A seguito di una revisione strategica della propria pipeline, Pfizer ha deciso di interrompere lo sviluppo dell’antiepatite C sperimentale filibuvir. Noto anche con la sigla PF-00868554, filibuvir è un inibitore non nucleosidico della polimerasi NS5B del virus dell’epatite C. Il farmaco era entrato nella pipeline aziendale nel 2002, attraverso l’acquisizione di Pharmacia.

Filibuvir si trova in Fase II dello sviluppo clinico ed è stato giudicato non competitivo rispetto a farmaci analoghi che si trovano in fase molto più avanzata sviluppati da Gilead Sciences (sofosbuvir) e Abbott (ABT-450/r, ABT-267, ABT-333) e Bristol Myers Squibb, Janssen e altre biotech meno note al grande pubblico.

La decisione di Pfizer non trae dunque origine da motivi legati alla sicurezza del farmaco ma semplicemente da una valutazione commerciale non positiva.

La competizione per lo sviluppo di nuovi antivirali contro l’epatite C è diventata estremamente accesa e Abbott e Gilead sembrano guidare la corsa per portare in commercio i primi regimi cosiddetti interferon free, cioè senza interferone, caratterizzati da tassi di cura molto elevati, anche nei pazienti più difficili da trattare.

Infezione da virus dell’epatite C (HCV)
L’epatite C è una malattia infettiva che colpisce il fegato ed è la principale causa di epatopatia cronica e di trapianto d’organo. Si tratta di uno dei maggiori problemi di salute pubblica in tutto il mondo, oltre a essere la patologia infettiva più diffusa. Si stima, infatti, che i malati di epatite C cronica nel mondo siano circa 150 milioni e ogni anno ci siano 3-4 milioni di nuovi casi di infezione. Solo il 15-25% circa dei pazienti riesce a eradicare il virus nella fase acuta.

La scoperta del virus dell'epatite C è relativamente recente; risale infatti al 1989; a partire da quell'anno ne sono state identificate 6 varianti (numerate da 1 a 6); i sottotipi sono più di 90. I 6 genotipi del virus dell'epatite C sono distribuiti nel mondo in modo variegato. La variante prevalente è la 1.

In Europa occidentale predominano quattro genotipi (i genotipi 1, 2, 3 e 4). Il tasso di guarigione oscilla tra il 70 e il 90% per i genotipi 2 e 3, mentre si situa attorno al 50% per il genotipo 1. Per i rari casi di genotipo 4, il tasso può essere poco superiore al 50%.

L’epatite C varia da paziente a paziente a seconda dello stadio di gravità della patologia, del tipo di virus e del patrimonio genetico del paziente, il quale necessita, quindi, di un approccio terapeutico personalizzato. Per esempio, il genotipo 1a e 1b sono i più comuni virus dell’epatite C, tuttora difficili da curare.

L’infezione da HCV spesso non viene diagnosticata a causa della sua natura asintomatica. Di conseguenza molti pazienti si presentano al proprio medico con una malattia epatica in fase già avanzata. Questi pazienti sono difficili da curare e hanno un’urgente necessità di trattamenti efficaci e meglio tollerati rispetto agli standard terapeutici attualmente disponibili.

Delle persone affette da epatite C cronica, il 20% sviluppa cirrosi e il tasso di mortalità dopo questa evoluzione è del 2-5% annuo. La malattia epatica in fase avanzata, causata da infezione da HCV, rappresenta attualmente la principale indicazione di trapianto di fegato nel mondo occidentale.