La società Pierre Fabre ha annunciato la decisione di effettuare un forte ridimensionamento della sua organizzazione con l’eliminazione di 551 posti di lavoro, per lo più a carico della filiale francese nei settori della ricerca e nelle attività di informazione medico scientifica.

Pierre Fabre è presente in 130 paesi e nel 2013 ha generato un fatturato di circa 2 miliardi di euro. Attualmente la società impiega circa 6500 persone in Francia e altri 3500 negli altri paesi.

I manager di Pierre Fabre hanno dichiarato che intendono evitare i licenziamenti cercando di offrire ai dipendenti interessati dal ridimensionamento alter posizioni all’interno o al di fuori della società.

Presentando i suoi piani di crescita fino al 2018, la società ha dichiarato l’intenzione di ridurre i costi attuali per poter costruire una forte divisione di consumer healthcare e di dermocosmetici, espandendosi in queste aree soprattutto in usa e in Asia.

Già oggi il settore dermocosmetico è quello trainante per la società transalpina, generando il 55% del fatturato e il grosso dei profitti. Le vendite di farmaci, in particolare in Francia, sono in declino dal 2009 a causa delle misure sul contenimento della spesa farmaceutica attuate del Governo francese.

Pierre Fabre ha dichiarato che intende focalizzare la propria ricerca in tre aree: oncologia, neuropsichiatria e dermatologia. In generale, l’intensione è di risparmiare le risorse per acquisire nuovi farmaci e nuovi prodotti da altre aziende.

Attualmente, invece, la società, è focalizzata in troppe aree terapeutiche. Mentre altri laboratori di medie dimensioni impiegano 2-4 ricercatori per milione di euro investiti, Pierre Fabre è oltre i cinque. Nel 2013, il gruppo ha immesso un antidepressivo nel mercato statunitense, allenandosi  con Actavis e quest'anno conta di lanciare in Europa e negli Stati Uniti un trattamento per l’emangioma nei bambini.

La pipeline di Pierre Fabre è ridotta e attualmente consta di quattro molecole che si trovano in fase I o II. Come risultato, non basta certo per ripagare i $160 milioni investiti annualmente in R & D. Né per rinnovare nei prossimi anni una gamma di prodotti a livello globale oramai un pò datata.

Sono tempi duri per le società che derivano il grosso delle vendite dai paesi del Vecchio Continente dove le vendite di farmaci sono stagnanti a causa dell’economia debole e delle misure di austerity attuate un po’ ovunque.