Novartis non si è mai arresa al rifiuto dell'Fda di registrare lumiracoxib, un Coxib che doveva essere messo in commercio con il marchio Prexige e sul quale l'azienda riponeva molte aspettative.
Per il timore che potesse causare danni epatici, nel settembre del 2007 l'agenzia americana aveva rifiutato di registrare il farmaco per l'artrosi, anche se lumiracoxib aveva dimostrato una buona efficacia clinica e una elevata sicurezza gastrointestinale. Uno studio pubblicato nel 2004 su The Lancet, il farmaco, rispetto a naproxene, aveva evidenziato un innalzamento di circa 4 volte degli enzimi epatici.

Adesso è probabile che l'azienda di Basilea possa ridepositare la domanda di registrazione di lumiracoxib perché ha sviluppato un test genetico che consente di individuare i soggetti che possono andare incontro ai danni epatici. Il test sarebbe obbligatorio per poter ottenere la prescrizione del farmaco. Sarebbe la prima volta che un test genetico viene utilizzato per verificare la sicurezza di un farmaco, finora questi test sono stati utilizzati per migliorare la probabilità di efficacia.
Lumiracoxib appartiene a una classe molto discussa che è quella dei Coxib, la stessa di rofecoxib (Vioxx) e valdecoxib (Bextra), farmaci oramai ritirati dal commercio, di etoricoxib (Arcoxia) e celecoxib (Celebrex).

Nel 2008, le vendite di Celebrex, l'unico in commercio in Usa, sono state pari a 2,5 miliardi di dollari, in crescita del 9% sull'anno precedente.
Il test in oggetto è il primo sviluppato dalla nuova divisione di Novartis dedicata alla diagnostica molecolare, un'unità creata nel 2008. Il mercato di questi test è in rapida crescita. Nel 2007  ha totalizzato $2,6 miliardi e si pensa che nel 2013 possa arrivare a $5,8 miliardi.
Tra i test già in commercio, si contano i 5 per identificare i pazienti HER2 positivi e ai quali somministare Herceptin per il tumore alla mammella,  i test per determinare l'efficacia dei farmaci oncologici Glivec e Sprycel, quello per la somministrazione dell'anti HIV di Pfizer Selzentry.