Nei  prossimi sette anni, le vendite di farmaci sistemici impiegati per la cura della psoriasi sono destinate a raddoppiare, passando dagli attuali $5 miliardi a $10,4 del 2020.

Queste previsioni provengono dalla società di ricerche di mercato GBI Research che ha condotto un’approfondita analisi di questa area terapeutica e delle sue prospettive di cura negli otto paesi più importanti del settore farmaceutico per questa patologia:  Usa, Canada, Francia, Germania, Italia, Spagna, Uk e Giappone. In questi anni, il tasso annuale composto di crescita (CAGR) sarà dell’11%, sempre secondo le previsioni di GBI Research.

Nel report si legge che negli otto Paesi studiati, attualmente i malati con diagnosi di psoriasi da moderata a severa sono circa 4,4 milioni e che questi numeri dovrebbe salire a 4,4 nel 2020. Di questi, la società di ricerche di mercato stima che circa un terzo (1,5 milioni) verrà trattato con farmaci sistemici.

Fiona Chisholm, analista di GBI Research, dichiara: «Questa crescita nella popolazione trattata sarà marginalmente sostenuta dalla crescita nella prevalenza della malattia e in parte anche da un aumento della diagnosi, a causa del miglioramento delle tecniche di diagnosi e di una maggiore conoscenza della malattia da parte della popolazione generale.»

Inoltre, continua la Chisholm: «La psoriasi è sempre più riconosciuta come una patologia con serie implicazioni sistemiche associate a una riduzione nella qualità della vita e a disabilità, e non solamente una patologia a impatto cutaneo. Al cambiamento nella percezione della malattia si accompagna anche un diverso atteggiamento dei medici che sempre più ritengono le terapie utili e non certo un optional».

Nel corso dei prossimi sette anni, si andrà incontro a diverse scadenze brevettuali e ci sarà anche l’ingresso di primi biosimilari (infliximab). Parallelamente, arriveranno anche nuovi farmaci biologici e piccole molecole.

Secondo la valutazione di GBI Research, i farmaci in arrivo nei prossimi anni sono secukinumab (Novartis), brodalumab (Amgen), ixekizumab (Eli Lilly). Tutti e tre sono nuovi e promettenti farmaci biologici diretti contro l’interleukina 17. Questa interleuchina (proteina messaggera) è centrale nello sviluppo della psoriasi e si trova in concentrazione elevata nella pelle colpita da questa malattia. La ricerca dimostra che è possibile condizionare lo stimolo della risposta autoimmune dell'organismo nelle patologie come la psoriasi a placche.

Oltre ai nuovi biologici, è previsto l’arrivo di due piccole molecole anch’esse sviluppate per la terapia della psoriasi.

La prima è tofacitinib, un farmaco con un meccanismo d’azione innovativo. Si tratta di un inibitore delle Janus chinasi (JAK), una famiglia di tirosin chinasi che trasducono segnali mediati da citochine attraverso la via metabolica JAK-STAT.  Il compito finale delle JAK è quello di fosforilare i fattori di trascrizione STAT che dal citosol migrano nel nucleo cellulare. Lì, una volta interagito con sequenze specifiche di DNA, danno il via all'espressione di batterie di geni specifici, che a loro volta daranno origine a delle risposte biologiche in funzione dal contesto cellulare o tissutale. Esempi di ormoni che attivano le JAK attraverso i recettori delle Jak chinasi sono l'angiotensina II, la bradichinina, le endorfine e la colecistochinina.

Lo scorso mese di ottobre, Pfizer ha reso noti i risultati, globalmente positivi, degli studi OPT Compare e OPT Retreatment, due trial che fanno parte di un più ampio programma di ricerca di fase III su questa malattia che comprende in tutto cinque trial.

Tofacitinib è stato approvato nel 2012 negli Stati Uniti con il marchio Xeljanz per il trattamento di pazienti con artrite reumatoide da moderatamente a gravemente attiva che non hanno risposto adeguatamente al metotrexate o sono intolleranti a questo farmaco. Quest’anno è stato approvato anche in Argentina, Kuwait , Emirati Arabi Uniti, Russia (dove è commercializzato con il marchio Jaquinus) e Svizzera, mentre nel luglio scorso il Comitato per i medicinali per uso umano dell’Ema ha confermato il suo parere negativo al via libera nei Paesi dell’Unione europea.

L’altra molecola in arrivo, che di tutte quelle pocanzi citate sarà la prima, è apremilast il primo inibitore orale della fosfodiesterasi 4 (PDE4), un enzima chiave nella risposta infiammatoria. Sviluppato dall’americana Celgene, apremilast è una “small molecule” orale che inibisce l'attività della fosfodiesterasi 4 (PDE4) e modula la produzione di molteplici mediatori pro ed anti-infiammatori, tra cui il TNF-α, IL-23, IL-10 ed altre citochine.

Questo farmaco, che una volta in commercio si chiamerà Otezla, viene sviluppato per diverse indicazioni: psoriasi, artrite psoriasica, Behcet, spondilite anchilosante e altre ancora. Il farmaco è attualmente sotto esame delle autorità regolatorie internazionali e il pronunciamento degli esperti Fda per l’artrite psoriasica è atteso per marzo 2014, quindi imminente. A seguire poi le altre indicazioni, In Usa e in Europa.

Per quanto concerne l’efficacia, i dati combinati degli studi Palace registrativi sul farmaco, noti con le sigle PALACE 1, 2 e 3 hanno mostrato una riduzione dell’87% delle articolazioni tumefatte e del 70% di quelle dolenti. I dati dello studio Palace 4, hanno mostrato a 52 settimane il 53,4% dei pazienti raggiungeva l’indice di risposta terapeutica ACR20 al dosaggio di 30 mg.

Apremilast arriverà in un mercato già affollato e competitivo che comprende anche diversi farmaci biologici (adalimumab, etanercept, golimumab, infliximab e ustekinumab). L’efficacia del farmaco non sembra però da meno di quella dei biologici con una percentuale di pazienti che hanno raggiunto l’ACR 20 nell’ordine del 53-63%, in linea con quella di alcuni biologici  (48-67%). La differenza dovrebbe risiedere nel profilo di safety che per apremilast è stato molto buono. Con apremilast gli effetti indesiderati sarebbero di modesta natura: diarrea, nausea, cefalea.

Secondo la banca d’affari JP Morgan, il farmaco ha un potenziale di vendita di  $314 milioni (2015), $582 milioni (2016) e di $984 milioni (2017). Nel 2017 dovrebbe superare il miliardo di dollari di vendite annue ed entrare nella ristretta cerchia dei blockbuster. L’azienda è più ottimista e per il 2017 dichiara di poter raggiungere $1,5-2 miliardi.

Con questa breve rassegna abbiamo cercato di dare una panoramica dell’evoluzione della terapia della psoriasi, un patologia per la quale di recente sono stati fatti grandi passi in avanti in termini di diagnosi  e di cura. Nonostante questi significativi progressi, si è visto che una singola terapia non funziona per tutti i pazienti. È importante che i pazienti si rivolgano sempre al proprio medico per individuare un trattamento adeguato che possa gestire efficacemente i sintomi a lungo termine.

Danilo Magliano