Secondo quanto riporta la testata economica Bloomberg, Roche starebbe cercando i finanziamenti per andare alla conquista di Alexion Pharmaceuticals, società biotech americana nota per aver sviluppato Soliris (eculizumab), uno dei farmaci più cari al mondo. Si tratta di un anticorpo monoclonale che agisce contro il sistema del complemento sulla frazione proteica C5.

Sempre secondo la testata giornalistica americana, Roche sarebbe già da diversi mesi in trattativa con Alexion. Il valore attuale di mercato di Alexion è di circa $22 miliardi. Roche non ha commentato la notizia, ma le azioni di Alexion venerdì sono salite del 13%.

Prima dell’ultimo rialzo azionario, a seguito delle voci sulla possibili acquisizione, Alexion era valutata oltre 34 volte gli utili attesi, un parametro che la collocava quale seconda biotech tra quelle maggiormente apprezzate in borsa. La media del settore è di un valore di borsa pari a 25 volte l’utile netto.

Roche sta cercando di differenziarsi dal settore oncologico, dove è già la prima azienda al mondo. Ha diversi farmaci in sviluppo nelle neuroscienze ma per quanto concerne i farmaci metabolici negli ultimi due anni ha subito tre flop importanti. Nel 2010 ha dovuto interrompere lo sviluppo dell’antidiabete taspoglutide, lo scorso anno ha cessato lo sviluppo di dalcetrapib (farmaco che innalza le Hdl) e pochissimi giorni fa ha detto addio allo sviluppo di aleglitazar, farmaco a doppia azione antidiabetica e cardiovascolare.

Lo scorso anno, Roche ha anche abbandonato la gara per aggiudicarsi Illumina, società specializzata nella produzione di apparecchiatura per il sequenziamento del DNA, per la quale Roche aveva offerto $6,7 miliardi.

Soliris, il cui costo annuo in Usa è di circa $440mila, nel 2012 ha generato un fatturato di $1,13 miliardi. Il farmaco, che è il solo sviluppato da Alexion, è approvato per due indicazioni:  trattamento dell’emoglobinuria parossistica notturna  e per la sindrome emolitico-uremico atipica.

La prima indicazione, ottenuta nel 2007, si riferisce a una patologia che si ritiene colpisca oltre 20mila pazienti in tutto il mondo. Si tratta di una condizione clinica caratterizzata da anemia emolitica cronica dovuta a un difetto intrinseco della membrana eritrocitaria.

La sindrome emolitico-uremico atipica (SEUa), una patologia che provoca formazione di coaguli di sangue a livello dei piccoli vasi con conseguente disfunzione renale, ictus, attacchi cardiaci e morte, è l’altra indicazione terapeutica per la quale Soliris è stato approvato negli Usa e in Europa nel corso del 2011. In questi Paesi si stima un’incidenza annuale di 1.200 a 1.800 pazienti, pari a un’ulteriore opportunità di mercato da oltre USD 0,5 miliardi. Nel corso del 2013 è altresì atteso per Soliris l’avvio di studi di Fase III per due nuove indicazioni terapeutiche, ovvero la neuromielite ottica e la miastenia grave. In caso di approvazione, queste indicazioni terapeutiche aggiungerebbero un ulteriore volume di vendite pari a USD 500 milioni a 1,0 miliardi. Entro il 2017, le vendite de farmaco potrebbero raggiungere l’astronomica cifra di $2,6 miliardi.

Il possibile acquisto di Alexion proietterebbe Roche nel settore delle malattie rare e ultrarare, un’area dalla quale finora l’azienda svizzera si era tenuta fuori. A differenza di Glaxo, Sanofi e Pfizer. Più di un analista però dubita sulla chiusura dell’accordo. In parte per il suo altissimo costo; l’azienda già oggi in borsa vale 22 miliardi per portarsela a casa Roche dovrebbe sborsare almeno un altro 10% in più. Inoltre l’affare non darebbe a Roche nessuna sinergia con il business già in essere.