Dopo un tira e molla andato avanti quasi 8 mesi, Roche e Genentech si sono finalmente messe d'accordo. Il 44,1% dell'azienda biotech californiana verrà acquisito da Roche (che già possedeva la parte restante) per 95 dollari per azione, con un esborso complessivo di 46,8 miliardi di dollari.
L'accordo per ora è stato siglato dal Board of Directors delle due società e dovrà poi essere approvato dagli investitori che detengono le quote di Genentech ancora sul mercato. Non vi è però motivo per dubitare che lo facciano.
Nei giorni scorsi, viste le reazioni negative di Genentech alle offerte iniziali di Roche, la multinazionale di Basilea aveva deciso di aumentare la propria offerta portandola da 86,5 a 93 dollari.

Il board di Genentech ha opposto per lungo tempo una strenua resistenza alle offerte di Roche sottolineando la volontà di rimanere una società indipendente come lo era stata finora, nonostante la quota di controllo fosse già da tempo in mano a Roche.
Nella trattativa si bilanciavano la forte volontà di Roche per chiudere l'affare e la resistenza di Genentech che riteneva il valore dell'azienda maggiore di quanto offerto dal'azienda di Basilea.

Poiché però Roche già deteneva la quota maggioritaria di Genentech, nessuna altra azienda farmaceutica era interessata a entrare nell'affare, il che implicitamente riduceva il valore della società biotech californiana.
Come ci ha dimostrato il caso di Ventana, acquisita dopo lunghi mesi di discussioni e con un rialzo del 19% rispetto all'offerta iniziale, Roche ha la pazienza e i muscoli, cioè le risorse economiche, per portare a casa anche gli accordi più difficili.
Molto probabilmente a spingere per una chiusura dell'accordo vi è anche il fatto che nel mese di aprile saranno resi noti i dati di un importante studio condotto su Avastin somministrato dopo 6 mesi di chemioterapia nei pazienti con tumore al colon retto.
In caso di dati positivi, il valore di Genetech sarebbe  salito ulteriormente ma sarebbe potuto accadere anche il contrario in caso di dati negativi. Il board di Genentech, nel dubbio, hanno evidentemente deciso di accettare l'ultima offerta di Roche.
L'offerta di Roche equivale a circa 22 volte gli utili previsti da Genentech per il 2010, contro una valutazione di 14 volte gli utili nel caso dell'acquisizione di Wyeth a opera di Pfizer e di 12 volte gli utili nel caso di Schering-Plough, appena acquisita da Merck.

Quello di Genentech è però un business un pò diverso da quello delle altre società farmaceutiche. L'azienda è all'avanguardia nelle biotecnologie e nella cura dei tumori, cioè le due aree in cui tutte le grosse società farmaceutiche vorrebbero essere presenti per essere meno soggette alla forte pressione dei generici. La combinazione di Avastin e di Herceptin rende Roche la più importante azienda nel settore oncologico e i ricavi dei due farmaci le forniranno le risorse per sviluppare altri farmaci.

La vendita dei farmaci di Genentech rappresentava una parte significativa del fatturato di Roche ( il 28% nel 2007). Con la totale acquisizione dell'azienda biotech americana, Roche ha il controllo di Avastin, un farmaco che nel 2008 ha generato un fatturato di circa $4,8 miliardi, rafforza la sua presenza sul territorio americano e avrà accesso alla pipeline di Genentech anche dopo il 2015, termine ultimo degli accordi tra le due società.
Diversamente da Fred Hassan, ad di Schering-Plough, e da  Bernard Poussot, ad di Wyeth,  per Arthur Levinson, attuale amministratore delegato di Genentech, non ci saranno buone uscite multi milionarie ma unicamente il vantaggio della vendita delle stock option ai valori attuali, più alti rispetto a quando è iniziata questa storia.

Nel 2008 Genentech ha generato un fatturato di 13,41 miliardi di dollari, in gran parte per la vendita diretta di questi farmaci sul territorio americano e in parte per le royalties da altre società che li commercializzano in altri paesi, prima fra tutte la stessa Roche.
Genentech, abbreviazione di Genetic Engineering Technology, è una delle aziende leader al mondo nelle biotecnologie, anzi si può dire che le biotecnologie siano nate con la stessa Genentech. E' stata fondata nel 1976 da un investitore, Robert A. Swanson, e da un biochimico, Herbert W. Boyer, pioniere nelle ricerche sul DNA ricombinante.

Si deve a Genentech lo sviluppo, insieme a Eli Lilly, della prima insulina umana ottenuta con la tecnologia del DNA ricombinante.
Tra gli altri farmaci messi a punto dall'azienda americana vi sono: l'ormone della crescita, rituximab per il linfoma non Hodkin e per l'artrite reumatoide, trastuzumab per il tumore al seno metastatico, omalizumab per l'asma severo, efalizumab per la psoriasi (adesso ritirato in Europa), ranizumab per la degenerazione maculare e, soprattutto, bevacizumab, per la cura di diversi tipi di tumore.
Roche pensa anche di poter ottenere sinergie per 750-850 milioni di dollari l'anno. Queste sinergie saranno ottenute riducendo la complessità delle organizzazioni e eliminando funzioni aziendali in sovrapposizione, in aree di produzione, amministrazione e funzioni di supporto. Attualmente Roche ha 80mila dipendenti e Genentech ne ha poco più di 11mila.

Le operazioni commerciali di Roche in Usa saranno spostate da Nutley, nel New Jersey, dove l'azienda è presente dal 1929, al sito di Genentech che si trova a South San Francisco. In Usa l'azienda manterrà solo il nome Genentech, operando con entrambe le attuali organizzazioni di vendita. Nel campus di Nutley  sono previsti tagli per circa 1.500 unità,  prevalentemente nell'aera di vendite e marketing.

La cultura delle due aziende non potrebbe essere diversa. Quella di Roche è al 100% "svizzera",  basata sulla precisione e l'organizzazione delle attività. Genentech è invece formata da persone abituate a pensare e ad agire con grande autonomia.
Con i soldi guadagnati dalla vendita delle stock option per molti ricercatori di Genentech la tentazione di uscire dall'azienda e fondare proprie società potrebbe essere molto forte. La chiave del successo di questo merger forse sarà tutta qui: quanto Roche sarà in grado di trattenere e stimolare i grandi talenti che lavorano nella ricerca di Genentech.