Nell’incontro con gli investitori finanziari, svoltosi tre giorni, Jimenez ha detto che sdarebbe sorpreso se l’analisi approfondita del potenziale delle business unit del suo gruppo non venisse completata entro un anno e ha ribadito che l’azienda asta valutando tutte le opzioni strategiche per valorizzare il contributo di ogni divisione, compresa la cessione ovviamente. Non ha però fatto trapelare nulla sulle sue intenzioni future.

Alla domanda, “se condivide la posizione di Pierre Landolt, membro del consiglio direttivo della società, di arrivare a una fusione con Roche”, Jumenez ha affermato: “Credo che la Svizzera stia beneficiando del fatto che possiede due aziende farmaceutiche di grande successo". L’amministratore delegato di Novartis ha aggiunto che le due aziende hanno differenti strategie: Roche intende concentrarsi uncamente sul farmaceutico mentre Novartis punta ad essere un’azienda più diversificata.

Jimenez ha anche affermato che un eventuale accordo di libero scambio tra Svizzera e India dovrebbe includere clausole sulla protezione dei diritti di proprietà intellettuale. Ciò alla luce della crescente concorrenza dei prodotti indiani, avvantaggiati da un costo di produzione decisamente inferiore di quello europeo.

Joe Jimenez vuole anche che che il suo gruppo diventi leader del mercato farmaceutico in Africa. "Oggi siamo il numero tre in Africa. Investiamo mezzi consistenti per diventare il numero uno", ha affermato in un'intervista pubblicata dal domenicale "Schweiz am Sonntag".

Il CEO del gigante basilese ritiene che entro il 2020 il mercato africano del settore raggiungerà i 45 miliardi di dollari. "Il numero delle persone che formano la classe media aumenta fortemente. Ed è risaputo che quando si sviluppa la classe media la domanda sanitaria progredisce sensibilmente", ha affermato.

Novartis, che ha già siti di produzione in Kenya, Nigeria, Costa d'Avorio e Sudafrica, vuole produrre più medicinali in Africa, ha aggiunto Jimenez.

Per quanto riguarda la malaria, che ogni anno fa centinaia di migliaia di vittime in Africa, l'alto dirigente ricorda che Novartis sviluppa attualmente due medicinali, che dovrebbero essere pronti entro il 2017 o il 2018.

Inoltre, ha confermato che il suo gruppo sta lavorando all'elaborazione di un vaccino contro il virus dell'HIV. "Abbiamo creato per questo una collaborazione con Sanofi Pasteur e la Fondazione Bill & Melinda Gates, e stiamo preparando i primi test clinici. Dovrebbero cominciare nel 2014 in Sudafrica".