Novartis, Vasella lascia dopo 17 anni

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Dopo 17 anni al timone del colosso svizzero Novartis, Dan Vasella lascia. Il chiacchierato manager, artefice della fusione tra Sandoz e Ciba-Geigy nel ’96, ha inaspettatamente rassegnato le dimissioni dal consiglio di amministrazione dell’azienda dove ricopriva la carica di presidente. A sostituirlo sarà Joerg Reinhardt, che torna in Novartis dopo essersene andato lo scorso anno per aver perso la gara per il posto di amministratore delegato, vinta allora da Jose Jimenez.

Nell’ambiente è già ridda di ipotesi sul percorso che Novartis potrebbe ora intraprendere. Secondo molti analisti di borsa, per esempio, l’addio del volitivo Vasella, 59 anni, potrebbe avere come conseguenza la vendita di qualche asset, come l’unità vaccini. Giusto l’altro ieri l’azienda ha ottenuto l'approvazione della Ue per il suo vaccino contro il meningococco B, il primo finora disponibile.

Durante la gestione Vasella, Novartis è diventata uno dei maggiori player mondiali del settore farmaceutico. Ciò grazie alla crescita interna e alla propria pipeline ma anche con acquisizioni. L’azienda ha sborsato 7,5 miliardi di dollari per l'unità vaccini di Chiron e 50 miliardi per il business oculistico di Alcon, ma in entrambi i casi, secondo Bloomberg News, molti analisi si sono chiesti se questi acquisti non siano stati strapagati.

Nel frattempo, il gigante svizzero appare leggermente in affanno. Proprio ieri la società ha diffuso un comunicato stampa con gli ultimi risultati finanziari: il gruppo di Basilea lo scorso anno ha registrato un utile netto di 9,6 miliardi di dollari, in crescita del 4% rispetto al 2011. Il fatturato è invece calato del 3% a 56,7 miliardi di dollari. Il risultato operativo è salito del 5%, a 11,5 miliardi di dollari. Tra gli altri dati finanziari comunicati dall’azienda, l’utile per azione, al netto degli eventi eccezionali, è stato nel quarto trimestre di 1,27 dollari (+3%, +4% in valuta costante) e di 5,25 dollari (-6%, -3% in valuta costante) per tutto il 2012, mentre il free cash flow ha raggiunto i 3,5 miliardi di dollari nel quarto trimestre e gli 11,4 miliardi nell’intero anno.

I prodotti di più recente lancio sono cresciuti del 13%, a 16,3 miliardi di dollari, e rappresentano il 29% del fatturato annuo del Gruppo; Gilenya ha conseguito lo status di ‘blockbuster’ con vendite annue per 1,2 miliardi di dollari
Per il 2013 si prevede un leggero calo dei profitti e un andamento delle vendite con risultati in linea con quelli del 2012, a causa della concorrenza dei generici. Concorrenza che, secondo Novartis, potrebbe valere 3,5 miliardi di dollari di mancati ricavi.

Novartis è comunque ottimista e prevede che il 2013 vedrà l’avvio della prossima fase di crescita, la quale dovrebbe portare nel 2014 e 2015 a una crescita del fatturato almeno al livello intermedio di una cifra, e a un tasso anche superiore per quanto riguarda il risultato operativo al netto degli eventi eccezionali. l'ottimis,o dell'azienda derivca dalla pipeline. nel corso del 2012 vi sono stati 17 importanti approvazioni, comprese quelle di everolimus per il carcinoma mammario avanzato negli Stati Uniti e in Europa, di Jakavi per la mielofibrosi in Europa e negli Stati Uniti; Bexsero, il primo vaccino contro il meningococco B.

La pipeline è leader del settore, con oltre 200 progetti in fase di sviluppo clinico, dei quali 138 nei Farmaceutici; entro i prossimi due anni, Novartis prevede di ottenere, solo nel Farma, i risultati di 24 studi pivotali, fino a 20 domande di autorizzazione e 18 potenziali approvazioni

Ora resta da vedere in che misura l’abbandono di Vasella porterà a cambiamenti sostanziali. Certo è che con quest’avvicendamento al vertice della società, Jimenez e Reinhardt, rivali non molto tempo fa, si trovano di nuovo a lavorare fianco a fianco, nella stessa squadra. Jimenez ha dichiarato a Bloomberg che “il rapporto sarà molto positivo".

Se non altro, con questo cambiamento, gli occhi degli analisti saranno puntati più sulle operazioni e le attività dell’azienda che non sulla personalità autocratica e sopra le righe di Vasella. Il manager è stato spesso criticato dagli azionisti che gli hanno rimproverato non solo la sontuosa retribuzione, ma anche la sua insistenza nel voler fare sia il presidente sia amministratore delegato, come è accaduto per molti anni.

L'anno scorso, per esempio, l’associazione di azionisti svizzera Ethos ha attaccato pesantemente Vasella per aver portato a casa un pacchetto di 14 milioni di dollari in un momento in cui la casa farmaceutica stava pensando di chiudere alcuni impianti e tagliare migliaia di posti di lavoro, tra cui alcuni in Svizzera.

Proprio in Svizzera è prevista per il 3 marzo una consultazione in cui i cittadini saranno chiamati ad esprimersi sulla possibilità che gli azionisti debbano avere più voce in capitolo e possano dire la loro sui compensi del top manager. Nel frattempo, comunque, Novartis non è stata a guardare e l'anno scorso ha tagliato del 16% il compenso di Jimenez e ridotto del 3% rispetto all'anno precedente quello di Vasella.

Nei 25 di attività in azienda, Vasella ha plasmato la società facendola diventare un gigante della farmaceutica. E’ riuscito in un’impresa difficile e ha vinto quadi tutte le sfide. Tranne una, riunire in una sola entità le due società farmaceutiche di Basilea, Novartis e Roche. Novartis, per ora, si deve accontentare di una importante quota azionaria di Roche (circa un terzo) ma è fuori dalla stanza dei bottoni dell’azienda. Vedremo se i successori di Vasella riusciranno a completare l’opera di unificazione. In Svizzera, Vasella e Novartis sono stati a lungo considerati quasi dei sinonimi. Ma ora si cambia.