Roche archivia un buon 2019. Buona la crescita anche per l'Italia che supera i €900 mln

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I nuovi farmaci per la sclerosi multipla e l'emofilia hanno guidato l'evoluzione di Roche che nel 2019 è cresciuta del 2,51%, segno che gli sforzi dell'azienda per diversificarsi al di la dei farmaci anticancro, che rimangono il core business, stanno dando i loro frutti. Il gigante svizzero ha dichiarato che nel 2019 il fatturato è salito dell'8% a 61,5 miliardi di franchi svizzeri (63,2 miliardi di dollari). Nel nostro Paese, Roche ha chiuso il 2019 con un fatturato complessivo di 901 milioni di euro. Un risultato brillante per l'affiliata italiana che chiude l'anno con una crescita del +3,9% rispetto al 2018, nonostante la competizione dei biosimilari entrati da un paio d'anni sia sul mercato dell'ematologia, sia dell'oncologia. 

I nuovi farmaci per la sclerosi multipla e l'emofilia hanno guidato l'evoluzione di Roche che nel 2019 è cresciuta del 2,51%, segno che gli sforzi dell'azienda per diversificarsi al di la dei farmaci anticancro, che rimangono il core business, stanno dando i loro frutti.

Il gigante svizzero ha dichiarato che nel 2019 il fatturato è salito dell'8% a 61,5 miliardi di franchi svizzeri (63,2 miliardi di dollari). Il core operating profit, una misura osservata da vicino che mette a nudo alcune voci una tantum, è salito del 10% a 22,5 miliardi di franchi. L'utile netto è salito del 30% a 14,1 miliardi di franchi, anche a causa di una rettifica di valore dell'anno precedente.

Per anni Roche ha puntato molto su tre farmaci antitumorali, Herceptin, Rituxan e Avastin. Ma con questi farmaci che ora devono affrontare la concorrenza dei generici - e si prevede che perderanno miliardi di dollari di vendite nei prossimi anni - l'azienda sta cercando altrove la crescita.

Le vendite della Pharmaceuticals Division sono aumentate dell’ 11% per assestarsi a CHF 48,5 miliardi. I principali fattori di crescita sono stati il farmaco per la sclerosi multipla Ocrevus, il nuovo farmaco per l'emofilia Hemlibra e i farmaci antitumorali Tecentriq e Perjeta.



Intervista di Bloomberg a Severin Schwan, chief executive officer di Roche

La diffusione dei farmaci di nuova introduzione ha generato una crescita di 5,4 miliardi di franchi, che ha più che compensato l'impatto della concorrenza da parte dei biosimilari di MabThera/Rituxan e Herceptin in Europa e Giappone (calo combinato di 1,2 miliardi di franchi) e MabThera/Rituxan, Herceptin e Avastin negli Stati Uniti (calo stimato di 0,3 miliardi di franchi).

L'azienda ha dichiarato di prevedere nel 2020 una crescita delle vendite a basse e medie cifre, nonostante la crescente concorrenza dei biosimilari a basso costo nei confronti dei suoi storici best seller.

Anche Roche, la più grande azienda di diagnostica sanitaria del mondo, ha dichiarato giovedì di aver sviluppato un test per il nuovo coronavirus basato sulla sequenza genetica dell'agente patogeno. Tuttavia, si è rivelato impegnativo portare i test nelle zone della Cina più colpite dall'epidemia.

"Quando si ha una situazione in cui intere città sono chiuse, bisogna ancora trovare un modo per portare i nostri strumenti e i test diagnostici alle rispettive entità", ha detto il signor Schwan, aggiungendo che Roche stava lavorando con le autorità per trovare il modo di farlo.

Per il proprio personale, Roche ha chiesto ai dipendenti che tornano dalla Cina, da Hong Kong e da Macao di lavorare a casa per almeno due settimane per evitare la potenziale diffusione del virus. Ha anche detto ai dipendenti di limitare i viaggi nella regione.

A dicembre, Roche ha completato l'acquisizione di Spark Therapeutics, con sede a Philadelphia, USA. Le terapie geniche sperimentali di Spark potenzialmente offrono effetti a lungo termine, cambiando drasticamente e positivamente la vita dei pazienti in condizioni per cui non esistono terapie, o esistono solo terapie palliative.

Sempre a dicembre, Roche ha firmato un accordo di licenza con Sarepta Therapeutics, con trasferimento a Roche di diritti commerciali esclusivi per SRP-9001, la terapia genica sperimentale di Sarepta per la distrofia muscolare di Duchenne (DMD), al di fuori degli Stati Uniti.

Roche in Italia supera i €900 milioni di fatturato
Nel nostro Paese, Roche ha chiuso il 2019 con un fatturato complessivo di 901 milioni di euro. Un risultato brillante per l’affiliata italiana che chiude l’anno con una crescita del +3,9% rispetto al 2018, nonostante la competizione dei biosimilari entrati da un paio d’anni sia sul mercato dell’ematologia, sia dell’oncologia.

A trainare la crescita tutte le aree ad alto tasso di innovazione, a partire da l’onco-ematologia dove Roche si conferma leader di mercato, passando dall’ottima performance derivata da quattro importanti prodotti ad alto grado di innovazione lanciati nel 2018: Ocrevus che ha segnato l’importante ritorno di Roche nell’area delle neuroscienze con il primo farmaco indicato anche per la sclerosi multipla primariamente progressiva, Tecentriq ed Alecensa pensati per combattere alcune forme di tumore del polmone, Hemlibra protagonista di uno storico passo avanti per la comunità dell’emofilia, Gazyvaro che rappresenta una grande novità per i pazienti con linfoma follicolare, fino ad arrivare a una ricca e promettente pipeline di prodotti in grado di rispondere anche ai continui cambiamenti richiesti dal sistema.

“Siamo molto soddisfatti di aver chiuso il 2019 registrando nuovamente una crescita  – dichiara Maurizio de Cicco, Presidente e Amministratore Delegato di Roche S.p.A. – la nostra risposta, a un mercato concorrenziale in continuo cambiamento, è stata l’impegno costante nella ricerca di soluzioni innovative sia in termini di prodotto, sia in termini aziendali. A questo proposito, ad esempio, abbiamo presentato nel 2019 “La Roche che vorrei”,  un nuovo modello operativo volto a garantire etica e trasparenza nella collaborazione con ospedali, clinici e associazioni pazienti, ancora fonte di diffuso pregiudizio e poca fiducia nel settore farmaceutico. Inoltre, abbiamo continuato il processo di sviluppo della nostra pipeline sempre più variegata in termini di indicazioni, prodotti e nuove molecole per patologie in cui Roche punta a fare la differenza, impegnandosi anche in aree ad alto rischio come le neuroscienze e le malattie rare, dove a breve avremo novità in ambito emofilia”.

La ricerca e lo sviluppo di nuove soluzioni terapeutiche mirate a migliorare e soddisfare le aspettative di salute dei pazienti e di chi se ne prende cura è un impegno costante per Roche.

Lo conferma la quota di investimenti in ricerca clinica che sale a 45 milioni, rispetto ai 40 milioni investiti negli ultimi anni. Solo nel 2019, grazie alla collaborazione con oltre 190 centri di ricerca di eccellenza, Roche S.p.A. ha registrato 214 studi clinici, di cui hanno beneficiato 12.000 pazienti che hanno intrapreso un percorso di cure all’avanguardia senza alcun costo a carico delle famiglie o del Servizio Sanitario Nazionale.

Tra le aree di maggior impegno si confermano l’oncologia, con ben 148 studi attivi, e le neuroscienze, con il coinvolgimento di quasi 1.000 pazienti e lo sviluppo di 23 studi clinici su 6 farmaci.  Le malattie del sistema nervoso centrale – come l’Alzheimer, la SMA (Atrofia Muscolare Spinale) o l’Autismo – possono colpire le persone in ogni fase della vita e interferire in modo sostanziale con la loro capacità di condurre una vita soddisfacente e indipendente, causando grande stress al singolo ma anche alla famiglia che se ne prende cura, con un impatto importante sulla società in generale. Questi studi hanno l’obiettivo di intervenire precocemente su gravi disturbi neurologici con terapie personalizzate.