Philogen, il biotech made in Italy da Siena alla conquista del mondo

Non c'Ŕ quasi giorno che non si parli di compagnie biotech che vengono acquisite da grandi aziende farmaceutiche o che stringono con esse patti di collaborazione per lo sviluppo di farmaci innovativi. E per la quasi totalitÓ si tratta di piccole-medie realtÓ statunitensi. Ma anche l'Italia pu˛ dire la sua e lo dimostra la storia di Philogen, definita "una delle migliori biotech in fase avanzata" e sconosciuta ai pi¨.

Non c’è quasi giorno che non si parli di compagnie biotech che vengono acquisite da grandi aziende farmaceutiche o che stringono con esse per lo sviluppo di farmaci innovativi. E per la quasi totalità si tratta di piccole-medie realtà statunitensi. Ma anche l’Italia può dire la sua e lo dimostra la storia di Philogen, definita “una delle migliori biotech in fase avanzata” ma ancora sconosciuta ai più.

Fondata nel 1996 da tre fratelli, il Ceo Duccio Neri insieme a Dario e Giovanni, è controllata da loro per il 60% circa, mentre il restante 40% è nelle mani dell’imprenditore farmaceutico Sergio Dompé. Negli anni ha accumulato esperienza nelle immunocitochine e ha stipulato accordi di sviluppo con alcuni giganti del settore, come avvenuto lo scorso gennaio con Novartis, Johnson & Johnson e Celgene.

In questi giorni ha incassato un aumento di capitale di 62 milioni di euro dal club deal di Mediobanca e altri investitori.per far progredire i prodotti della pipeline nelle fasi di sviluppo clinico e per espandere le strutture produttive dell’azienda in vista di una produzione su larga scala di prodotti anticorpali.

Specialisti nelle immunocitochine
Philogen è una società di biotecnologia integrata italo-svizzera con sede a Siena, specializzata nello sviluppo di biofarmaci innovativi per il trattamento dei disturbi correlati all'angiogenesi come il cancro, l'artrite reumatoide e la degenerazione maculare senile.

È stata tra le prime compagnie a isolare, ingegnerizzare e sviluppare prodotti diretti contro l'angiogenesi in vivo e la prima al mondo a dimostrare che gli anticorpi monoclonali umani specifici per un marker di angiogenesi, possono indirizzare selettivamente la neo-vascolarizzazione del tumore sia in modelli animali che in pazienti oncologici.

Una volta che la società “figlia” Philochem con sede a Zurigo ha identificato un anticorpo adatto, questo viene "armato" con una citochina scelta in base alla natura della malattia a formare una immunocitochina. Al momento la pipeline ne conta diverse in sviluppo per il trattamento del cancro e delle malattie infiammatorie croniche e due di esse, Daromun e Fibromun, sono entrate in fase clinica avanzata in ambito oncologico.

«Abbiamo lavorato per molti anni sulla consegna tramite anticorpi di molti carichi utili e le citochine per noi sono molto speciali» ha riferito Dario Neri, professore di chimica e bioscienze applicate al Politecnico di Zurigo oltre che co-fondatore e capo del comitato consultivo scientifico di Philogen.

L'approccio terapeutico della biotech si basa sul trasporto di carichi utili bioattivi mediato da anticorpi nel sito della malattia che aiuta a risparmiare i tessuti normali. In particolare le citochine sembrano efficaci nel trattamento di condizioni gravi grazie alla modulazione selettiva dell'attività del sistema immunitario. La capacità di bersagliare la malattia con anticorpi in grado di riconoscere specifici bersagli espressi dalla maggior parte dei tumori solidi e liquidi, è stata ampiamente convalidata grazie a tecniche di medicina nucleare in pazienti con cancro.

Due farmaci in fase III
Daromun, il principale, combina due delle loro immunocitochine, la proteina di fusione L19-IL2 Darleukin e la proteina di fusione L19-TNF Fibromun, per il trattamento neoadiuvante intralesionale dei pazienti con melanoma di stadio III B e C che stanno cercando di evitare la progressione allo stadio IV, dove le prospettive di sopravvivenza sono molto basse.

Negli studi di fase avanzata i ricercatori stanno confrontando l'uso del farmaco come neoadiuvante seguito da un intervento chirurgico rispetto alla chirurgia da sola, ossia lo standard di cura, avendo come endpoint primario la sopravvivenza libera da recidiva e come endpoint secondario la sopravvivenza globale.

Fibromun ha ottenuto una designazione di farmaco orfano dalla Fda lo scorso gennaio ed è studio in Europa, e presto negli Usa, in combinazione con doxorubicina nel sarcoma metastatico dei tessuti molli. Ha inoltre ottenuto l’approvazione per l’ingresso negli studi di fase I per il trattamento del glioblastoma multiforme.

Nella sua pipeline Philogen annovera anche altri tre prodotti oncologici in fase I e due in fase preclinica, oltre a un farmaco per le malattie croniche infiammatorie in fase II e un altro in fase preclinica.