La corsa all’oro della immunoterapia del cancro sembra inarrestabile. Secondo fonti ben informate, Pfizer ha avviato negoziati per acquisire società biotech francese Cellectis con un esborso di ben 1,5 miliardi di euro (1,6 miliardi dollari).

Lo riferisce il Financial Times, che tuttavia  precisa che, nonostante i colloqui siano avanzati, l’accordo non è ancora certo. Le azioni di Cellectis sono salite di oltre il 14 per cento alla diffusione della notizia.

Lo scorso anno, Pfizer ha ottenuto una quota del 9,5 per cento in Cellectis nell'ambito di una partnership di co-sviluppo di terapie tumorali.

Cellectis è in competizione con diverse case farmaceutiche, tra cui Novartis, Kite Pharma e Juno Therapeutics per sviluppare terapie con linfociti T ingegnerizzati (“chimeric antigen receptor (CAR) T cell immunotherapies”)  per farli diventare potenti armi anticancro.

Segnalata come Breakthrough of the Year 2013 dalla rivista Science, la terapia cellulare con linfociti geneticamente modificati è una branca della medicina traslazionale dalla storia non recente, ma solo ultimamente assurta alla cronaca scientifica e non per i risultati eccezionali ottenuti già nelle fasi precoci della sperimentazione clinica in tumori ematologici resistenti a terapie convenzionali (risposte complete e durature nel 90% dei bambini ed adulti con leucemia linfoblastica B sottoposti al trattamento – (Maude et al, NEJM, 16 Ottobre 2014).



Tale approccio è finalizzato a migliorare il riconoscimento delle cellule tumorali da parte dei T linfociti del paziente, rendendoli così in grado di distruggere il tumore. Ciò si ottiene attraverso l’aggiunta di recettori “artificiali” (definiti chimerici – da cui il termine CAR: Chimeric Antigen Receptor) attraverso la manipolazione in laboratorio dei T linfociti estratti dal paziente e reintrodotti nello stesso al termine della procedura. Questo approccio, essendo basato sull’utilizzo di cellule self (ossia già appartenenti al soggetto, non estranee), minimizza al massimo l’eventualità di rigetto.

Recentemente, però, alcuni analisti hanno messo in dubbio le potenzialità dei trattamenti, soprattutto la loro efficacia nei tumori solidi, ancora da dimostrare. Gli esperti hanno anche espresso preoccupazioni per quanto riguarda l'alta attività dei trattamenti e il loro potenziale di danneggiare il tessuto sano, così come i loro costi produttivi.

Pfizer punta molto all’oncologia. Nel novembre dello scorso anno, la Pfizer ha stipulato una collaborazione con Merck KGaA del valore potenziale di 2,8 miliardi dollari per co-sviluppare il farmaco sperimentale anti-PD-L1 MSB0010718C per indicazioni multiple di cancro. Separatamente, nel mese di febbraio, la società ha raggiunto un accordo per l'acquisto di Hospira per circa 17 miliardi dollari.

Quello con Cellectis, se confermato, non è certo l’accordo di grandi dimensioni che tutti stanno aspettando, ma sarebbe un tassello nella strategia di rafforzare l’area dei prodotti di ricerca di Pfizer.