Roche conta di lanciare almeno sei nuovi farmaci entro il 2015, rafforzando la sua posizione in oncologia, dove è già leader, ed espandendosi in altre aree terapeutiche quali il metabolismo, l'infiammazione e il sistema nervoso centrale. Lo ha annunciato Severin Schwan, Ceo del colosso svizzero, nel corso di una riunione con gli analisti e gli investitori finanziati tenutasi nei giorni scorsi a New York- la prima dopo l'acquisizione di Genentech - durante la quale sono state presentati i farmaci in fase avanzata di sviluppo e la strategia con cui la multinazionale di Basilea intende assicurarsi una crescita sostenuta e duratura.

Forte di una pipeline che conta 35 nuove indicazioni in studio per farmaci già approvati e 10 nuove molecole in grado di diventare capostipiti di nuove classi farmacologiche o best-in-class in quelle già esistenti, l'azienda conta di poter espandere presto il suo portafoglio prodotti.

Al momento Roche ricava metà del fatturato da farmaci oncologici e mira ad ampliarne l'uso testandoli su tumori diversi da quelli per cui sono già approvati o in fasi più precoci della malattia. Per esempio, sono allo studio nuove indicazioni di bevacizumab (Avastin), farmaco di punta dell'azienda, che di recente ha dato buona prova di sé nel carcinoma ovarico, ma ha deluso le aspettative in quello gastrico e prostatico.
Sempre in quest'area, tuttavia, ci sono diversi anticancro di nuova generazione già in fase III. Tra questi, pertumumab per il carcinoma mammario avanzato HER-2 positivo e RG7204, studiato per il melanoma maligno.

Tra gli altri nuovi farmaci in arrivo, molte aspettative di crescita sono riposte sul nuovo antidiabetico taspoglutide, per cui si prevedono vendite fino a 3,5 miliardi di euro. Il farmaco, ceduto a Roche dalla biotech francese Ipsen nel 2006, è un nuovo analogo del GLP-1, per cui l'azienda conta di presentare la domanda di registrazione il prossimo anno. Una volta approvato, il prodotto dovrà fronteggiare la concorrenza di exenatide e liraglutide.

Aspettative analoghe sono attese anche per aleglitazar, un altro farmaco per la cura del diabete. Lo scorso anno, alcuni studi hanno confermato che il farmaco può ridurre il rischio cardiovascolare e quello di ictus nei pazienti diabetici che hanno avuto un infarto recente. La molecola agisce in modo simile a pioglitazone e rosiglitazione.

Dopo il 2012 saranno depositate le domande di approvazione di trattamenti per patologie del sistema nervoso centrale quali schizofrenia e depressione, mentre è prevista per il 2013 la richiesta di via libera a dalcetrapib - altro possibile best-seller da 3,5 miliardi di euro - nuovo farmaco per il trattamento dell'aterosclerosi nei pazienti ad alto rischio cardiovascolare.
Dalcetrapib è un nuovo anticolesterolo inibitore del CEPT, l'enzima che favorisce il trasferimento degli esteri di colesterolo dalle HDL antiaterogene alle lipoproteine contenenti l'apolipoproteina B (apoB), comprese le vLDL, le vLDL-remnants e le LDL. È stato dimostrato che un deficit di CEPT si associa con un aumento del colesterolo HDL e una riduzione del colesterolo LDL, un profilo decisamente antiaterogeno.