La società farmaceutica AbbVie ha reso noto che il suo consiglio di amministrazione si riunirà il 20 ottobre per discutere se ritirare o modificare la sua raccomandazione agli azionisti circa il progetto di acquisizione della società Shire del valore di $54,6 miliardi di dollari.

Le azioni di Shire hanno immediatamente risentito della notizia e oggi hanno perso il 30,29% del loro valore. Dopo una giornata in altalena, AbbVie invece chiude addirittura con un segno positivo (+0,92%) segno che il mercato giudica positivamente la possibile ritirata dall'affare.

A volerla sinetizzare al massimo, la situazione è questa: alla luce delle recenti decisioni del Tesoro americano, rispetto al suo valore intrinseco, Shire costava troppo e non valeva la cifra precedentemente concordata tra le due società, venendo a mancare il beneficio fiscale. Il mercato giudica molto probabile la ritirata di AbbVie e ha immediatamente riposizionato il valore di Shire su livelli che maggiormente riflettono i suoi fondamentali (ricavi, profitti, pipeline).

A rimetterci, per ora sono stati soprattutto molti fondi di investimento, che avevano fatto incetta di azioni Shire anche quando erano arrivate vicine ai loro massimi e oggi si ritrovano un patrimonio svalutato di un terzo.

Il potenziale cambio di rotta di AbbVie prende origine delle recenti modifiche alle normative fiscali e societarie annunciate lo scorso 22 settembre dallo U.S. Treasury Department e volte a contenere gli accordi di inversione fiscale. Attraverso tali accordi, comprando aziende con sede fiscale in paesi a bassa tassazione, ad esempio il Regno Unito, le società americane riuscivano a ridurre la loro imposizione fiscale, con conseguenti perdite di tributi per il fisco americano.

Oltre all’ingresso nelle malattie rare e alla diversificazione del proprio listino, uno degli scopi dell’acquisizione e di Shire era infatti quello di abbassare il carico fiscale spostando nel Regno Unito la sede centrale della società che dovrebbe nascere dalla fusione di Shire ed AbbVie.

Shire, ha base a Dublino ma è quotata a Londra. Attraverso l’accordo il trasferimento del gruppo farmaceutico Usa in Gran Bretagna, si sarebbe potuto abbattere l’imposizione fiscale fino al 13% nel 2016, dal 22% attuale,

Un eventuale ripensamento di AbbVie non sarebbe però privo di conseguenze. Infatti, l'accordo di fusione siglato lo scorso mese di luglio tra le due società prevede un break-up fee di circa 1,6 miliardi di dollari che AbbVie dovrebbe pagare Shire se la casa farmaceutica statunitense dovesse ritirare la sua offerta o non fosse in grado di completare la transazione, mentre una penale di circa 500 milioni dollari si applicherebbe se gli azionisti AbbVie votassero contro l’accordo.

AbbVie e Shire stavano tentando di finalizzare l'operazione entro la fine dell'anno, e il Ceo AbbVie Richard Gonzalez si dice che abbia detto a dipendenti all'inizio di questo mese che era "più convinto che mai sulle nostre due aziende che si uniscano."  Vedremo tra pochi giorni come andrà a finire.