Roche alla riscossa: dei 10 blockbuster del 2016, i primi 3 sono suoi

Su 10 farmaci che verranno lanciati nel corso del 2016 e che nella loro vita commerciale dovrebbero superare un miliardo di dollari di vendite annuali, i cosiddetti blockbuster, i primi tre sono di Roche. In testa alla top ten non c'è un antitumorale, come nella tradizione dell'azienda svizzera, bensì un farmaco per la sclerosi multipla.

Su 10 farmaci che verranno lanciati nel corso del 2016 e che nella loro vita commerciale dovrebbero superare un miliardo di dollari di vendite annuali, i cosiddetti blockbuster, i primi tre sono di Roche. In testa alla top ten non c’è un antitumorale, come nella tradizione dell’azienda svizzera, bensì un farmaco per la sclerosi multipla.

Con $50,3 miliardi di fatturato la multinazionale di Basilea a livello mondiale è la terza azienda farmaceutica per giro di affari e la prima in oncologia. Negli ultimi anni, turttavia, la ricerca di Roche non ha dato grandi soddisfazioni. Ricordiamo le delusioni di bitopertin (schizofrenia) e dalcetrapib (anti colesterolo). Ma ora le cose sembrano prendere un’altra direzione e la riscossa dell’azienda sembra iniziata.

Secondo la società di ricerche di mercato EvaluatePharma, dei tre farmaci blockbuster in testa alla classifica, due sono farmaci oncologici, atezolizumab e venetoclax, ma la superstar del 2016 sarà ocrelizumab indicato per il trattamento della sclerosi multipla. Secondo le previsioni, tutti e tre i farmaci, una volta che il loro lancio sarà completato, genereranno un fatturato annuo complessivo pari a 6,6 miliardi dollari, il 40% delle vendite totali generate dai 10 blockbuster che verranno lanciati quest’anno.

Vediamoli più in dettaglio uno per uno.

Ocrelizumab
Secondo EvaluatePharma, il farmaco per il trattamento della sclerosi multipla potrebbe raggiungere vendite annue superiori ai 2,7 miliardi di dollari, aggiudicandosi la prima posizione.

Ocrelizumab è un anticorpo monoclonale umanizzato sperimentale progettato per colpire in maniera selettiva i linfociti B CD20+, un tipo specifico di cellule immunitarie che si ritiene svolgano un ruolo chiave nel danno alla mielina e all’assone che si osserva nella sclerosi multipla e che determina disabilità. In studi preclinici, ocrelizumab ha dimostrato di legarsi alle proteine CD20 espresse sulla superficie di alcuni linfociti B, ma non alle cellule staminali né alle plasmacellule; pertanto non compromette e preserva funzioni importanti svolte dal sistema immunitario, quali la ricostituzione delle cellule B e la preservazione della memoria immunitaria.

Lo scorso febbraio, la Food and Drug Administration ha concesso la designazione di terapia fortemente innovativa a ocrelizumab per il trattamento di pazienti con sclerosi multipla primariamente progressiva (SMPP). Ricordiamo che a tutt’oggi nessun farmaco ha dimostrato di essere efficace in questo setting.

Ocerelizumab è stato studiato anche per le forme recidivanti remittenti di sclerosi multipla e in uno studio pubblicato lo scorso ottobre ha dimostrato di ridurre di circa la metà le ricadute di malattia rispetto all’interferone beta 1a.

Su basi commerciali, l’espansione delle indicazioni di ocrelizumab, per includere entrambe le forme di sclerosi multipla, potrebbe aumentare ulteriormente il fatturato potenziale del farmaco. Mentre stime conservative indicano 2,7 miliardi di dollari come picco di vendita annuale, alcuni esperti ritengono che il farmaco potrebbe arrivare a generare vendite annuali fino a 6 miliardi di dollari, un valore non del tutto fuori luogo visto che il mercato della sclerosi multipla ha raggiunto i 19 miliardi con un crescita annuale del 5%. Ocrelizumab potrebbe raggiungere una quota di mercato pari al 30%.

La decisione definitiva dell’Fda sull’approvazione di ocrelizumab è attesa per la prima metà del 2016 e le vendite in Usa potrebbero iniziare già alla fine di quest’anno.

Atezolizumab
In termini di vendite annuali si aggiudica la seconda posizione atezolizumab, che secondo le previsioni potrebbe generare vendite annuali pari a 2,5 miliardi di dollari.

Atezolizumab appartiene alla nuovissima classe dei farmaci immunoterapici ed è n anticorpo monoclonale che attacca il checkpoint immunitario PD-1/PD-L1, utilizzato da molti tumori per respingere gli attacchi da parte delle cellule T killer.
In condizioni normali, le cellule tumorali mutate sarebbero attaccate dal sistema immunitario, che le riconoscerebbe come estranee all'organismo. Tuttavia c’è una proteina, laPD-L1 (ligando della proteina PD-1) che posta sulla superficie delle cellule cancerose consente ai tumori di sfuggire all’identificazione e al successivo attacco del sistema immunitario, e quindi di continuare a crescere e proliferare inibendo l’attività dei linfociti.

In particolare, all’avvicinarsi di una cellula T killer (un globulo bianco specializzato) PD-L1 si lega a una proteina che funge da recettore, detta PD-1, presente sulla superficie delle cellule immunitarie, inibendo l’attività della cellula T killer. Atezolizumab blocca il PD-L1, impedendogli di legarsi al PD-1 e mantenendo le cellule T killer attive.

Attualmente i principali competitor di atezolizumab sono pembrolizumab di MSD e nivolumab di BMS. Questi ultimi due farmaci, però, sono anti PD-1 e quindi agiscono attraverso un meccanismo differente rispetto ad atezolizumab.
Secondo gli scienziati di Roche, PD-L1 è un target migliore rispetto a PD-1 e in questo caso atezolizumab avrebbe un effetto più duraturo nell’arrestare la crescita del tumore e questa caratteristica potrebbe portare a considerare l’anticorpo monoclonale come prima scelta terapeutica. Roche sta portando avanti 36 studi in diverse tipologie di tumori per presentare un maggior numero di dati all’Fda.

Uno dei possibili vantaggi di atezolizumab rispetto ai competitor è che Roche ha una divisione di diagnostica ed è quindi più facilitata a trovare strumenti per l’identificazione dei pazienti che possono rispondere maggiormente alla terapia e per la personalizzazione del trattamento.

Atezolizumab ha ricevuto dall’fda la designazione di terapia fortemente innovativa e quindi probabilmente l’approvazione potrà arrivare entro quest’anno.

Venetoclax
Al terzo posto troviamo venetoclax sviluppato congiuntamente da Roche ed AbbVie. Si tratta di un inibitore selettivo di BCL-2, attivo per via orale e disponibile in monosomministrazione giornaliera. Ha dato risultati promettenti nella leucemia linfatica cronica.

A livello mondiale, venetoclax viene sviluppato da Roche in collaborazione con AbbVie mentre in Europa i diritti del farmaco sono interamente di proprietà di AbbVie. Anche in Italia, la ricerca clinica su venetoclax viene interamente gestita da AbbVie.

Il farmaco ha ricevuto dall’Fda la designazione di “breakthrough therapy” in combinazione con rituximab nei pazienti colpiti da leucemia linfatica cronica e recidivata/refrattaria ad alto rischio. Il farmaco, come singolo agente terapeutico aveva già ricevuto questa designazione nell’aprile del 2015 ma facendo riferimento ai soli pazienti portatori della delezione di 17p.  Il riconoscimento successivo sottolinea l’importanza dell’impiego combinato con rituximab.

All’inizio del mese di gennaio, l’Fda ha concesso la revisione accelerata (6 mesi anzichè 10) nei pazienti adulti con LLC e già trattati in precedenza con almeno una terapia, inclusi i pazienti con delezione del cromosoma 17. Anche l’Ema ha recentemente validato la domanda di registrazione presentata per i pazienti con LLC e delezione del cromosoma 17 o mutazione del gene TP53 che codifica per la proteina tumorale p53. Attualmente sono in corso studi anche nel linfoma non hodgkin nel mieloma multiplo.

FiercePharma ha stimato che le vendite di venetoclax potrebbero raggiungere $1,4 miliardi entro il 2020.

Elisa Spelta