Pfizer ha alzato l'offerta per fare sua AstraZeneca. In totale l'azienda americana ha offerto offre circa 117 miliardi di dollari, di cui il 45% in cash e la parte restante in proprie azioni. Il board di AstraZeneca ha però fatto sapere che rifiuta l'offerta che sottovaluta l'azienda e pone a rischio la sua rircerca in Uk, Svezia e Usa.

Le due società hanno discusso l'accordo durante il fine settimana, attraverso diverse riunioni tra cui una durata due ore svolta in videoconference nel pomeriggio di domenica. Durante questi colloqui i più alti dirigenti di AstraZeneca hanno ribadito che la Pfizer non è riuscita a dare garanzie definitive circa gli impegni per i programmi di ricerca e sviluppo del gruppo nel Regno Unito e i futuri investimenti di innovazione nel Regno Unito.

Il cda di AstraZeneca, si legge in una nota, sarebbe stato disposto a prendere in considerazione la nuova offerta se fosse stata superiore del 10% rispetto all'importo contenuto della proposta di Pfizer. Così però non è stato, e l'offerta è stata solo di poco superiore a quella precedente e non sufficiente per l'azienda anglo britannica.

In accordo con la legge britannica, l'offerta di Pfizer, che l'azienda ha dichiarato essere definitiva,  scadrà alle 5.00 (ora di Londra) del 26 maggio. Dopodichè, l'azienda americana ha già fatto sapere che non intende presentare offerte ostili, ma si rivolge agli azionisti premendo affinchè si facciano parte attiva nel far passare la nuova proposta.

Pfizer aveva pronunciato il "55", il “numero magico” che gli investitori aspettavano, cioè ha offerto 55 sterline per azione, circa il 15% in più dell’ultima offerta. La nuova offerta rappresenta un premio del 45% rispetto al valore di borsa di AstraZeneca precedente l'annuncio dell'interesse di Pfizer. Però 55 non è bastato ad AstraZeneca che, come anticipato, ha nuovamente respinto l'ìofferta doi Pfizer, la tera da quando è inziata questa storia.

L’azienda Usa intende creare la più grande azienda farmaceutica a livello mondiale, che avrebbe il quartier generale a New York ma il domicilio fiscale nel Regno Unito, il che comporterebbe un significativo risparmio fiscale. In Gran Bretagna la tassazione sugli utili delle corporation è del 21 per cento, e potrebbe scendere al 20 dal prossimo anno. In Usa invece è al 38 per cento: se Pfizer si trasferisse oltreoceano, risparmierebbe 1,4 miliardi di dollari all’anno.

L’affare ha generato una serie di reazioni politiche da entrambe le sponde dell’Atlantico. Venerdì scorso, il governo svedese ha lanciato una protesta contro la fusione perché teme essa porterà a tagli dei posti di lavoro nella ricerca, riecheggiando le preoccupazioni dei legislatori britannici presentate nel corso di due audizioni parlamentari della scorsa settimana e i timori per l'occupazione degli Stati Uniti negli stati in cui AstraZeneca ha una grande presenza.

L'anglo svedese AstraZeneca, ricordano, ha nel Paese scandinavo "circa 5.900 impiegati, di cui 2.200 in ricerca. Questo rappresenta quasi il 25% dello staff totale della società dedicato a questa attività. In più, il 30% della produzione dell'industria è collocata in Svezia. Il governo svedese ha imparato a giudicare le società in base a quello che fanno, piuttosto che a quello che dicono. Quindi, la nostra preoccupazione principale è come l'affare potrebbe influenzare la ricerca e i suoi livelli di occupazione in Europa. E le garanzie che Pfizer ha fornito al riguardo non sembrano essere sufficienti".

In più, evidenziano i membri dell'esecutivo svedese, "Pfizer ha una storia di tagli repentini e drastici del personale a seguito di acquisizioni. Se non ci sarà maggiore chiarezza per quanto riguarda gli effetti" della possibile fusione "la nostra conclusione, basata sull'impegno del governo svedese a sostenere le scienze della vita e la crescita a lungo termine in Svezia, è che i proprietari di AstraZeneca dovrebbero prendere seriamente in considerazione di respingere la proposta di Pfizer", concludono.

L'offerta di Pfizer sarebbe la più grande acquisizione estera di una ditta britannica ed è contrastata da molti scienziati e politici che temono che possa minare la base scientifica della Gran Bretagna.

Il primo ministro britannico David Cameron ha detto che vuole maggiori garanzie da Pfizer e il ministro della Scienza David Willetts la settimana scorsa ha affermato che vorrebbe vedere più garanzie sugli investimenti rispetto ai cinque anni attualmente promessi da Pfizer.

Il governo britannico ha anche tenuto colloqui esplorativi con Bruxelles per rafforzare la sua capacità di forzare Pfizer a onorare gli impegni sui posti di lavoro e nella ricerca in base alle norme dell'Unione europea. Ma Cameron ha anche detto la Gran Bretagna non vuole essere visto per essere il Paese si oppone alle compagnie straniere.

Cosa succederà asdesso? E' difficile dirlo. A Pfizer rimangono tre opzioni. Alzare ulteriormente l'offerta, lanciare un Opa ostile rivolgendosi direttamente agli azionisti di AstraZeneca oppure lasciare il campo.

Comunicato AstraZeneca