La fusione AbbVie e Shire sembra oramai cosa fatta. Questa mattina la britannica Shire ha fatto sapere che le due aziende ieri si sono incontrate e che AbbVie ha alzato ulteriormente la propria offerta, così come richiesto, portandola a 53,20 sterline per azione ($90,53). L’offerta precedente era stata di £51,15.

Con questa fusione AbbVie intende ridurre il proprio carico fiscale, in Irlanda le tasse sono significativamente più basse che negli Usa (12,5% vs 35%). L’altro obiettivo è la diversificazione, essendo l’azienda americana ancora troppo dipendente dalle sorti di Humira, da cui ottiene circa il 60% dei propri profitti. Il farmaco adesso viaggia con il vento in poppa ma il suo brevetto scadrà alla fine del 2016 con la prospettiva che prima o poi arrivi anche qualche biosimilare a eroderne le quote.

L’offerta di AbbVie è per quasi la metà in cash (£24,44) e per il resto in proprie azioni, in ragione di 0,8960 azioni della nuova AbbVie per ogni azione Shire.

Il focus di Shire è nei famaci per la cura della malattia da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) e nella cura di alcune malattie rare (Gaucher, Fabry e Hunter), in queste ultime si trova in diretta concorrenza con Genzyme.

Fondata nel 1986 nel Regno Unito, Shire realizza negli Usa la maggior parte del proprio giro di affari, ma dal 2008 per motivi fiscali  si è domiciliata in Irlanda,  Paese in cui le imprese godono di una imposizione fiscale molto ridotta che in molti casi è del 12,5%.

Se tutto andrà in porto, gli attuali azionisti di Shire avranno il 25% della nuova società. Niente male per una azienda che oggi fattura $4,8 miliardi (dato di chiusura del 2013) mentre AbbVie nello stesso periodo ha fatturati $18,790 mld. Ma, si sa,negli affari ciò che conta sono soprattutto le prospettive e quelle di Shire evidentemente sono buone.