La multinazionale di Basilea ha raggiunto un accordo con la spagnola Grifols per la cessione della sua unità dedicata all’analisi dei campioni ematici. La transazione si concluderà con un incasso per Novartis pari a $1,68 miliardi.

Questa divisione di Novartis opera nell'ambito del blood testing e della diagnostica molecolare. Le attività della business unit appena ceduta a Grifols sono volte a prevenire la diffusione di malattie infettive, attraverso lo sviluppo di nuovi strumenti di screening del sangue che rendano più sicure le forniture di sangue a livello mondiale.

La divisione in questione faceva parte del gruppo Chiron, rilevato da Novartis nel 2006. Nel 2012 ha realizzato un fatturato di 565 milioni di dollari. Si tratta della più ampia dismissione di asset aziendali dopo la cessione della divisione Gerber, specializzata in cibi per neonati, avvenuta nel 2007.

Grifols è il più grande produttore europeo di derivati ematici e dal plasma, ritiene che con l’acquisizione appena conclusa la propria divisione specializzata in test sul sangue possa raggiungere un fatturato annuo di $1 miliardo.

Le due aziende puntano a finalizzare la transazione nella prima meta' del 2014, secondo una dichiarazione rilasciata dal gruppo di Basilea.

"Sono particolarmente lieto che l'accordo con Grifols fornisca ai dipendenti l'opportunita' di partecipare a una societa' che si concentrera' sul rapido sviluppo di questa attivita'", ha commentato il ceo di Novartis, Joseph Jimenez. L' attivita' oggetto della cessione, con sede a Emeryville in California, e' specializzata nell' analisi di campioni di sangue al fine di garantire la sicurezza delle trasfusioni.

L'operazione rimane sulla linea del programma di disinvestimento della società di Basilea e permetterà a Novartis di concentrare le proprie attività strategiche.

L'operazione consentirà a Grifols di aumentare in maniera significativa le vendite e il risultato netto di sfruttamento nel primo anno ed eleverà "solo moderatamente" il livello di indebitamento. Sarà finanziata con un prestito ponte di 1,5 miliardi di dollari (1,122 miliardi di euro) sottoscritto integralmente e in parti uguali fra Nomura, BBVA e Morgan Stanley.