Terapie geniche, entro il 2019 Bluebird Bio chiederÓ la registrazione per tre farmaci

Alla J.P. Morgan Healthcare Conference, il management della societÓ americana BlueBird Bio ha reso noto che entro il 2019 l'azienda prevede di presentare la domanda di registrazione per tre nuovi farmaci, basati su terapie geniche. Si tratta di LentiGlobin (beta talassemia trasfusione-dipendente), Lenti-D (adrenoleucodistrofia cerebrale, CALD) e bb2121 (mieloma multiplo).

E’ il momento delle terapie geniche. Dopo l’approvazione del primo farmaco per una rara malattia genetica ereditaria che può causare la cecità e dopo gli entusiasmanti risultati dei primi farmaci studiati per la cura dell’emofilia (A e B), arrivano adesso le dichiarazioni di Bluebird Bio, azienda biotecnologica americana impegnata nello sviluppo di terapie geniche.

Alla J.P. Morgan Healthcare Conference, il management della società ha reso noto che entro il 2019 prevede di presentare la domanda di registrazione in Usa e in Europa per tre nuovi farmaci basati su terapie geniche.

Il primo è il candidato farmaco LentiGlobin, per il quale nel 2018 la società prevede di presentare la domanda per l'approvazione in Usa e in Europa nel trattamento della beta talassemia trasfusione-dipendente. Le registrazioni per gli altri due candidati farmaci, Lenti-D nell’adrenoleucodistrofia cerebrale (CALD) e bb2121 per il mieloma multiplo, sono previste invece nel corso del 2019.

Bluebird e la terapia genica lentivirale
Fondata nell’aprile del 1992, Bluebird è un'azienda biotecnologica statunitense con sede a Cambridge, Massachusetts, focalizzata nello sviluppo di terapie geniche per malattie gravi e per il cancro. Grazie alle sue capacità di mettere a punto terapie geniche lentivirali e di modificazione genetica, ha costruito una piattaforma integrata di prodotti con varie applicazioni in queste aree.

La piattaforma di terapia genica di Bluebird si basa su vettori virali che utilizzano una versione non riproduttiva del virus dell'immunodeficienza umana di tipo 1 (HIV-1).

I suoi vettori sono ricavati da lentivirus, come HIV-1, e per questo denominati “lentivirali”. Sono costituiti da meno del 10% del genoma virale iniziale, perché sono presenti solo le sequenze necessarie a retrotrascrivere, trasferire e integrare il nuovo sistema di espressione genica nelle cellule bersaglio, e sono assenti i geni per le proteine virali patogene.

Tre terapie geniche in sviluppo
LentiGlobin ha ottenuto lo status di farmaco orfano dalla Fda e dall’Ema sia per la beta-talassemia che per l’anemia falciforme, e ha ricevuto dalla Fda le designazioni Fast-Track e quella di terapia innovativa. A fine 2016 erano quattro gli studi clinici condotto sul farmaco, tra cui uno studio multi-sito internazionale di Fase 3.

Il farmaco viene messo a punto inserendo un gene funzionale umano beta-globina in cellule staminali ematopoietiche del paziente al di fuori del corpo (ex vivo) e poi trapiantando quelle cellule modificate nel flusso sanguigno del paziente tramite infusione, procedimento noto anche come trapianto di cellule staminali autologhe.

Lenti-D ha ottenuto lo status di farmaco orfano dalla Fda e dall'Ema per il trattamento della adrenoleucodistrofia cerebrale (CALD) ed è oggetto di uno studio clinico multi-sito internazionale di Fase 2/3.

La CALD è una rara malattia metabolica che nella forma più grave comporta una progressiva distruzione della mielina, la guaina protettiva delle cellule nervose nel cervello che sono responsabili del pensiero e del controllo muscolare. I sintomi si verificano solitamente nella prima infanzia e, se non trattati, progrediscono rapidamente, portando a una grave perdita della funzione neurologica e alla morte finale nella maggior parte dei pazienti.

Negli Stati Uniti, l’azienda sta conducendo uno studio clinico multi-sito di Fase 1b per il suo candidato bb2121 per il trattamento di soggetti con mieloma multiplo recidivante/refrattario, indicazione per la quale il prodotto ha ricevuto dalla Fda la designazione di farmaco orfano.

Il farmaco è stato una delle star del congresso dell’ASH concluso da poche settimane. In 17 pazienti su 18 (94%) che avevano fallito 7 precedenti linee di terapia, il farmaco ha determinato una risposta obiettiva. La risposta completa è stata osservata nel 56% dei pazienti.

Il farmaco viene sviluppato congiuntamente con Celgene che poche settimane fa ha iniziato uno studio di Fase II, in circa 100 pazienti con mieloma multiplo recidivante o refrattario, sottoposti ad almeno tre precedenti linee di trattamento.

Il farmaco sfrutta la tecnologia CAR T di modifica delle cellule immunitarie T, attraverso l’uso di un vettore lentivirale per creare cellule T alterate in grado di riconoscere proteine specifiche poste sulla superficie delle cellule tumorali (BCMA, B-Cell Maturation Antigen) e distruggerle, fornendo un'opzione potenzialmente curativa per i pazienti con una varietà di patologie ematologiche in cui tutti gli approcci terapeutici standard avevano fallito.

Il costo delle terapie geniche
Alla luce del recente annuncio del costo esorbitante per la prima terapia genica, $425mila per occhio per il farmaco Luxturna (voretigene neparvovec) di Spark Therapeutics, era inevitabile che venisse affrontato il problema dei costi e di come gestirli attraverso le assicurazioni sanitarie.

E il CEO di Bluebird, Nick Leschly, non si è sottratto alle domande sul costo dei farmaci. «Se hai un valore che dura tutta la vita su un paziente, non puoi aspettarti che qualcuno paghi l’intera somma in anticipo", ha detto Leschly. "Come affrontiamo questo problema?»

Leschly ha esposto alcuni degli ostacoli principali che impediscono di trovare soluzioni facili al problema di come pagare in modo appropriato per la terapia genica, indicando come paletti particolarmente spinosi le norme Medicaid Best Price e uno squilibrio tra pagamento anticipato e valore a lungo termine.

«Se vuoi essere creativo lì [nel prezzo], devi eliminare alcune barriere», ha spiegato Leschly. «Vogliamo riconoscere il valore nel tempo, vogliamo condividere il rischio e abbiamo bisogno che i partecipanti al sistema partecipino al gioco insieme a noi».

Il problema di fondo risiede proprio nel nuovo approccio alla malattia rappresentato dalla terapia genica che, anzichè controllare i sintomi della patologia, la cura per sempre. Se è vero che l’alto prezzo richiesto comporta una soluzione definitiva alla malattia, è anche vero che questo nuovo sistema terapeutico si scontra con un sistema sanitario istituito per pagare trattamenti ricorrenti per malattie croniche - non una somma forfettaria una tantum per una cura.

La questione è tutt’altro che risolta. Spark Therapeutics ha già proposto alcuni modelli di pagamento, dalla soluzione rateale al riconoscere degli sconti se l’efficacia non supera alcune soglie nel breve e nel lungo termine, ma è bene aziende e Payors definiscano presto una modalità per affrontare questi costi, dal momento che ormai la strada per queste nuove terapie è aperta.