Shire si divide in due. Cessione delle neuroscienze in vista?

Shire ha deciso di creare due divisioni, neuroscienze e malattie rare, con conti economici ben separati e dunque di fatto due realtà ben distinte. In futuro, queste due realtà potrebbero essere mantenute sotto un unico tetto o diventare entità indipendenti, con la possibilità che la divisione neuroscienze venga ceduta, oggetto di fusione oppure quotata in borsa come realtà autonoma.

Le neuroscienze sembrano non andare più di moda. Dopo la notizia che Pfizer cesserà le attività di ricerca per Parkinson e Alzheimer, arriva adesso la decisione di Shire che, dopo circa sei mesi di revisione strategica, ha deciso di creare due divisioni, neuroscienze e malattie rare, con conti economici ben separati e dunque di fatto due realtà ben distinte.
In futuro, queste due realtà potrebbero essere mantenute sotto un unico tetto o diventare entità indipendenti, con la possibilità che la divisione neuroscienze venga ceduta, oggetto di fusione oppure quotata in borsa come realtà autonoma.

La decisione è stata comunicata pochi giorni fa nel corso della JP Morgan Healthcare conference di San Francisco nel corso della quale il CEO di Shire, Flemming Ornskov, ha fatto sapere che un aggiornamento sulla direzione di questa strategia sarà fornito nella seconda metà del 2018.

Va precisato che le neuroscienze in Italia sono quasi inesistenti visto che i farmaci più importanti di questa divisione sono quelli per l’ADHD che nel nostro Paese non sono utilizzati, tranne casi sporadici.

Alla conferenza di San Francisco, che ogni anno raduna circa 10mila tra investitori e top manager del settore Pharma e Biotech, Ornskov ha dichiarato che «l’azienda ha subito una trasformazione significativa negli ultimi cinque anni, creando due business leader nei rispettivi mercati, con profili distinti. Allo stesso tempo, Shire ha stabilito un solido precedente di crescita ed esecuzione. Le nuove divisioni di malattie rare e neuroscienze saranno ben posizionate per la crescita, la redditività, l'innovazione e per soddisfare le esigenze dei pazienti».
Il manager ha espresso la convinzione che ciascuna divisione trarrà vantaggio da «una maggiore attenzione alla gestione, maggiore chiarezza strategica e maggiore capacità di utilizzare le risorse per le priorità di crescita chiave».

«Abbiamo cambiato Shire da un'azienda incentrata sulla ADHD (disturbo da deficit di attenzione /iperattività) a una società di biotecnologie ... ma abbiamo ancora un business di neuroscienza incredibilmente forte», ha aggiunto Ornskov.



L’ipotesi di cessione delle neuroscienze
Quanto potrebbe valere la divisione neuroscienze? In precedenza Shire aveva già ventilato l’ipotesi di una cessione dell’unità, valutata dagli analisti tra gli $ 8,5 e gli 11 mld.
Le voci di mercato indicano nella società Supernus Pharmaceuticals (nata nel 2005 da una costola della stessa Shire)  un possibile partner per una eventuale fusione con la divisione neuroscienze di Shire anche se la maggior parte delle speculazioni del settore riguarda un’ipotesi di acquisizione da parte di Allergan.

La maggior parte del valore della divisione neuro scienze è imperniato sui farmaci per l’ADHD come Vyvanse (lisdexamfetamina), che genera un fatturato di $ 2 mld all'anno, ma con un brevetto in scadenza nel 2023 e Mydayis, con un brevetto valido sino al 2029, che Shire proietta a $ 500 milioni annui.

Una forte focalizzazione nelle malattie rare
I dati di chiusura del 2017 non sono ancora disponibili ma sommando i dati dei primi 9 mesi del 2017 a quelli degli ultimi 3 mesi del 2016 (quindi 12 mesi) il fatturato globale dell’azienda risulta di circa $15 mld, di cui circa 11 derivanti dalla divisione malattie rare (che comprende anche l’ematologia) e circa 4 dalle neuroscienze.

Nei 12 mesi terminati il 30 settembre 2017, l’unità delle malattie rare ha generato oltre il 70% delle entrate della società.



Shire vuole affermarsi come la principale azienda biotech focalizzata sulle malattie rare. Nei prossimi anni, La società prevede una crescita costante dei ricavi guidata da un portafoglio con marchi leader, inclusi quelli della divisione immunologica cresciuti del 21% nei primi tre trimestri del 2017.

Entro il 2020, Shire prevede di raggiungere entrate totali per circa $ 17-18 mld, inferiori però all'obiettivo di 20 mld annunciato un paio di anni fa durante l'acquisizione di Baxalta, società scorporata da Baxter. Ornskov ha spiegato che le previsioni sono state riviste a causa dell'aumentata concorrenza, anche nell’area ematologica.
La società  dispone di una interessante pipeline, con quindici programmi attualmente in Fase 3.

Nel corso del 2018 Shire cercherà di  ottimizzare il portafoglio di ciascuna divisione, che potrebbe includere attività di sviluppo del business come partnership, accordi di licenza e acquisizioni.

Buone prospettive di crescita
Negli ultimi cinque anni Shire ha avuto una crescita impressionante. Nei primi nove mesi del 2017 le vendite totali sono aumentate del 45% toccando i $ 10,5 mld. E anche per il prossimo futuro le previsioni di Shire sono incoraggianti.

Ci sono però anche delle difficoltà da superare. I proventi dell’azienda sono stati in parte erosi nel corso del 2017 dalla concorrenza generica su Lialda (mesalamina), per la colite ulcerosa. La carenza di Cinryze (inibitore dell'esterasi C1) sul mercato, a causa di problemi produttivi, ne ha causato un forte calo delle vendite nel terzo trimestre.

E la recente approvazione Fda di Hemlibra (emicizumab) l'anti emofilia di Roche sta ponendo una seria concorrenza al mercato di Feiba, il prodotto di Shire che si utilizza in presenza di inibitori.

Shire si aspetta una maggiore domanda delle immunoglobuline Hyqvia e Cuvitru e cercherà di mantenere la leadership in emofilia dove è presente con brand chiave come Advate e Adynovate e con l'introduzione di MyPKFit negli Stati Uniti nel 2018, un sistema per l’analisi dei profili farmacocinetici dei farmaci per l’emofilia che serve per ottimizzarne i dosaggi.

La divisione delle malattie rare ha una solida pipeline comprendente SHP643 per l’angioedema ereditario, SHP620 per l’infezione da citomegalovirus in pazienti trapiantati, che ha appena ricevuto dalla Fda la designazione di farmaco innovativo e farmaco orfano, SHP607 per la prevenzione della morbilità respiratoria nei neonati prematuri e SHP621 per l'esofagite eosinofila, tutti con dati clinici positivi e approvazione regolatoria.

Infine, Shire si aspetta che la divisione neuroscienze continui a crescere grazie al recente lancio negli Stati Uniti di Mydayis.