“Con questa manovra che chiede all'industria di risanare fino al 50% lo sforamento della spesa farmaceutica delle Regioni - commenta Maurizio de Cicco, Amministratore Delegato Roche Spa e Vicepresidente Farmindustria - l'Italia corre il serio rischio di non riuscire più ad attrarre investimenti con cui sostenere la ricerca, ma non solo, rischia una vera e propria delocalizzazione delle realtà industriali internazionali presenti nel nostro Paese".

“Mi unisco alle preoccupazioni dei miei colleghi di questi giorni, per una manovra iniqua e sproporzionata che rischia di mettere in ginocchio uno dei pochi settori in grado di portare innovazione in questo Paese. Colpire per l’ennesima volta le aziende del farmaco chiedendo loro di ripianare del 50% lo sforamento della spesa farmaceutica ospedaliera, avrà sicuramente una fortissima ripercussione sui livelli occupazionali e sugli investimenti in Ricerca e Sviluppo di Roche in Italia.

Inoltre, la manovra porta alla deresponsabilizzazione delle amministrazioni regionali che oggi superano già regolarmente il budget, senza promuovere i comportamenti virtuosi. Se si intende alleggerire la spesa pubblica - trasferendo il ripiano dal bilancio pubblico a quello privato - non sarà certo sollevando dalla responsabilità di rimediare ai propri deficit che si verrà a capo del problema.
In questo scenario, purtroppo rischiamo di dover mettere in discussione l’introduzione nel nostro Paese di farmaci innovativi in grado di fare la differenza nella vita di milioni di pazienti, come nel caso del tumore al seno o del glioblastoma, uno dei più diffusi tumori cerebrali, per il cui trattamento da anni si attendono novità terapeutiche. Perché questo iniquo meccanismo equivale ad una vera e propria tassa sull’innovazione per la quale rendere disponibili nuovi farmaci salvavita è considerata una colpa e non un merito da premiare.
Presente in Italia dal 1897, Roche oggi impiega oltre 1000 dipendenti e ogni anno investe oltre 30 milioni di euro in studi clinici, coinvolgendo 1.200 centri di ricerca ed oltre 11.000 pazienti. Solo nel 2011, grazie agli oltre 190 studi clinici attivati, più di 2600 pazienti italiani hanno potuto beneficiare di terapie innovative non ancora disponibili nel nostro Paese e messe a disposizione gratuitamente da Roche.

L’azienda è stata la prima in Europa a concordare con le autorità regolatorie meccanismi di rimborso innovativi basati su cost sharing, capping e pay for performance, consapevoli della necessità di trovare nuove soluzioni. Un esempio di appropriatezza e di sostenibilità per molti Paesi, tra cui Regno Unito e Germania, che genera risparmi per il Sistema: solo nel 2011 i rimborsi effettuati da Roche S.p.A. per note di credito conseguenti a questo tipo di accordi in oncologia ammontano a oltre 16 milioni di euro.

Altra importante voce di investimento è rappresentata dalle Risorse Umane su cui nel 2011 abbiamo investito circa 97 milioni di euro, considerando la formazione, gli stipendi, etc..
Nonostante tutto questo, si continua ad intervenire in un’area – quella della spesa farmaceutica - ormai ampiamente sotto controllo e il cui peso sulla spesa sanitaria complessiva è pari solo al 15%.
E’ triste vedere che nel nostro Paese ci si ricorda delle aziende italiane e multinazionali solo quando decidono di delocalizzare nei BRICS o nell’Europa Orientale.

E a seguito di questa manovra diventerà difficile continuare a sostenere gli investimenti fatti fino ad oggi in innovazione per la salute, convincendo Casa Madre a puntare sull’Italia.
Sarei contento se l’Italia, grazie all’unione delle forze di tutti gli attori del sistema salute, riuscisse a riconquistare due valori chiave: attendibilità e credibilità. Sarebbe bello tornare ad essere un Paese di cui il mondo si fida ed in cui vede l’opportunità di investire”