Shire, azioni su per possibile takeover di AstraZeneca

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Le voci di un possibile acquisto della britannica Shire da parte di AstraZeneca ne hanno fatto crescere del 2,5% il valore delle azioni. Lo scorso anno Pascal Soriot, nuovo amministratore delegato della multinazionale anglo svedese (prima era a capo di Roche farmaceutici), appena insediatosi aveva deciso di bloccare il buy back delle azioni, per avere più liquidità disponibile per possibili acquisizioni.

Secondo quanto scrive il Credit Suisse in una nota per gli investitori, entro il 2016 AstraZeneca ha necessità di reperire 6 miliardi di ricavi per far fronte alla imminente scadenza di diversi farmaci senza dover ricorrere a pesanti ridimensionamenti. Tenendo conto che le aziende del settore vengono acquisite per multipli di almeno 3,5 volte le vendite, l’azienda dovrà spendere almeno 20 miliardi di dollari. Attualmente, in borsa Shire capitalizza 18 miliardi e ha un fatturato di quasi 5 miliardi di dollari.

Arrivato lo scorso mese di ottobre, in pochissimo tempo Soriot sta riorganizzando l’azienda per renderla più “piatta” ed efficace. Proprio ieri sono stati resi noti i nuovi organigrammi che prevedono l’uscita di  figure di spicco: Martin Mackay, prima a capo della Ricerca e Sviluppo di AstraZeneca e Tony Zook, precedente capo mondiale della struttura commerciale. Quest’ultima è stata suddivisa per area geografica: Nord America, Europa e Internazionale.

La Ricerca & Sviluppo di AstraZeneca ha ora tre responsabili e ciascuno di loro avrà compiti importanti e ben separati: Mene Pangalos (R&S delle piccole molecole), Bahija Jallal (R&S per i biologici) e Morrison Briggs (fasi finali di sviluppo clinico).

AstraZeneca ha poco tempo per porre un argine alle conseguenze della perdita di brevetto di Nexium e Crestor, che in Usa è prevista tra il 2014 e il 2016. Difficilmente potrà farlo solo con le forze della propria pipeline e quello di Shire sembra l’acquisto perfetto. Sarà vero?
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