Pfizer, la più grande casa farmaceutica statunitense e la seconda a livello mondiale, ha chiuso il quarto trimestre del 2014 con utili per 1,23 miliardi di dollari (0,19 dollari per azione), in ribasso del 52% dai 2,57 miliardi dello stesso periodo dello scorso anno. I ricavi degli ultimi 3 mesi del 2014 hanno mostrato una contrazione del 3% a 13,12 miliardi di dollari.

Complessivamente il 2014 si è chiuso con un fatturato di 49,6 miliardi di dollari, in calo del 4% rispetto al 2013 ($ 51,584 mld), dei quali $912 mln sono dovuti a fattori di cambio negativi e il resto dalla perdita di alcuni brevetti (Celebrex), nochè dalle aumentate spese di ricerca per finanziare le Fasi III di bococizumab (anti PCSK9), palbociclib (anti cancro), ertugliflozin (inibitore del co-trasportatore sodio/glucosio di tipo 2 (SGLT2).

Attualmente, il primo farmaco dell’azienda è il Lyrica (5,168 mld), in crescita del 12% sullo scorso anno, seguito dal vaccino Prevnar ($4,464 mld, +12%). Terzo in classifica è Enbrel, farmaco di Amgen  che Pfizer gestice al di fuori degli Usa e che generato vendite per 3,850 mld (+2%).

Per il 2015 il colosso farmaceutico statunitense prevede di raggiungere un utile per azione adjusted compreso tra 2 e 2,10 dollari e ricavi tra 44,5 miliardi e 46,5 miliardi. Gli analisti avevano previsto 47,6 miliardi dollari in media. La proiezione del 2015 prevede un impatto di 3,5 miliardi dollari dalla perdita dell'esclusiva su alcuni prodotti e di 2,8 miliardi dollari relativi a tassi di cambio.

Pfizer è in un momento cruciale della sua storia. Dopo il mancato accordo con AstraZeneca, la società  sta cercando di comprare altre società al fine di rafforzarsi ma sta anche valutando la possibilità di suddividersi un due o tre parti, oppure di realizzare la combinazione di queste due strategie. La società con sede a New York sta cercando di sostituire le entrate dopo aver perso diritti esclusivi di vendita di farmaci di grande successo, tra cui Celebrex e Lipitor.

Attualmente, la casa farmaceutica americana ha in cassa 33 miliardi dollari di liquidità, che potrebbero servirle per comprarsi qualche società importante. In tempi recenti si è parlato di Actavis e anche di Teva come possibili prede.

AstraZeneca - la cui acquisizione è sfumata per la fortissima resistenza di azionisti, dipendenti e anche delle autorità governative -  era attraente in parte a causa della pipeline oncologia in parte per il domicilio fiscale nel Regno Unito che garantiva a Pfizer la possibilità di ridurre gli oneri fiscali. Quest’ultima possibilità oggi è meno facilmente praticabile e anche meno vantaggiosa, dopo il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha imposto regole per limitare i benefici degli accordi di cosiddetta “tax inversion”.

Come ha dichiarato Ian Read, Chairman ed Chief Executive Officer dell’azienda, la crescita interna si basa molto sul probabile lancio dell’anti cancro Ibrance (palbociclib), un farmaco che agisce come inibitore del CDK 4/6, sviluppato per il trattamento di prima linea per le donne in post-menopausa con un carcinoma mammario avanzato HER2-negativo ed ER-positivo. L’Fda dovrebbe approvarlo il prossimo 13 aprile.

Inoltre l’azienda di New York conta su un'ulteriore crescita nei mercati emergenti e nella crescita di prodotti lanciati di recente, quali Eliquis (apixaban, un anticoagulante orale venduto in co marketing con Bristol-Myers Squibb), Xeljanz (tofacitinb, un anti artrite per via orale), del vaccino Prevnar 13 adesso indicato anche negli adulti e nel Nexium 24HR, esomeprazolo Otc ottenuto da AstraZeneca con un accordo di licenza.

La crescita generata da questi farmaci non servirà però a contrastare le perdite dei brevetti dei farmaci in scadenza o appena scaduti, come Celebrex. Pfizer deve quindi fare qualche cosa di importante. Ma non può sbagliare, il mercato non la perdonerebbe.


Danilo Magliano

Comunicato stampa di Pfizer con i dati finanziari del 2014