Oggi Pfizer ha reso noto di aver deciso di ritirarsi dalla trattativa che doveva portarla all'acquisizione di AstraZeneca e per la quale era disposta a sborsare circa $118 miliardi.

In una nota, l'azienda americana ha spiegato che il 18 maggio era stata fatta una offerta finale per la fusione delle due società e di fronte al rifiuto della proposta da parte del cda di Astrazeneca, Pfizer "annuncia che non intende fare una offerta per Astrazeneca".

Oggi scadeva la dead line fissata dalla legge britannica sulle acquisizioni che concede un tempo determinato alle due aziende per mettersi d’accordo, dopodichè per almeno sei mesi la trattativa  è sospesa. Potrebbe riprendere prima, dopo soli tre mesi, se la decisione parte dalla società oggetto dell’acquisizione, in questo caso AstraZeneca.

"Noi continuiamo a credere che la nostra proposta finale fosse vincolante e rappresentasse il reale valore di Astrazeneca alla luce delle informazioni disponibili. Come abbiamo indicato dall'inizio, il perseguimento di questa transazione era un potenziale rafforzamento della nostra strategia esistente. Noi continueremo a concentrarci sull'attuazione del nostro piano, portando avanti nuovi trattamenti per andare incontro ai bisogni dei pazienti e restando amministratori responsabili del capitale dei nostri azionisti", ha dichiarato Ian Read, presidente e ceo di Pfizer.

Era in fondo la decisione attesa anche dai mercati che già venerdì avevano fatto perdere il 10% alle azioni di Pfizer prevendendo l’allontanarsi della prospettiva di una fusione tra le due società.

Pfizer avrebbe potuto iniziare in merger ostile, rivolgendosi direttamente ai mercati, cioè alla borsa. Ma vista la forte riluttanza iniziale delle autorità politiche britanniche ha sempre detto che non lo avrebbe fatto.

Finisce, almeno per ora, la possibilità della formazione del più grande colosso farmaceutico mai esistito. Non è detto che sua stata pronunciata la parola fine all’affare ma certamente almeno per adesso non se ne parla.  Non saranno tanto contenti i fondi di investimento che vedono sfumare le prospettive a breve termine di realizzare un ottimo surplus. D’altro canto, avranno tirato un respiro di sollievo coloro che lavorano in AstraZeneca.