Le voci si inseguono sulla possibile mega acquisizione su cui Pfizer starebbe meditando. L’ultimo rumor di mercato darebbe addirittura Glaxo come possibile preda. Ma c’è anche la possibilità di un ritorno di fiamma per AstraZeneca. Ma forse anche di obiettivi minori e meno problematici come Shire o Perrigo.

Insomma, una situazione ancora molto fluida ma con una quasi certezza: Pfizer deve fare un'acquisizione importante, quella recente di Hospira da sola non basta ad assicurarle un futuro florido.

Pfizer deve risolvere in fretta due problemi. Il primo è quello della tassazione degli enormi profitti accumulati nelle filiali estere. Se dovessero rientrare in patria, cadrebbero sotto la mannaia del fisco americano.

Meglio quindi spenderli per risolvere l’annoso problema del gigante di New York, cioè quello di una pipeline nella quale ci sono farmaci potenzialmente validi ma non in grado di rimpiazzare del tutto i fatturati dei farmaci con  brevetti di prossima scadenza, come ad esempio quello di Lyrica ($5,168 mld nel 2014).

All’analista di Jefferies Group Jeffrey Holford, piace lo scenario delle acquisizioni di più modesta entità, più facili da gestire e con meno "anticorpi" politici. La storia di AstraZeneca è stata istruttiva in questo senso.

La testata Bloomberg riferisce che in una nota agli investitori, l'analista Holford cita sia Shire e Perrigo come potenzialmente interessanti per il gigante farmaceutico americano. Da sole o eventualmente anche comprate tutte e due.

Entrambe le società  hanno sede fiscale in Irlanda, il che significa che Pfizer, attraverso una inversione fiscale, potrebbe tagliare i suoi costi fiscali. Entrambe hanno prodotti che potrebbero essere di interesse per Pfizer anche alla luce della possibile divisione di Pfizer in due o più entità, come sperano molti investitori.

Perrigo, la cui attività è basata sui farmaci over-the-counter, è già inseguita da Mylan, che a sua volta si trova ad affrontare un tentativo di acquisizione da parte del gigante dei generici Teva. Il presidente esecutivo di Mylan ha suggerito che Pfizer potrebbe semplicemente comprarsi la sua azienda dopo che essa avrà inghiottito Perrigo.

Perrigo ha già respinto tre offerte presentate da Mylan, anche se il suo amministratore delegato Joe Papa ha indicato questa settimana che sarebbe più disponibile al dialogo se il prezzo fosse giusto. Naturalmente, questo tipo di discorso potrebbe anche essere un segnale che la società è alla ricerca di qualcun altro, forse qualcuno con le tasche più profonde per partecipare alla gara. Quel qualcuno potrebbe essere Pfizer?

Il Ceo Pfizer, Ian Read, non ha ancora mostrato le sue carte, offrendo solo anticipi che suggeriscono il suo pensiero. Anche se il Tesoro degli Stati Uniti ha apportato alcune modifiche fiscali che scoraggiano gli accordi di inversione fiscale, Read ha detto che non vede come queste misure possano impedire che tali accordi si realizzino.

In una nota agli investitori, Deutsche Bank vede invece come possibile una fusione fra Pfizer e Gsk. E non solo per le agevolazioni fiscali al fine di ridurre i costi, ma anche per i maggiori guadagni per Pfizer, già nel breve termine. Il tempo stringe per Pfizer. Bloomberg ha detto che ritiene che Pfizer senta "un senso di urgenza", per usare la sua forza economica al fine di fare un’offerta che sposti l’ago della bilancia a proprio favore.

Motivi validi per cercare di comprare GlaxoSmithKline ci sono senz’altro. Da una parte i risparmi fiscali ottenibili dalla domiciliazione della nuova società nel regno Unito, dove le tasse per le grandi corporation sono molto ridotte.  Poi, la fusione tra le due aziende porterebbe a sinergie economiche perché verrebbero tagliati costi amministrativi e di sviluppo. Si stima che questi risparmi potrebbero raggiungere il miliardo di dollari l’anno.

Nello stesso tempo, bisogna considerare che Glaxo sta attraversando un momento di riorganizzazione del proprio business, che più che mai oggi punta sulla cura delle malattie respiratorie e sui vaccini. Nella cura di asma e Bpco, Glaxo è un leader mondiale, anche se per l’azienda britannica non sarà facile replicare l’enorme successo di Advair, farmaco a brevetto scaduto che all’apice delle vendite aveva raggiunto oltre 8 miliardi di fatturato. Per rimpiazzarlo, Glaxo punta su quattro nuovi prodotti: Breo, Anoro, Incruse e Arnuity.

L’unione delle due società creerebbe anche il primo gruppo al mondo nei vaccini. Pfizer porterebbe in dote il Prevnar, vaccino per la prevenzione della polmonite da pneumococco e Glaxo ha vaccini per un’ampia gamma di patologie. Le due aziende avrebbero certamente avere un portafoglio diversificato di vaccini, ma gli ordini e i margini dei vaccini sono determinati dalle decisioni dei Governi. Se gli ordini non ci sono, o un insieme specifico di malattie o mutazioni del virus sono andati in letargo, ciò potrebbe portare a periodi prolungati di margini più deboli, un fatto grave per una società farmaceutica vaccino dipendente.

Infine, anche se Pfizer è "agnostica" per la dimensione di un eventuale acquisto, della serie grandi o piccoli vanno bene purchè abbiamo senso, puntare su GlaxoSmithKline sarebbe per Pfizer un azzardo forse troppo forte, per il quale si stima servirebbe una cifra superiore a  $130 miliardi.
Puntare su Gsk non avrebbe effetti positivi immediati sulla redditività, avrebbe fortissime resistenze politiche (basi pensare a cosa è successo per AstraZeneca) e comporterebbe sconquassi organizzativi di cui non si può non tenere conto. Ecco perchè pensiamo che acquisizioni più mirate e circoscritte sarebbero più facilmente gestibili e fattibili.

Nel corso degli ultimi cinque anni, Pfizer (e i suoi azionisti) hanno visto il prezzo delle azioni salire di circa il 125%, una performance migliore del 30% della media dell’indice S & P 500.

Ciò che rende questo performance così unica e anche un po’ strana è il fatto che le società in crescita sono in genere quelle che perfomano meglio quando il mercato è in una fase di crescita, mentre le società più mature e stabili, come Pfizer, in questa fasi vanno meno bene della media del mercato.

Per rendere le cose ancora più confuse, le perdite di esclusività brevettuali hanno colpito duramente Pfizer. Dal 2010 Pfizer ha visto ridursi drammaticamente le vendite dell’anticolesterolo Lipitor, l’anti-infiammatorio Celebrex, e l’anti BPCO Spiriva che hanno perso l'esclusiva in regioni importanti. Infatti, in base al fatturato  di Pfizer che nel 2015 dovrebbe collocarsi nel range di $ 44 -i 46 miliardi dollari di fatturato (comprensivo degli effetti valutari negativi), il fatturato di Pfizer è scesi di un terzo (circa 22 miliardi dollari) in soli cinque anni.

La riduzione dei costi effettuata dalla società americana è stata sicuramente di grande aiuto per la salute finanziaria e quindi anche per l’andamento di borsa, ma  Pfizer ha fatto tutto quanto in suo potere per mantenere i rendimenti per gli azionisti su livelli impressionanti. Tra 2011-2014 Pfizer ha restituito quasi 65 miliardi dollari agli investitori tramite dividendi e riacquisto di azioni.

Nel primo trimestre di quest'anno, Pfizer ha riacquistato proprie azioni $ 6 miliardi e ha pianificato di distribuire aglio azionisti oltre 7 miliardi di dollari di dividendi. Nel complesso, il suo rendimento per gli azionisti è ben oltre il 6%, il che ha contribuito a tenere alto il prezzo delle azioni. Purtroppo, Wall Street vuole di più, e il management di Pfizer lo sa.


Danilo Magliano