In un report pubblicato da CMR International, una società specializzata in ricerche di mercato che fa parte del gruppo Thomson Reuters, si legge che le vendite mondiali dei farmaci lanciati negli ultimi cinque anni nel 2009 hanno contribuito ai ricavi aziendali delle aziende farmaceutiche per un misero 7%.
Nel 2009, si legge nel report, sono stati lanciati 26 farmaci  completamente nuovi (new molecular entities o NMEs) contro i 21 dell'anno precedente. Sembra un aumento ma sono poco più della metà rispetto al picco registrato nel 1997.

Commentando questo incremento, Hans Poulsen, di CMR, ha detto che è in parte una buona notizia, ma alla luce dei dati che indicano un calo continuo delle percentuali complessive di successo, resta da vedere se l'industria sarà in grado di invertire il trend, in atto da un decennio, di riduzione dei prodotti usciti dalla R&S.

Inoltre, il numero degli insuccessi dei candidati farmaci nelle fasi finali dello sviluppo (la fase III), che secondo Poulsen rappresentano  "il cuore del problema", è quasi raddoppiato nel 2007-09, sfiorando quota 40, rispetto al biennio precedente e solo un farmaco su 12 entrati nello sviluppo preclinico è stato sottoposto al vaglio delle autorità regolatorie. Non solo. Più della metà dei passaggi alle fasi intermedie di sviluppo riguardano in realtà nuove indicazioni.

Poco incoraggiante anche il dato relativo agli investimenti in R&S, ridottisi dello 0,3% nel 2009, a fronte di un aumento del 6,6% nell'anno precedente. Questo perché molte società, tra cui Pfizer, GlaxoSmithKline e AstraZeneca, hanno dato un taglio netto agli investimenti in R&S e si stanno orientando verso nuovi modelli di ricerca farmacologica, in cui tutta la parte iniziale dello sviluppo del farmaco viene delegata a piccole biotech o centri di ricerca pubblici. Solo quando un farmaco si dimostra promettente, la grande azienda interviene con accordi di sviluppo congiunto in cui si condividono i rischi e le piccole biotech ricevono compensi crescenti man mano che il farmaco procede nelle varie fasi della ricerca.

Per quanto riguarda le diverse aree terapeutiche, la fetta più grossa della torta degli investimenti se l'è aggiudicata l'oncologia, con il 18% della spesa totale, seguita a ruota dal cardiovascolare, con il 15%, e dal sistema nervoso centrale, con il 12%. Jane Sharples, general manager di CMR, ha commentato che "l'oncologia è un settore in cui ci sono molti bisogni non soddisfatti e si ha una certa percentuale di successi, il che è incoraggiante per l'industria", ma che, più in generale "c'è un problema reale di innovazione. La ricerca sta diventando sempre più difficile e le aziende hanno bisogno di capire come funziona un prodotto per aver successo".