Roche cresce del 4%, Italia penalizzata dai rimborsi

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Vendite in crescita del 4% (36,576 miliardi di euro), profitti per azione in aumento del 10%. E’ un gruppo in salute quello che Severin Schwan Ceo mondiale del gruppo Roche ha presentato oggi a Basilea. 

Il gruppo Roche è diviso in due parti, pharma e diagnostica, del quale i farmaci pesano per il 77% del fatturato. Entrambi sono risultati in crescita del 4-5%. La farmaceutica va bene (+5 le vendite) sospinta dai buoni risultati dei farmaci anticancro: MabThera (+9), Herceptin (+11%), Avastin (+6%) Xeloda (+95).

Come per molte grandi aziende farmaceutiche, anche per Roche l’Europa segna il passo (vendite -2%), colpita dalla crisi economica e dalla necessità di contenimento dei costi, mentre vanno bene Usa (+9%) e i paesi emergenti (+9%). Tra questi ultimi, spiccano le perfomance di Cina (+27%), Russia (+14%) e Brasile (+11%).

Per la sua crescita, l'azienda conta su una pipeline molto robusta che comprende oltre 70 farmaci in fase avanza di sviluppo (II e III). Questi farmaci dovranno anche servire per contrastare la scadenza dei brevetti di farmaci importanti, come Herceptin (2015) e MabThera (2016), che complessivamente generano oltre 10 miliari di euro, cioè quasi un terzo del fatturato aziendale (pharma più diagnostica).

Nel 2012 è stato registrato pertuzumab per il cancro al seno HER2 +, vismodegib per la terapia del carcinoma basocellulare avanzato (BCC, il più comune tumore della pelle), e venurafenib per il melanoma metastatico.

Per il 2013, l'azienda attende anche l'approvazione di T-DM1, un anticorpo monoclonale legato a un chemioterapico (trastuzumab emtansine), che nei trials clinici (studio EMILIA) è risultato molto efficace e per il quale è stata chiesta l’indicazione nel tumore al seno HER-2 positivo, non resecabile localmente avanzato o metastatico.

Tra i farmaci in sviluppo più importanti, spicca il GA101 (obinutuzumab), che nei piani aziendali dovrebbe essere il successore di rituximab. I primi dati di fase III sembrano promettenti.

In Italia, la divisione farmaceutica di Roche registra nel 2012 un fatturato in flessione rispetto al 2011, pari a 895,9 milioni di euro, confermandosi però terza azienda del settore farmaceutico e prima nel ranking ospedaliero.

“I risultati del 2012 sono stati penalizzati dalla mancata introduzione in commercio di nuovi farmaci per la cura di importanti patologie (tumore ovarico, melanoma metastatico, epatite C).  Pur comprendendo l’insufficienza di risorse con le quali da tempo AIFA si trova a far fronte, apprezzandone il lavoro svolto e le innovazioni organizzative realizzate, purtroppo i tempi di accesso continuano a rimanere una forte criticità per il sistema. A pagarne le conseguenze sono i pazienti italiani, che spesso si trovano ad aspettare anche più di un anno per beneficiare di terapie che in altri Paesi Europei sono immediatamente disponibili post approvazione EMA.  Speriamo che nel  2013 questo pesante “spread” si riduca significativamente”, commenta Maurizio de Cicco Amministratore Delegato di Roche S.p.A., Vicepresidente di Farmindustria e Chairman del GEF (Gruppo Europeo Farmindustria).

Guardando al 2013, l’anno è iniziato in maniera positiva, in quanto dopo un lungo confronto con la Direzione Generale, la Commissione Tecnico Scientifica (CTS) e la Commissione Prezzi e Rimborso (CPR) di AIFA, si è raggiunto un accordo che metterà a disposizione anche dei pazienti italiani vemurafenib, il primo farmaco personalizzato per il trattamento del melanoma metastatico BRAF mutato.  “Mi fa piacere riconoscere il primo segnale favorevole del 2013. - conclude de Cicco –  Si tratta di un risultato importante, per cui ringrazio l’impegno di AIFA in tutte le sue componenti che hanno saputo porre al centro le necessità dei pazienti. Speriamo vi siano rapidi sviluppi anche per le terapie del tumore ovarico, una patologia drammatica che colpisce più di 5.000 donne in Italia e per cui da oltre 15 anni non si registrano progressi clinici”.

In Italia Roche S.p.A. impiega oltre 1.000 dipendenti e nel 2012 ha investito circa 40 milioni di euro in ricerca e sviluppo. Inoltre, è tra le prime aziende in Europa ad aver concordato con le autorità regolatorie meccanismi di rimborso innovativi basati su cost sharing, capping e pay for performance, consapevoli della necessità di cercare sempre nuove soluzioni. Un esempio di appropriatezza e di sostenibilità che nel 2012 ha consentito di restituire alle Regioni 22 milioni di euro, attraverso il sistema di pay back per i prodotti oncologici.