Dopo averne discusso con le autorità regolatorie americane, Eli Lilly ha deciso di non depositare alla Food and Drug Administration (Fda) la richiesta di autorizzazione dell’anticorpo monoclonale solanezumab, ma di iniziare un nuovo studio di fase III sul farmaco, condotto in pazienti con Alzheimer non grave.

Il trial dovrebbe iniziare nella seconda metà del 2013. Ciò sposterebbe al 2016 la data di una possibile approvazione. In borsa la notizia non è piaciuta agli investitori e l'azione ha perso il 3,16%. Qualche investitore aveva scommeso che l'azienda potesse già depositare il dossier registrativo, tanto alto è il bisogno di nuovi farmaci per la cura di questa malattia. Ma così nn è stato.

Solanezumab è un anticorpo monoclonale che ha come target la proteina beta amiloide presente in concentrazioni elevate nei pazienti con malattia di Alzheimer, ma il cui ruolo eziopatogenetico è ancora oggetto di discussione.

Lo scorso mese di agosto, Lilly aveva reso noti i risultati di due studi di fase III sul farmaco, condotti in pazienti con Alzheimer da lieve a moderato. Il medicinale non aveva raggiunto gli endpoint principali di questi trial ma, una successiva analisi dei risultati combinati aveva suggerito che il farmaco era in grado di rallentare il declino cognitivo del 34% rispetto al placebo nei pazienti con Alzheimer lieve.

Inoltre, un’analisi sui biomarker dei dati combinati dei due studi di fase III aveva mostrato che il trattamento con l’anticorpo monoclonale ha portato a un aumento dei livelli plasmatici di beta amiloide nei pazienti malati di Azhemier, a indicare che il farmaco ha ridotto i livelli della proteina tossica nel cervello. Invece, non erano state osservate variazioni in altri biomarker della malattia di Alzheimer come la proteina tau, la tau fosforilata, il volume dell’ippocampo, il volume cerebrale totale o l’accumulo di amiloide misurato con la PET.

I risultati di questi trial giustificano il mantenimento dell’interesse sull’amiloide come bersaglio terapeutico nella ricerca sulla malattia di Alzheimer. Questa proteina è un biomarker misurabile che si pensa contribuisca al declino cognitivo nei pazienti colpiti dalla malattia. Il suo ruolo eziopatogenetico, tuttavia, è ben lungi dall’essere compreso e ancora oggetto di discussione. Soprattutto, la biologia dell’amiloide è molto complessa e ci sono molte incertezze circa le modalità di intervento.

Lo scorso agosto Pfizer e Johnson&Johnson avevano interrotto lo sviluppo clinico della formulazione endovena di bapinezumab, un anticorpo monoclonale simile a solanezumab, studiato in pazienti con Alzheimer da lieve a moderato, dopo che il medicinale non aveva raggiunto gli endpoint principali di due studi di fase III.

Se avremo o meno un anticorpo monoclonale per la cura dell’Alzheimer ancora non ci è dato sapere, ma Lilly ci spera.