Roche ha concluso l’acquisizione della biotech americana InterMune Inc per 8,3 miliardi dollari in contanti. La casa farmaceutica svizzera pagherà 74 dollari per azione che rappresentano un premio del 38 per cento rispetto al prezzo di chiusura del 22 agosto.

Con questa acquisizione, Roche entra in possesso del pirfenidone, un farmaco indicato per il trattamento della fibrosi polmonare idiopatica, una condizione clinica caratterizzata da una cicatrizzazione progressiva e fatale dei polmoni. Pirfenidone è già approvato in Europa e in Canada ed è in attesa del via libera dell’Fda per la commercializzazione negli Stati Uniti.

Secondo le previsioni elaborate da Thomson Reuters Pharma, gli analisti del settore si aspettano che il farmaco, per il quale nel 2014 si prevede un fatturato di circa 140 milioni annui, entro il 2019 possa raggiungere il miliardo di dollari di vendite annue.

Dopo anni di operazioni minori, si tratta della maggiore acquisizione di Roche, che entra così a pieno titolo nel risiko che si sta giocando a livello globale nel settore della farmaceutica.
 
L'acquisizione, che è stata raccomandata da consigli di amministrazione di entrambe le società, è la più grande per Roche dal 2009, quando per circa 47 miliardi dollari ha comprato la quota residua non ha già sua del gruppo statunitense Genentech.

Il Chief Executive di Roche Severin Schwan ha detto che l'accordo permetterà a Roche di ampliare e rafforzare il proprio portafoglio respiratorio, aggiungendo che crede che ci sia un buon allineamento strategico e culturale tra Roche e la società biotech con sede in California.  Roche già commercializza Pulmozyme, un farmaco contro la fibrosi cistica e Xolair indicato per asma grave e ha altri prodotti respiratori sperimentali in sviluppo clinico, tra cui lebrikizumab, un altro farmaco per l’asma grave.

L’affare non è però esente da rischi. Innanzitutto, si basa esclusivamente sulle opportunità di sviluppo del pirfenidone, non avendo InterMune altri farmaci in pipeline, tranne alcuni progetti preclinici. Inoltre, sta per arrivare in commercio un secondo farmaco per la cura della fibrosi polmonare idiopatica. Si tratta di nintedanib sviluppato da Boehringer Ingelheim. Nessuno dei due farmaci è però in grado di far regredire la malattia ma solo di rallentarne l’evoluzione. Va anche detto che la fibrosi polmonare idiopatica è una malattia rara, settore nel quale Roche non ha un'esperienza pregressa e che è caratterizzato da un approccio al mercato con significative differenze rispetto a quello dei farmaci tradizionali.

La vendita di InterMune era nell’aria e lo scorso 13 agosto InterMune aveva reso noto di aver ingaggiato le società Goldman Sachs e Centerview Partners come consulenti finanziari per valutare le opzioni strategiche, a causa di interessi per la sua acquisizione manifestati da grandi case farmaceutiche, quali Sanofi e GlaxoSmithKline.

Le azioni del InterMune avevano già segnato un forte aumento a seguito della notizia, e i 74 dollari offerti da Roche rappresentano un premio di 63 per cento rispetto al valore di borsa di Intermune fatto segnare il 12 agosto, cioè il giorno prima della diffusione della notizia.

L'accordo è un ulteriore passo da Roche per cercare di ridurre la sua dipendenza da farmaci contro il cancro, in cui è leader mondiale, espandendo in altre aree di malattia, come la medicina respiratoria.

Anche se sta pagando un prezzo elevato per InterMune, l'affare è visto all'interno di Roche come un’acquisizione "bolt-on", cioè organica alla struttura esistente della società acquirente e di solito di valore non troppo elevato. Qui il termine "bolt on" si addice a causa del valore di borsa di Roche, pari a circa 250 miliardi dollari.

Recentemente, era girata la voce che, con un esborso di circa $ 10 miliardi, Roche potrebbe acquistare il 40% delle azioni della giapponese Chugai Pharmaceutical non ancora in suo possesso, anche se Chugai ha negato di essere in trattative per un tale accordo. Anche con l’accordo di oggi, Roche avrebbe le risorse finanziarie per comprarsi la quota restante di Chugai. Ogni anno, il gigante svizzero genera circa 19 miliardi di free cash flow. Schwan ha rifiutato di commentare se l'affare InterMune rende meno probabile il buyout di Chugai. Ha detto che Roche avrebbe continuato a perseguire acquisizioni mirate "Bolt-on".

InterMune aveva pensato di mettersi in vendita già tre anni fa, ma all’epoca aveva deciso di non perseguire l'affare a causa dell'incertezza sui dati clinici di pirfenidone. Adesso è arrivato il momento di capitalizzare gli investimenti e gli azionisti (e i manager) staranno festeggiando. Oltre otto miliardi di dollari non sono niente male per una società nata solo nel 2001.

Danilo Magliano