Pfizer il misterioso pretendente di Sobi?

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Secondo quanto riporta la Reuters, che cita fonti ben informate che però intendono mantenere l’anonimato, la società che sta puntando alla conquista di Sobi sarebbe Pfizer.

Lo scorso lunedì il board dei direttori di Sobi aveva confermato l’esistenza di contatti finalizzati all’acquisizione della società svedese ma non aveva citato il nome del potenziale acquirente. Inoltre, era stato precisato, che non vi era la certezza della presentazione di una offerta formale nè tantomeno dei suoi termini. Oltre a Pfizer, l’altro nome che era girato è quello di Biogen.

Martedì scorso nel corso della presentazioni dei dati trimestrali dell’azienda, Ian Read amministratore delegato Pfizer, aveva detto di essere aperto alle offerte e di essere "agnostico" sulle dimensioni delle possibili acquisizioni.

Dopo il rialzo del 19% che ha fatto seguito alla diffusione della notizia dell’interesse per l’acquisizione della società, adesso in borsa Sobi vale circa 4,3 miliardi di dollari, niente male per una società fondata nel 2001. Lo scorso anno la società svedese ha generato un fatturato di 313 milioni di dollari.

Pfizer e Sobi si conoscono bene perchè la società svedese produce ReFactor AF, un farmaco anti emofilia A commercializzato da Pfizer. Ed è proprio l’emofilia l’area su cui Sobi (ed evidentemente anche Pfizer) puntano di più. Insieme a Biogen, Sobi ha sviluppato Elocta and Alprolix due nuovi fattori della coagulazione a lunga durata di azione, VIII e IX, rispettivamente.

Questi farmaci sono molto interessanti perché riducono sensibilmente il numero di iniezioni necessarie ai pazienti. Sono già approvati e da poco disponibili in terapia in Usa, Canada e Giappone. L’approvazione europea dovrebbe avvenire entro l’anno.

Come noto, Pfizer sta attivamente cercando di crescere sia per rimpinguare la propria pipeline, sia in vista di un possibile split dell’azienda in due o tre parti, che devono quindi essere irrobustite prima della eventuale divisione. In questa ottica, nel mese di febbraio Pfizer si è comprata Hospira, sborsando $17 miliardi e irrobustendo il suo settore di prodotti maturi.

Dopo il fallimento della tentata acquisizione di AstraZeneca, nei mesi scorsi Pfizer ci ha provato con Teva venendo però respinta e in questi giorni vi è voce di un possibile interesse per GlaxoSmithKline.

Oltre alla necessità di crescere o perlomeno di mantenere il fatturato sui livelli attuali in vista della scadenza di brevetti importanti, come quello di Lyrica, Pfizer ha un’altra ragione per investire in acquisizioni. La società ha “parcheggiato” all’estero valuta per circa $40 miliardi, frutto dei profitti delle consociate. Riportarli in Usa significherebbe pagare tasse rilevanti. Meglio forse spenderli per crescere.