Ricerca farmacologica e progetti per i pazienti, i traguardi di Celgene

Nel corso di un incontro con la stampa svoltosi a Milano presso la sede di Celgene, Jean-Yves Chatelan, amministratore delegato di Celgene Italia, e Gianni De Crescenzo, direttore medico, hanno tratteggiato l'evoluzione della pipeline di ricerca e i più importanti progetti a sostegno delle associazioni di pazienti e della ricerca medica nelle aree terapeutiche in cui la società è impegnata (ematologia, oncologia, infiammazione).

«La nostra missione è sviluppare trattamenti innovativi, di valore, per le persone con patologie debilitanti e per pazienti con opzioni terapeutiche limitate e a volte con esiti insoddisfacenti», ha dichiarato Jean-Yves Chatelan, da pochi mesi amministratore delegato di Celgene Italia in apertura della presentazione dei progetti di ricerca clinica e delle iniziative di sensibilizzazione rivolte ai pazienti promossi nel 2017 dall’azienda americana.

Rivolto alla stampa scientifica, l’incontro si è svolto a Milano alla presenza delle associazioni di pazienti che hanno preso parte attiva alla realizzazione di alcuni progetti.

«Oggi nel mondo si contano più di 8mila malattie rare o ultrarare», continua Chatelan «e i trattamenti disponibili in commercio sono solo 70, di cui quattro di Celgene. Ecco perché i nostri sforzi si concentrano in ricerca e sviluppo di nuovi farmaci. Nel 2016 Celgene ha investito in ricerca il 40% del suo fatturato, il doppio della media dell’industria farmaceutica».


Progetti a supporto di ricerca e sensibilizzazione sulle patologie

Tra le iniziative promosse nel 2017 il “Celgene Research Award”, un concorso riservato a medici e biologi italiani under 40, per premiare la ricerca indipendente, sia quella di base sia clinica, offrire nuove opportunità ai giovani ricercatori e contribuire a mantenere solida la qualità della ricerca scientifica in Italia. Promosso in collaborazione con le principali società scientifiche italiane di dermatologia, ematologia e reumatologia, ha raccolto le migliori proposte di giovani ricercatori in aree terapeutiche chiave per la salute: artrite psoriasica, psoriasi, mieloma multiplo e carcinoma del pancreas.

Il “Light On Psoriatic Arthritis”, un’iniziativa di sensibilizzazione che vuole far luce sui bisogni dei pazienti che soffrono di artrite psoriasica. Un progetto di riqualificazione luminosa che, per selezionare un luogo o un monumento da “illuminare”, ha coinvolto la cittadinanza in un social contest attraverso il quale le proposte sono state condivise e votate sui social media. Tra i luoghi più votati online, una giuria che comprendeva anche le associazioni pazienti ha selezionato Palazzo Pomarici di Matera come la proposta più meritevole per l’intervento di valorizzazione luminosa.

E infine. il progetto “Diamo la stoccata giusta al tumore” a sottolineare l’impegno di Celgene in campo oncologico ed ematologico attraverso lo studio di cure sempre più mirate. Le immagini evocative e di impatto realizzate da tre fotografi sono state riunite in un calendario che simboleggia una sfida innovativa, e nel 2018 è prevista l’inaugurazione di una mostra fotografica a Milano per sensibilizzare la cittadinanza.

I farmaci in sviluppo: una pipeline molto promettente

Celgene è un’azienda biotecnologica relativamente giovane essendo stata fondata solo 30 anni fa. In Italia ha aperto i battenti nel 2006 e attualmente mette a disposizione dei pazienti farmaci per il trattamento di patologie in ambito ematologico, oncologico e immuno-infiammatorio.
Presente in 60 Paesi con 8 farmaci in commercio, la società prevede di chiudere il 2017 con $13 miliardi di dollari di fatturato e di arrivare a $19-20 mld nel 2020. In borsa vale circa $100 miliardi.

La società vanta una pipeline che include 22 programmi clinici, che vanno dalle fasi più precoci alla Fase III, e molti altri farmaci si trovano in sviluppo pre-clinico. Per dare una misura del suo impegno di ricerca, al recente congresso dell’American Society of Hermatology, l’azienda ha presentato ben 282 abstract, relativi ai farmaci in commercio e in sviluppo.

L’azienda sta innanzitutto cercando di sviluppare ulteriormente il suo farmaco leader, la lenalidomide, sia nella fase post trapianto di pazienti con mieloma multiplo sia nei linfomi, anche se in uno studio di Fase III nel linfoma follicolare (RELEVANCE) non è stato meglio dell’attuale standard. Altri studi attesi a breve (AUGMENT) dovranno dare la misura della sua validità al di là del mieloma multiplo in cui è attualmente leader incontrastato.

La recente delusione di mongersen in Fase III nel Crohn (il farmaco viene ancora studiato nella colite ulcerosa) non cambia la realtà di una delle più solide pipeline del settore farmaceutico. Sviluppare nuovi farmaci, si sa, è un mestiere molto rischioso.

Ecco i farmaci più promettenti della pipeline di Celgene ei quali Gianni De Crescenzo, ditrettore medico di Celgene Italia,  nel corso del meeting ha fornito un aggiornamento.



JCAR017 (CAR-T cell) Benchè in ritardo rispetto agli attuali leader di mercato, Novartis e Gilead, il programma di CAR- T cell (linfociciti T ingegnerizzati)  messo a punto da Juno e co-sviluppato con Celgene, appare uno dei più promettenti con risultati clinici ai livelli più alti sinora riscontrati. Dopo la presentazione dei nuovi dati all?ASH, l’azienda ritiene che il farmaco abbia il potenziale per essere il “best in class”.

I dati a 6 mesi dello studio di Fase I TRANSCEND presentati all’ASH hanno evidenziato un tasso di risposte complete del 50% in pazienti con linfoma diffuso a grandi cellule B.  Benchè il vantaggio sugli altri due programmi si sia ridotto rispetto a quanto osservato nei primi 3 mesi, rimane comunque il dato più alto mai registrato con queste terapie (Kymriah di Novartis 30%, Yescarta di Gilead, 36%).

Anche sul versante sicurezza, il programma di Celgene appare in testa, e la pericolosa sindrome da rilascio delle citochine in forma severa si è registrata in solo l’1% dei pazienti (Kymriah 23%, Yescarta 13%). Forte dei dati di sicurezza, l’azienda sta anche cercando di dimostrare la possibilità di utilizzo del farmaco in pazienti non ospedalizzati.

Il deposito del dossier registrativo è programmato per la prima metà del 2018 e l’approvazione potrebbe arrivare entro la fine dell’anno. Juno era in testa nella corsa per le CART T cell ma i problemi di sicurezza della prima generazione (edemi cerebrali) hanno indotto l’azienda a ricominciare da capo. Ne è valsa la pena, visti i risultati.

bb 2121 (altro programma di CAR – T cell per il mieloma) Nel corso del congresso dell’ASH, Celgene e la biotech bluebirdbio hanno rilasciato dati aggiornati dal loro studio di fase 1 sulla terapia a base di CAR-T cell denominata bb2121 in pazienti con mieloma multiplo fortemente pretrattati. In tale studio, il 94% dei pazienti ha risposto alla terapia bb2121. La terapia, che si rivolge al BCMA, una proteina espressa su cellule di mieloma multiplo, ha fornito una risposta completa nel 56% dei pazienti - una proporzione notevole perché i pazienti che partecipavano allo studio avevano in precedenza fallito una mediana sette trattamenti precedenti.

Ozanimod (sclerosi multipla) Si tratta di nuovo modulatore selettivo del recettore della sfingosina 1-fosfato 1 (S1PR1) e 5 (S1PR5) attivo per via orale che ha raggiunto gli endpoint primari e secondari in due studi clinici di Fase 3 nel trattamento della sclerosi multipla recidivante.
Attraverso il legame selettivo con i recettori S1PR1 si ritiene possa inibire un sottoinsieme specifico di linfociti attivati dalla migrazione verso siti di infiammazione. Il risultato è una riduzione dei linfociti T e B circolanti che determina attività anti-infiammatoria.
Celgene prevede di presentare la domanda di approvazione per questa indicazione entro la fine dell'anno, mentre nel 2018 dovrebbero essere annunciati i risultati di uno studio in fase avanzata nel trattamento della colite ulcerosa.

Luspatercept (sindromi mielodisplastiche e beta-talassemia) In campo ematologico, l'area terapeutica storica di Celgene, sembra molto promettente il luspatercept, una versione modificata del recettore dell'activina di tipo IIB, una proteina che riveste un ruolo fondamentale nel processo di formazione di nuovi globuli rossi.
Il farmaco è attualmente in fase di valutazione in due studi in fase avanzata, uno per il trattamento delle sindromi mielodisplastiche, un gruppo eterogeneo di malattie in cui il midollo osseo non riesce a produrre sufficienti cellule del sangue sane, e l'altro per la beta-talassemia.

Marizomib (alcuni tipi di tumore) Si nutrono grandi speranze per marizomib, un inibitore del proteasoma di nuova generazione, un complesso multiproteico i cui malfunzionamenti risultano implicati nella trasformazione e nella progressione tumorale.
La caratteristica unica di marizomib è la capacità di attraversare la barriera emato-encefalica, di particolare utilità per il glioblastoma, il tipo più comune di cancro al cervello.
I risultati della Fase 1/2 per le terapie combinate con marizomib sono stati incoraggianti e Celgene sarebbe pronta per avviare uno studio clinico cruciale per il farmaco.

CC-220 (mieloma multiplo) Per il mieloma multiplo, la pipeline di Celgene include nove programmi di sviluppo, e il candidato con il maggior potenziale è probabilmente CC-220, in fase precoce di sviluppo.
E’ in corso l’arruolamento per uno studio di Fase 1/2 del candidato, sia in monoterapia che in combinazione con desametasone, nel trattamento del mieloma multiplo. Lo studio non dovrebbe concludersi fino al 2020, con una previsione di approvazione intorno al 2022, nel migliore dei casi.

Farmaci covalenti Un’area interessante e ancora poco nota in cui Celgene è impegnata, riguarda la ricerca relativa ai farmaci covalenti mirati. A differenza dei farmaci attuali, che inibiscono le proteine patogene tramite legami transitori, i farmaci covalenti mirati hanno la capacità di “silenziare” completamente le proteine bersaglio.
Questo grazie alla capacità di formare legami duraturi che bloccano l’attività della proteina per tutto il suo ciclo vitale che, in genere, dura da poche ore a qualche giorno. In sostanza l’obiettivo è garantire l’inibizione costante dei processi patologici.
Si tratta di candidati molto interessanti, ma stiamo parlando di potenzialità. Nei prossimi due o tre anni la situazione potrebbe anche essere molto diversa. Ciò comunque non toglie che la pipeline di Celgene sia al momento una delle più interessanti e promettenti.