Ogni anno circa un milione di persone muore a causa della malaria. Uno problemi principali è che i nuovi antimalarici, frutto della terapia combinata a base di artemisina, ha un costo troppo elevato non alla portata dei pazienti dei paesi più poveri che riescono ad acquistare solo i farmaci più datati nei confronti dei quali spesso il plasmidio è già diventato resistente. E' quanto emerge da uno studio condotto nei sei paesi più a rischio dall'organizzazione internazione internazionale "Populations Services International" Malaria" (PSI)
Le combinazioni di farmaci a base di artemisia (ACT) raggiungono un costo di 65 volte superiore al salario minimo giornaliero di certe zone africane. Il costo è di circa 11 dollari a paziente, mentre i vecchi farmaci costano solamente 30 centesimi. Il problema è che spesso non funzionano più.
La maggior parte dei pazienti si approvvigiona di farmaci pagandoli di tasca propria e il costo delle medicine diventa quindi un fattore critico.

Lo studio condotto da PSI ha l'obiettivo di fornire dati di base per la messa a punto di progetti di aiuto. Sono stati analizzati I dati provenienti da 11 paesi africani analizzando i dati di 23 mila  ricette provenienti da 20mila farmacie.  Nella maggior parte dei casi i farmaci a base di ATC rappresentano solo il 5-15% degli antimalarici venduti in farmaci e lo scoglio da superare è proprio quello del loro costo.

Gli esperti di malaria si augurano che il piano da 225 milioni di dollari messo a punto dalla'organizzazione "Affordable Medicines Facility for malaria (AMFm)" possa consentire di ridurre drasticamente il costo degli antimalarici ACT. I primi paesi che potranno usufruire del sostegno economico per l'acquisito di questi farmaci sono  Benin, Cambogia, Ghana, Kenya, Madagascar, Uganda, Nigeria, Rwanda, Senegal, Tanzania e  Niger.
PSI è un'associazione no profit presente in 60 paesi. I suoi programmi di assistenza si rivolgono principalmente alla cura della malaria e dell'AIDS. La società ha sede a Washington ed ha un ufficio anche ad Amsterdam. Ha circa 250 dipendenti e una rete di 8mila volontari. I donatori principali sono i governi di Usa, UK, Germania e l'Onu